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Lo scafo distrutto

Lo scafo distrutto

Skipper morto per annegamento

BRINDISI – Alessandro Colangeli, skipper dello yacht incagliatosi mercoledì sulla diga di Punta Riso, è morto per asfissia da annegamento. La causa del decesso è stata chiarita dall’autopsia.

BRINDISI - Alessandro Colangeli, skipper dello yacht incagliatosi mercoledì sulla diga di Punta Riso, è morto per asfissia da annegamento. La causa del decesso è stata chiarita dall'autopsia eseguita nel pomeriggio dal medico legale Antonio Carusi, su incarico del pm Antonio Costantini. Il 59enne, originario di Stimigliano di Rieti, è rimasto in balia delle onde per più di un'ora prima di essere consegnato al personale del 118. Ma il suo cuore,a quel punto, si era già fermato.

L'uomo viaggiava insieme a due stranieri, un rumeno e un moldavo, sopravvissuti al semi-affondamento dell'imbarcazione, lunga circa 22 metri. Il motore del mezzo è andato in avaria fra le 6 e 30 e le 7 del mattino, al largo del porto di Brindisi. Le cause e la dinamica dell'incidente sono al centro dell'inchiesta aperta dal pm Antonio Costantini. Si procede per naufragio colposo, ma nessuno, al momento, risulta iscritto sul registro degli indagati.

Il viaggio dello yacht era iniziato da Rimini. Colangeli aveva raggiunto Brindisi per uno scalo tecnico. Restano da capire le ragioni per cui, intorno alle 5 e 30 di mercoledì, nonostante le proibitive condizioni atmosferiche, sia stata presa la decisione di mollare gli ormeggi, per riprendere la navigazione alla volta di una destinazione che resta avvolta nel mistero.

Le indagini dovranno anche chiarire per quale motivo, la barca, a circa un miglio dalle coste brindisine, sia diventata ingovernabile. La Capitaneria di porto, intorno alle 7, ha inviato sul posto una motovedetta. Colangeli e gli altri due membri dell'equipaggio si sarebbero rifiutati di salire a bordo del mezzo di soccorso, in un estremo tentativo di salvare lo yacht. Un peschereccio ha provato a trainare l'imbarcazione agganciandola con alcune cime. Ma queste si sono spezzate, rendendo inevitabile la deriva verso la diga.

Lo yacht ha cominciato a sbattere sui frangiflutti, a poche decine di metri dall'ex ristorante "Pic Nic", sotto gli sguardi attoniti di una decina di persone che nel frattempo avevano raggiunto la diga. Tutti e tre i naufraghi hanno dovuto abbandonare la nave. Gli stranieri sono riusciti a coprire a nuoto i circa 20 metri che li separavano dalla motovedetta.

Colangeli, invece, è stato travolto dai flutti. Vano si è rivelato il tentativo di soccorso di un gruista calatosi in mare. Solo i vigili del fuoco, giunti sul posto a bordo di una moto d'acqua e di un mezzo di terra, sono riusciti a trasportare lo skipper sulla diga. Ma il 59enne, già da alcuni minuti, non dava più segni di vita. Il decesso è stato constatato durante il trasporto verso l'ospedale Perrino.La salma dello skipper, intanto, è stata restituita ai famigliari.

 

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