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Offese a dipendente e sindaco: per la nuova giunta non è reato

Il Comune di San Pietro Vernotico, non solo non si costituisce parte civile ma ritira la querela contro i sette cittadini rinviati a giudizio, per diffamazione, dal procuratore aggiunto Nicolangelo Ghizzardi dopo che ha stabilito, durante le indagini preliminari, che gli stessi si erano resi responsabili di frasi offensive nei confronti del capo dell’ufficio legale interno, l’avvocato Guido Massari e dell’allora sindaco di San Pietro Vernotico, l’avvocato Pasquale Rizzo

SAN PIETRO VERNOTICO – Il Comune di San Pietro Vernotico, non solo non si costituisce parte civile ma ritira la querela contro i sette cittadini rinviati a giudizio, per diffamazione, dal procuratore aggiunto Nicolangelo Ghizzardi dopo che ha stabilito, durante le indagini preliminari, che gli stessi si erano resi responsabili di frasi offensive nei confronti del capo dell’ufficio legale interno, l’avvocato Guido Massari e dell’allora sindaco di San Pietro Vernotico, l’avvocato Pasquale Rizzo.

I fatti contestati su cui la procura avviò un procedimento penale, e su cui è cominciato un processo, la cui prima udienza si è tenuta il 16 ottobre scorso, risalgono ad ottobre 2014, quando Rizzo era ancora sindaco. Il social network ospitò una chat in cui si commentava la gestione dell’ufficio legale del Comune, con affermazioni riguardanti presunti conflitti di interesse, assenteismo, parcelle, indennità, moltiplicazione dei costi per il Comune, negligenza e altro ancora. Nei confronti del sindaco Rizzo, furono esternate valutazioni di incapacità nell’organizzazione della struttura e nel porre freno all’aumento di presunte spese ingiustificate, con augurio finale dell’arrivo in municipio di un kamikaze con bomba al letame.

Commenti che secondo il giudizio del pubblico ministero erano tali da configurare gli estremi della diffamazione quanto a contenuto, sia nei confronti di Il sindaco Pasquale RizzoGuido Massari, “al cui indirizzo erano rivolte anche accuse di negligenza e di ignoranza in materia”, che di Pasquale Rizzo, “nella sua qualità di sindaco, incapace di organizzare la struttura dell’ente da lui diretto, di porre freno all’aumento delle spese ingiustificate, affermando che questa amministrazione è un fallimento totale, con un aumento delle tasse smisurate per San Pietro Vernotico”, arrivando – è scritto nel capo di imputazione – ad auspicare cu ve licenzianu….anzi no, speriamo na bomba.. era buenu signore, nu kamikaze…cu li faci zumpare”.

Secondo l’attuale amministrazione comunale, invece, il sostituto procuratore, e dopo di lui il giudice dell'udienza preliminare, si sono sbagliati. Da quanto si legge nella delibera di giunta, firmata dall’attuale sindaco Maurizio Renna e da tutti e 5 gli assessori: “l’attuale Amministrazione Comunale ritiene in linea generale che il diritto di critica, esercitato nei confronti della cosa pubblica da parte dei cittadini, può restare fatto lecito anche se espresso con toni duri e decisi, salvo che non leda gratuitamente e strumentalmente l’onore e la reputazione delle singole persone le quali hanno tutto il diritto (riconosciuto dal legislatore) e le facoltà di esercitare ogni azione ed attivare qualsivoglia legittimo strumento a tutela dei loro personali diritti che assumono lesi”. Un altro "processo" con una sentenza già pronunciata.

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E ancora “pertanto, non essendovi interesse a sostenere l’azione penale, da parte di questa Amministrazione si vuol meglio verificare lo stato dei fatti, attendendo gli esiti della vicenda giudiziaria, e ciò anche sulla base della volontà degli stessi soggetti/persone fisiche che si assumono parti lese nel procedimento di che trattasi; ritenendo ragionevole, per le motivazioni appena esposte, di poter soprassedere in merito alla concreta partecipazione dell’ente al giudizio penale instaurato. Si ritiene, per le ragioni anzidette, di ritirare la querela che per parte dell’ente, così come sostenuto nella nota a firma del legale del Comune, è stata adottata da parte del Sindaco pro-tempore a tutela dell’immagine dell’ente stesso. Dato atto che l’Amministrazione Comunale, in ogni caso, verificati i presupposti oggettivi e constatata l’eventuale condanna dei soggetti imputati, si riserva di promuovere ulteriori provvedimenti ed azioni per conto dell'ente; Valutata dunque complessivamente la natura dei reati contestati e rilevato al riguardo che il processo avviato verte non già sulla contestazione di reati contro la Pubblica Amministrazione, come tali perseguibili d’ufficio, ma che trattasi di procedimento promosso su impulso di parte”.

Nella prima udienza che si è tenuta nei giorni scorsi, nemmeno l’ex sindaco Pasquale Rizzo si è costituito parte civile. Perchè?

“Il mio interesse era tutelare il dipendente pubblico e l’operato degli amministratori, non sono più sindaco di San Pietro Vernotico. Volevo lanciare un messaggio chiaro a tutti i cittadini: i dipendenti non si colpiscono, e coloro i quali pensano di potersi impunemente nascondere dietro il terminale di un pc per offendere e denigrare devono rispondere del proprio operato. L’azione non mirava a tutelare Pasquale Rizzo (pur oggettivamente offeso o leso per i toni e gli argomenti utilizzati, come sostenuto anche dalla procura), ma il pubblico dipendente per il linciaggio le gratuite offese subite”.

L’attuale amministrazione comunale, invece, ha interpretato i fatti in modo diverso, non solo dall’ex amministratore, ma anche dal pubblico ministero.

“Il dipendente è stato lasciato solo, peggio ancora uno degli imputati ha indicato come teste contro il dipendente comunale in questione l’attuale vice sindaco e un assessore. In più mi chiedo come abbia fatto il segretario generale, che dovrebbe difendere i dipendenti comunali, a dare parere favorevole all’atto con quelle motivazioni. Dal mio punto di vista, in ogni caso la delibera è illegittima perché sono sbagliati i presupposti ma mi sorprende che nessun sindacato di categoria ne abbia chiesto la revoca. Qui c’è un dipendente comunale lasciato completamente solo dall’amministrazione che tra l’altro ci dice pure che possiamo liberamente offendere chi lavora. Sono curioso di sapere cosa ne pensano i vari onorevoli, se ritengono giuste queste decisioni e questa interpretazione dei fatti”.

Gli imputati sono: Giuseppe Monteduro, 34 anni; Marco Caretto, 29; Daniele Guglielmo, 35; Daniele Ancora, 49, consigliere comunale; Andrea Gargano, 44; Matteo Missere, 28, segretario dei giovani del Pd, e Francesco Ragusa, 40 consigliere comunale, tutti di San Pietro Vernotico.

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