Cronaca

Smog all'attacco: qui stiamo meglio. I dati su polveri sottili e benzo(a)pirene

Fa eccezione solo Torchiarolo, dove è cominciata da poco l'attuazione del Piano regionale di risanamento della qualità dell'aria. I dati 2015 delle PM10 e queli del 2014 di polveri sottili e inquinanti cancerogeni a Brindisi e nella cittadina al confine col Leccese

L’aggressione dello smog alle grandi aree urbane italiane, a causa delle straordinarie condizioni meteo di queste settimane, che non hanno donato il “lavaggio” dell’aria effettuato dalle piogge nei mesi in cui il ricorso ai riscaldamenti domestici aggrava le emissioni di polveri sottili, scatenando invece alluvioni fuori stagione causando allagamenti e dissesti, non trova riscontri in provincia di Brindisi se non a Torchiarolo. Lo dicono i dati delle centraline di Arpa Puglia disseminate sul territorio regionale. Solo a Torchiarolo è stato sfondato nuovamente il tetto dei 35 superamenti annui delle polveri sottili PM10.

La centralina Arpa di Torchiarolo-2Nella cittadina del Brindisino al confine con la provincia di Lecce, al 23 dicembre, gli sforamenti sono stati 55 nella centralina di via Don Minzoni (giornate di polveri sahariane incluse), 18 in quella di via Fanin e 6 in quella di Lendinuso. Nelle polveri sottili ci sono anche gli Ipa, gli idrocarburi policiclici aromatici tra cui il cancerogeno benzo(a)pirene.  A Torchiarolo è in corso l’attuazione del Piano regionale di risanamento della qualità dell’aria, già in fase avanzata a Taranto con importanti risultati, avviato in ritardo a causa dei soliti ricorsi alla giustizia amministrativa.

Recentemente anche Enel, che sostiene – contro le tesi degli ambientalisti ma in linea con le risultanze delle campagne Arpa – l’estraneità della centrale di Cerano al fenomeno, ha offerto di finanziare l’applicazione dei filtri ai camini delle abitazioni civili. La combustione delle biomasse è infatti l’indagata numero uno per il caso Torchiarolo, che in passato ha raggiunto livelli di superamenti dei limiti paragonabili a quelli di Milano. Solo la piena applicazione del piano consentirà di stabilire la verità.

A livello indicativo, va detto che nel 2015 Arpa Puglia ha condotto nove campagne e controlli straordinari a Taranto, mentre solo altre tre – di routine – hanno riguardato Mesagne, Monopoli e Guagnano. I dati sui superamenti del limite delle PM 10 (limite fissato in 50 microgrammi per metro cubo di aria), dicono 55 a Torchiarolo, 20 a Mesagne, 19 a Ceglie Messapica, 17 a San Pietro Vernotico e San Pancrazio, 15 a Brindisi Perrino, ben al di sotto in altri siti di Brindisi. Per le più insidiose PM2.5, la media va calcolata sull’anno, ed è comunque di 25 microgrammi per metro cubo di aria. A Torchiarolo il 23 dicembre era di 41 microgrammi.

Valori annuali benzo(a)pirene 2014 in Puglia-2Per conoscere il livello degli Ipa, del benzo(a)pirene, classificato come cancerogeno per l’uomo (classe 1) dall’Agenzia per la Ricerca sul Cancro (Iarc) e unico Ipa normato dalla legislazione europea ed italiana e dei metalli pesanti nel 2015 bisognerà attendere ovviamente la fine dell’anno e la relazione di Arpa Puglia. Per ora si dispone di quella del 2014. “Le concentrazioni di Benzo(a)Pirene registrate nel 2014 in Puglia sono tutte ampiamente al di sotto del valore obiettivo di 1 ng/m3 indicato dal D. Lgs. 155/10, fatta eccezione per il sito di Torchiarolo dove è stata registrata una concentrazione di Benzo(a)Pirene di 1.1 ng/m3”, dice Arpa Puglia. L’analisi degli andamenti temporali delle medie annue indica una tendenza alla diminuzione delle concentrazioni, fatta sempre eccezione per Torchiarolo. (Nella tabella Arpa, i valori di benzo(a)pirene in Puglia nel 2014)

La media annuale 2014 dei metalli pesanti in Puglia-3“Per i metalli pesanti (arsenico, cadmio, nickel, piombo) non si evidenzia alcuna criticità nei siti in cui essi vengono monitorati. Come negli anni precedenti, infatti, i valori di concentrazione sono ampiamente sotto le rispettive soglie fissate dal D. Lgs. 155/10”. Come per il benzo(a)pirene, anche per i metali pesanti in provincia di Brindisi Arpa Puglia considera i dati di tre centraline di rilevamento: quelle di Brindisi Casale e Brindisi via Taranto, e quella di via Don Minzoni a Torchiarolo. Come già detto, a Torchiarolo si è rilevato nel 2014 l’unico superamento annuale dei limiti di legge di tutta la regione. A Brindisi si viaggia invece molto al di sotto del limite, anche se il numero di rilevamenti considerati è tale da consentire di parlare solo di dati indicativi (Nella tabella accanto e in quella sottostante, i valori dei metalli pesanti in Puglia 2014, e i valori del benzo(a)pirene e Brindisi e Torchiarolo, sempre nel 2014).

Nel 2014 e nel 2015 la maggior parte degli sforzi di Arpa Puglia si è concentrata infatti su Taranto, per la nota emergenza ambientale che ha richiesto un monitoraggio molto accurato degli effetti dell’applicazione del Piano regionale di risanamento della qualità dell’aria, sia in città che all’interno dell’Ilva, anche per verificare l’applicazione delle direttive da parte dell’azienda. Al momento la situazione di Brindisi non è considerata allarmante e anche i dati sanitari, molto contestati dalle associazioni locali che si battono per salute e ambiente, non parlano di emergenze in atto a Brindisi.

I valori del benzo(a)pirene a Brindisi e Torchiarolo nel 2014-2Per risolvere ogni dubbio, è necessario un grande sforzo finanziario e tecnico che la politica e la Regione devono mettere in atto, reso ancora più complesso dalla concomitante operazione in atto a Taranto. Uno sforzo di monitoraggio interno ed esterno alle fabbriche (ricordiamo che nel territorio brindisino Arpa gestisce anche centraline della rete Enel concesse dalla società alla Regione, e una di Edipower), sia nel petrolchimico che nelle centrali. E da questo sforzo non può essere esclusa la partita delle bonifiche, che presenta rallentamenti, contenziosi e molti misteri e dubbi. Basti pensare alla bonifica della discarica di Micorosa per ora solo a carico delle casse pubbliche, dove è stato aggiudicato un  delicatissimo intervento con un incredibile ribasso del 70 per cento.

Anche a Brindisi, classificata area Sin prima di Taranto, solo un accuratissimo monitoraggio e un aggiornamento dei dati sull’inquinamento della falda nell’area industriale potrà dire se la percentuale di neoplasie nella popolazione, e la particolare aggressività delle stesse rilevate negli istituti ospedalieri di ricovero e cura, siano legate alle alterazioni ambientali causate dalla gestione delle produzioni chimiche ed energetiche di anni passati, e quale sia effettivamente quella attuale. E’ una questione decisiva per il futuro della città e per i modelli di sviluppo da perseguire.

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