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Domenica, 16 Gennaio 2022
Cronaca

"Signor giudice, era me stesso che volevo uccidere. Mia moglie la amo ancora"

CEGLIE MESSAPICA - “Non volevo uccidere nessuno, signor giudice, tranne me stesso”. Con queste parole l’operaio cegliese Domenico Argentiero, 48enne accusato di tentato omicidio della moglie Annamaria Sarcinella, ha risposto alle domande del giudice per le indagini preliminari Paola Liaci nel corso dell’interrogatorio di garanzia che si è tenuto questa mattina nel tribunale di Brindisi. L’uomo, assistito dall’avvocato Aldo Gianfreda, era ancora sconvolto. Ha parlato con la testa stretta fra le mani, preda di uno stato angoscioso, ed ha ricostruito istante per istante il dramma famigliare degenerato il 4 marzo scorso.

CEGLIE MESSAPICA - "Non volevo uccidere nessuno, signor giudice, tranne me stesso". Con queste parole l'operaio cegliese Domenico Argentiero (del quale BrindisiReport.it per scelta non pubblica la foto, ndr), 48enne accusato di tentato omicidio della moglie Annamaria Sarcinella, ha risposto alle domande del giudice per le indagini preliminari Paola Liaci nel corso dell'interrogatorio di garanzia che si è tenuto questa mattina nel tribunale di Brindisi. L'uomo, assistito dall'avvocato Aldo Gianfreda, era ancora sconvolto. Ha parlato con la testa stretta fra le mani, preda di uno stato angoscioso, ed ha ricostruito istante per istante il dramma famigliare degenerato il 4 marzo scorso.

La moglie lo accusa di aver tentato di ucciderla, di strangolarla, ma le cose sono andate altrimenti dice l'operaio. Il racconto dei coniugi perfettamente coincide negli antefatti. Entrambi parlano di una relazione all'osso, senza più sentimento, almeno per lei. Vivevano, la declinazione al passato è d'obbligo, in una casetta di campagna sulla via per Ostuni, insieme ai due figli, uno dei quali minorenne. Un rapporto degenerato, a quanto pare, in una separazione di fatto. La donna non voleva più saperne del marito e insistentemente chiedeva il divorzio, la possibilità di rifarsi una vita nuova, ricominciare daccapo.

Tutt'altre le speranze di lui, che cercava di ricostruire quella relazione a brandelli, fatta di liti e continue esplosioni di rabbia e incomprensione. L'ennesimo litigio risale al 4 marzo scorso. La coppia è ai ferri corti, Argentiero perde la testa e impugna il fucile esplodendo un colpo contro se stesso. I figli assistono in lacrime alla scena, rattrappiti dall'impotenza. Il colpo per fortuna non va a segno, l'operaio rimane ferito al mento e viene ricoverato d'urgenza al Perrino di Brindisi, se la caverà con venti giorni di prognosi dicono i medici, che lo sottopongono a un intervento ricostruttivo da lì a poco.

Nel frattempo partono le indagini dei carabinieri della stazione di Ceglie Messapica, al comando del maresciallo Sante Convertini. E' nel corso degli interrogatori che la moglie ricostruisce i fatti fornendo una versione altra, e assai dettagliata. Mostra i segni sul collo, "me li ha fatti mio marito" dice, "voleva uccidermi", racconto che vale quanto una denuncia. Per i militari tanto quanto per il pm Valeria Farina Valaori, si tratta di un tentativo di strangolamento, un proposito omicida. Una ipotesi che l'indagato ha negato questa mattina con quanta voce aveva in corpo. "Non volevo ucciderla, non è vero. Confesso la violenza, lo sbaglio, non ci ho visto più. Ma mentre le tenevo le mani alla gola lei poteva parlare, chiamava i nostri figli. Se avessi voluto farle del male davvero avrei stretto la morsa, le avrei tolto il respiro. E invece l'ho lasciata andare. E' me stesso che volevo uccidere, non lei, che amo ancora, nonostante tutto".

Ferite cagionate in un impeto di rabbia, l'ennesimo, che certamente chiude un amore finito nel quale potrebbe essersi insinuata un'altra passione. Com'è successo a Fasano appena dieci giorni fa. Un altro dramma della gelosia, degenerato in tragedia. Leonardo Mileti, vivaista 51enne, non ha retto alla confessione della moglie che aveva ammesso la relazione con un altro. Mileti ha impugnato il fucile, uccidendo a freddo il rivale 47enne Angelo De Angelis. Adesso si trova in carcere, con l'accusa di omicidio volontario aggravato dalla premeditazione, a pochi passi dalla cella in via Appia dov'è recluso l'operaio cegliese, protagonisti e vittime a un tempo, dello stesso identico male.

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