Giovedì, 28 Ottobre 2021
Cronaca

Sindacati e parlamentari all'unisono: "Brindisi non perda Versalis"

“Eni non abbandoni la chimica, Brindisi non perda Versalis”. E’questo il messaggio che esce dal vertice sul futuro del settore della chimica in Italia (e quindi a Brindisi) alla luce della ventilata ipotesi che Eni possa cedere la maggioranza delle azioni della controllata Versalis, svoltosi lunedì nel salone di rappresentanza della Cisl

BRINDISI – “Eni non abbandoni la chimica, Brindisi non perda Versalis”. E’questo il messaggio che esce dal vertice sul futuro del settore della chimica in Italia (e quindi a Brindisi) alla luce della ventilata ipotesi che Eni possa cedere la maggioranza delle azioni della controllata Versalis, svoltosi lunedì nel salone di rappresentanza della Cisl, dove si sono riuniti i segretari confederali della Cgil, Cisl e Uil, i segretari della Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil, con la presenza delle Segreterie della Cisal e Ugl Chimici, le Rsu di stabilimento ed una delegazione di lavoratori, per affrontare la vertenza Eni.

Sul fronte istituzionale, hanno aderito all’invito dell’organizzazione sindacale: il senatori Vittorio Zizza e Salvatore Tomaselli, il deputato Elisa Mariano, l’assessore regionale Sebastiano Leo con il professor Francesco Rella. Al termine di un lungo dibattito è stato redatto un documento unitario in cui si rimarca la necessità di “un intervento sinergico a tutela del patrimonio industriale di Brindisi, a partire ovviamente da Versalis”.

“L’Italia e la Puglia – si legge nel documento -  non possono permettersi di perdere il settore produttivo della Chimica di base, a vantaggio di esigui guadagni immediati derivanti da una svendita ad un fondo finanziario estero degli assetts produttivi, della ricerca e know how tecnologico e della professionalità dei dipendenti in esso occupati, che lo hanno reso all’avanguardia e competitivo”.

Perché se così fosse, ne deriverebbero i seguenti problemi: “un abbandono di tutto il processo di conversione verso produzioni meglio compatibili ecologicamente; un impoverimento del tessuto industriale nazionale, prevalentemente manifatturiero, secondo in Europa dopo la Germania, che nella chimica trova le fondamenta in termini di materie prime da trasformare”.

E poi: “un progressivo è più rapido allontanamento delle attuali produzioni chimiche italiane verso altri stati, per effetto della mancanza del sostegno, delle sinergie e del sistema integrato creato tra le imprese che fanno chimica in Italia, multinazionali e no, con Eni; una devastante onda di ritorno sul piano occupazionale e sociale, per il gran numero di occupati diretti nel settore chimico, ben inferiore rispetto a quello dell’indotto; una riduzione immediata del Pil e del gettito fiscale, sul piano economico; un boomerang ambientale, vista l’assenza di riferimenti certi da cui pretendere la bonifica e la restituzione agli usi legittimi dei terreni abbandonati”.

Nel documento si rimarca inoltre come Brindisi “abbia già dato ed ancora oggi continua a pagare le conseguenze di scelte passate che con logiche non sempre prettamente industriali hanno determinato un tale depauperamento globale: Dow ed Evc un esempio; Polisuole, Europlastic, Alfa Edile, Linde Gas, Air liquide, Giano Plastica, Tre C plast, Pbs, Sif, Biomateriali ecc., le conseguenze dirette nello stesso settore; una miriade le realtà dell’indotto, scomparse”.

Ma questa volta la posta in gioco è ancora più alta. Per questo “non è più possibile procedere in ordine sparso, perseguendo visioni differenti, questa volta, come non mai, è opportuno operare sinergicamente, di sistema, affinché finalmente l’intero territorio, sindacati, istituzioni e parlamentari si battano tutti insieme per lo stesso obiettivo”.

I sindacati pongono dei paletti all’eventuale cessione di Versalis. Quali? “Nessuno spezzatino, intera società Versalis, nessuno stabilimento escluso; mantenimento degli investimenti a piano 2012-2018: riconversione in green chemistry, ma anche sviluppo e potenziamento della chimica di base; salvaguardia produttiva ed occupazionale complessiva”.

“Per ottenere tutto ciò  - a detta dei sindacati - è inevitabile che Eni o riveda il proprio piano oppure mantenga una quota di maggioranza tale da poter garantire ogni aspetto non solo attraverso la messa a disposizione dell’attuale management Versalis”.
Inoltre secondo i sindacati può essere anche valutata “la possibilità di affiancamento ad Eni, nella nuova società, del Fsi (Fondo Strategico Italiano), 80 per cento Cassa Depositi e Prestiti e 20 per cento Banca d’Italia, che attraverso la presenza dello Stato, aumenterebbe le garanzie di presenza industriale sul territorio nazionale”.

Tali istanze verranno portate dai parlamentari della provincia di Brindisi (Tomaselli, Zizza, Pietro Iurlaro, Nicola Latorre, Elisa Mariano, Nicola Ciracì e Toni Matarrelli) in occasione della prossima audizione in commissione Industria del senato dell’amministratore Delegato di Versalis, Daniele Ferrari, in programma 3 dicembre.

E poi le azioni a sostegno di tale vertenza proseguiranno con la partecipazione all’assemblea nazionale a Roma, sabato 5 dicembre 2015, a cui sono invitati i governatori delle regioni e i sindaci delle realtà dove è presente Eni ed i capigruppo parlamentari”. Infine “forte è e sarà l’impegno di tutto il ‘Sistema’ affinché – concludono i sindacati - da una fortissima preoccupazione industriale si possano invece intraprendere tutti quegli interventi a sostegno e sviluppo, di filiera e di indotto, del polo chimico brindisino, da tempo sperati, richiesti e programmati, ma mai realizzati, onde finalmente provare qui a Brindisi a smettere di affrontare soltanto vertenze. Insieme si può!”

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