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Operazione della Dia

Operazione della Dia

Sigilli agli ex Oleifici fasanesi: “La società fu venduta a boss siciliani”

FASANO - Le Direzioni Investigative Antimafia di Agrigento e Lecce hanno sequestrato conti correnti bancari, beni e quote societarie della “Isoa Servizi Srl” di Fasano, gruppo a suo tempo subentrato a “Oleifici fasanesi” e che opera nel settore dello stoccaggio e del trasporto di olio alimentare. L’impresa fa oggi capo agli imprenditori Diego e Ignazio Agrò, originari di Racalmuto (Agrigento). I beni sequestrati hanno un valore di 2 milioni di euro. A marzo la Dia sequestrò ai due fratelli imprenditori beni per oltre 50 milioni di euro. Il nuovo provvedimento è stato emesso dal Tribunale di Agrigento.

FASANO - Le Direzioni Investigative Antimafia di Agrigento e Lecce hanno sequestrato conti correnti bancari, beni e quote societarie della "Isoa Servizi Srl" di Fasano, gruppo a suo tempo subentrato a "Oleifici fasanesi" e che opera nel settore dello stoccaggio e del trasporto di olio alimentare. L'impresa fa oggi capo agli imprenditori Diego e Ignazio Agrò, originari di Racalmuto (Agrigento). I beni sequestrati hanno un valore di 2 milioni di euro. A marzo la Dia sequestrò ai due fratelli imprenditori beni per oltre 50 milioni di euro. Il nuovo provvedimento è stato emesso dal Tribunale di Agrigento, su richiesta del pm di Palermo Roberto Scarpinato e sulla base di indagini bancarie e patrimoniali effettuate dalla Dia.

I fratelli Agrò furono arrestati nel 2007 nell'ambito dell'operazione antimafia 'Domino 2', a seguito delle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Maurizio Di Gati, ex capo della mafia agrigentina, e condannati all'ergastolo, nel 2009, per un omicidio. In sede processuale è stata dimostrata la valenza criminale dei fratelli Agrò e i loro stretti rapporti con i capimafia della provincia agrigentina Salvatore Fragapane, Giuseppe Fanara e Maurizio Di Gati, ai quali gli imprenditori si rivolgevano per dirimere le controversie legate alla loro attività di usurai, fino a spingersi ad ottenere la soppressione violenta di Mariano Macuso (avvenuto ad Aragona, in provincia di Agrigento, nel 1992), che si era rifiutato di restituire il denaro avuto in prestito.

«È stato, altresì, acclarato - spiegano gli investigatori - che lo stesso Fragapane aveva investito denaro di Cosa nostra nell'illecita attività posta degli Agrò, che grazie all'appoggio incondizionato dell'organizzazione, erano così riusciti ad incrementare il patrimonio personale». Sulla personalità criminale degli Agrò, impegnati per conto di Cosa nostra nell'attività usuraria sul territorio agrigentino, hanno riferito anche i collaboratori di giustizia Ignazio Gagliardo e Maurizio Di Gati. Il provvedimento di sequestro, che colpisce anche i congiunti dei due fratelli, ha riguardato conti correnti, beni e quote societarie della Isoa Servizi srl di Fasano.

L'operazione è il risultato di una indagine patrimoniale delegata, in origine, dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Agrigento e successivamente dalla Procura Distrettuale Antimafia di Palermo. Il Tribunale di Agrigento ha motivato il sequestro rilevando, sulla base delle complesse ed articolate investigazioni di carattere tecnico-patrimoniale svolte dalla Dia, "la mafiosità dei soggetti proposti e la sperequazione tra il valore dei beni posseduti e/o dei redditi dichiarati e l'attività svolta".

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