Cronaca

"Salvataggi in mare: è ora di elevare preparazione e attrezzature"

E’ un tema sempre caldo, quello relativo alla sicurezza sulle spiagge e ai vari mezzi di soccorso che, oggi più che mai, è necessario siano adeguati. Lo dice Lorenc Feleqi, responsabile regionale dei corsi di assistenza ai bagnanti che, contattato da BrindisiReport.it, ha spiegato che in Puglia, per quanto riguarda sia gli strumenti di soccorso nautico, sia il personale che opera in materia, c’è ancora molto da fare

BRINDISI - E’ un tema sempre caldo, quello relativo alla sicurezza sulle spiagge e ai vari mezzi di soccorso che, oggi più che mai, è necessario siano adeguati. A tal proposito, pensando alla Puglia e a Brindisi, dove il mare rappresenta una tradizione e prendendo come esempio il tratto di spiaggia libera tra il Pilone (Ostuni) e Torre Canne e cui se ne aggiunge un altro, quello tra il capoluogo e Apani, entrambi considerati tra i più pericolosi, viene in mente il cosiddetto pattino utilizzato dagli assistenti bagnanti per gli interventi di salvataggio e che, sarebbe ora, venisse eliminato dalla circolazione e magari sostituito con le moderne moto d’acqua.

Le stesse che, insieme con altre misure, vengono consigliate proprio dalla Federazione Italiana Nuoto, attraverso Lorenc Feleqi, responsabile regionale dei corsi di assistenza ai bagnanti che, contattato da BrindisiReport.it, ha spiegato che in Puglia, per quanto riguarda sia gli strumenti di soccorso nautico, sia il personale che opera in materia, c’è ancora molto da fare.

Lorenc Feleqi-2“Intanto ci tengo a precisare – dice– che per quanto riguarda i tratti di spiaggia pubblica, considerato che i mezzi di soccorso sono ovviamente a carico dei Comuni, gli stessi a loro volta, laddove non è prevista l’assistenza bagnanti, sono tenuti a mettere solo la cartellonistica. Ciò, ritengo non sia giusto dal momento che, dovesse accadere una tragedia, come quella accaduta da voi, a Brindisi (il riferimento è alla morte del 15enne che nello scorso mese di giugno finì in balia delle onde, mentre faceva il bagno presso la spiaggia libera dell’ex lido Poste, ndr) questa lascerebbe,  comunque, il tempo che trova”.

“Servirebbe, semplicemente, per ovviare il discorso delle responsabilità e non è così che funziona. In teoria, bisognerebbe mettere in campo una task force, più precisamente sarebbe opportuno pensare ad un piano collettivo di sicurezza, dove dovrebbero essere coinvolti la Capitaneria di Porto, i Comuni, le associazioni di assistenti bagnanti e i gestori dei lidi. Purtroppo, però, vedo che questo da voi, ma non solo, non è ancora stato fatto: oggi sono pochissime le città che si sono mosse in tal senso, qui c’è ancora tanto da lavorare.”

Facendo riferimento, invece, al personale che opera possedendo il brevetto di assistenza bagnanti che viene rilasciato  al termine di un apposito corso di formazione, è importante che la selezione degli addetti ai lavori venga fatta con attenzione. “E’ vero che ai corsi per assistente bagnante – prosegue Feleqi - possono accedervi coloro che hanno già compiuto 16 anni, ma  questo non deve per forza avere un nesso con l’intervento di salvataggio. Nel senso che la teoria è una cosa, la pratica è un’altra: si presuppone ed è quasi sempre così che, colui che è chiamato a tuffarsi in mare nelle situazioni di pericolo, abbia almeno 18-20 anni. Questa dovrebbe essere una condizione valida per i gestori di tutti gli stabilimenti”.

“Ciò, considerato, tra l’altro, che il bagnino non è solo colui impegnato a salvare la vita delle persone, ma anche quello che si occupa di tante altre questioni. Ecco perché  in un lido credo possano tranquillamente lavorare più assistenti bagnanti di età diversa, ognuno con la mansione che meglio gli si addice.” L’adeguamento dei mezzi di soccorso negli stabilimenti balneari privati, comunque, non dipende dai gestori o almeno non completamente (dal momento che ognuno, poi, può scegliere di investire e attrezzare la propria struttura come meglio ritiene).

aquascooter salvataggio-2“Chi gestisce un lido – spiega ancora il responsabile regionale di salvamento - è tenuto a rimettersi all’ordinanza balneare emessa dalla Capitaneria di Porto. Gli operatori devono essere attrezzati per quella che è la normativa. Poi, per quanto riguarda, il discorso relativo alle nuove misure di sicurezza esso deve essere affrontato in primo luogo dagli enti. Certo, è vero pure che ci vogliono le risorse, ma bisogna lavorare per trovarle. Noi, tanto per capirci, ci occupiamo di formare e di sensibilizzare”.

“Non lo facciamo solo con i ragazzi, abbiamo organizzato diversi eventi anche nei singoli comuni con gli amministratori locali e i rappresentanti delle  associazioni di categoria, ma in tutto questo dobbiamo essere supportati dagli enti, altrimenti non andremo mai da nessuna parte. Proprio a proposito di questo, ricordo che due anni fa fu lanciato un progetto, si chiamava ‘Emersanmare’, nato proprio con l’obiettivo di far conoscere agli addetti ai lavori le nuove misure di soccorso. La Regione, all’epoca, comprò moto d’acqua, gommoni che oggi non si capisce che fine abbiano fatto, visto che poi non se n’è fatto più niente. Non si può pensare di fare ‘armiamoci e partite’, bisogna percorrere un cammino chiaro.”

Insomma, la Puglia, ogni Comune, in questo caso Brindisi è chiamato a studiare un piano collettivo di sicurezza. “Nella nostra Regione e di conseguenza quasi in tutti i Comuni – conclude Faleqi – devo ammettere che non siamo ancora adeguati alle nuove normative e i nuovi strumenti.  Ed è questo il momento, soprattutto dopo le elezioni regionali, di invertire la rotta, sedersi tutti insieme intorno ad un tavolo e capire come fare per migliorarci. Ciò tenendo conto che la Puglia è un posto magico, trainante a livello turistico e che, adesso più che mai, necessita di un salto di qualità”.

Si parla di

In Evidenza

Potrebbe interessarti

"Salvataggi in mare: è ora di elevare preparazione e attrezzature"

BrindisiReport è in caricamento