'Diplomarsi facile': 21 richieste di giudizio

BRINDISI - Fino a 3mila euro per “diplomarsi facile”, o quantomeno per ottenere la garanzia d’essere favoriti agli esami nelle scuole paritarie. Per il business messo su nel Brindisino e nel Salento il pm Raffaele Casto ha chiesto 21 rinvii a giudizio.

Il pm Raffaele Casto

BRINDISI - Fino a 3mila euro per “diplomarsi facile”, o quantomeno per ottenere la garanzia d’essere favoriti agli esami nelle scuole paritarie. E’ un business, un giro d’affari che sarebbe stato messo su, nel Brindisino e nel Salento, da un gruppo di persone tra cui i titolari delle scuole in questione. Lo sostiene il pm della procura di Brindisi, Raffaele Casto, che ha chiesto il rinvio a giudizio di 21 persone: l’udienza preliminare sarà celebrata il 12, dinanzi al gup Valerio Fracassi. Agli imputati è contestata l’associazione per delinquere, ma anche i reati di abuso di ufficio, corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio, falsa dichiarazione sostitutiva di certificazione. Il capo e promotore sarebbe un 59enne di Brindisi, Marco Macchitella, al timone della scuola paritaria “Icos” di Lecce, la sede in cui “si conseguivano titoli di idoneità, superavano esami intermedi o finali aventi valore legale” in cambio di denaro.

I “maturandi”, finiti sotto la lente della magistratura, venivano reclutati a Francavilla Fontana, Ostuni e San Donaci e Galatina, in scuole paritarie in cui avrebbero dovuto avere luogo le lezioni e nelle quali sono state piazzate microspie. Sono accusati di aver fatto parte dell’associazione per delinquere anche Giuseppe Toraldo, 57enne brindisino, incaricato di gestire le pratiche e Maria Enza Macchitella, 63 anni, che possedeva alcune delle quote della “Giovanni Pascoli Srl”, uno degli istituti privati, con sede nel Brindisino. Il corrispettivo pagato per ottenere la garanzia di superare gli esami senza difficoltà, veniva chiamato “tassa esame” o “tassa di frequenza”: si trattava di somme versate “con la consapevolezza dell’inutilità dei corsi, come compenso illecito per il rilascio degli attestati”.

Secondo l’accusa lo scopo dell’associazione era il “rilascio illecito di titoli di studio a pagamento”, prescindendo dall’effettiva preparazione degli indagati. Tutti gli incassi venivano consegnati a Macchitella, ma i presunti “sodali”, almeno nel corso dell’anno 2009, trattenevano per sé paghe mensili pari a 800 euro. Partecipi del sodalizio Giuseppe Toraldo, incaricato della cura personale della G.Pascoli srl di cui custodiva la contabilità e la documentazione varia e Quintino Rizzelli, segretario della Icos, si occupava delle attività inerenti alla didattica. Poi c’era chi teneva la “contabilità parallela” e chi si occupava del reperimento delle risorse umane. I fatti risalgono a un periodo compreso tra il 2006 e il 2010.

Questi gli imputati: Marco Macchitella, Brindisi, 59 anni; Maria Enza Macchitella, di Cellino San Marco, 63 anni; Alessandra Macchitella, Brindisi, di 33 anni; Maria Gabriella Greco, Brindisi, 52 anni; Giuseppe Toraldo, Brindisi, 57 anni; Ines Aprile, Oria, di 64 anni; Tito Sartorio, di Oria, 62 anni; Quintino Rizzelli, Surbo, 50 anni; Salvatore Baldassarre, San Donaci, 57 anni; Antonio De Stradis, Brindisi, 67 anni; Mimma Zanzarelli, Villa Castelli, 34 anni; Damiano Chiego, Maruggio, 45 anni; Alessandro Salicandro, Francavilla Fontana, 1961, 52 anni; Antonella D’Alema, Francavilla Fontana, 48 anni; Fernando Alberto Salicandro, Francavilla Fontana, 22 anni; Cosimo Ligorio, Francavilla Fontana, 33 anni; Maria Filomena Suma, Francavilla Fontana, 61 anni; Alessandro Palazzo, Brindisi, 33 anni; Carmelo Palazzo, Brindisi, 80 anni.

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