Mercoledì, 27 Ottobre 2021
Cronaca

“Sono io quello dei furti al bar dell’ospedale: scusate, sono senza lavoro”

Interrogato a Brindisi, per rogatoria, Fabrizio Bianco, 34 anni, arrestato giovedì scorso per due colpi consumati la sera del 5 aprile 2015: uno nel bar del nosocomio di Manduria e l’altro negli uffici Cup della Asl

BRINDISI – “Sì, sono io quello dei furti di due anni fa: l’ho fatto perché stavo attraversando un brutto periodo con il lavoro. Sono giardiniere, l’attività è precaria. Ho sbagliato, mi spiace”.

Antoni Fabrizio BiancoHa ammesso gli addebiti Fabrizio Bianco, 34 anni, brindisino, arrestato ieri, giovedì (15 settembre) dai carabinieri con l’accusa di furti aggravati nel bar dell’ospedale Giannuzzi di Manduria e nel centro Cup della Asl, la notte del 5 aprile 2014.L’indagato ha affrontato l’interrogatorio di garanzia, per rogatoria essendo la competenza della procura tarantina, nella mattinata di oggi, al fianco del suo difensore di fiducia, Luca Leoci.

Bianco al giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Brindisi, Maurizio Saso, ha spiegato il contesto nel quale ha deciso di partecipare ai due colpi, ricostruiti dai militari partendo dalle immagini registrate dalle telecamere di videosorveglianza dell’edicola che si trova nelle vicinanze dell’ospedale, con l’aggiunta dei tabulati telefonici.

Le celle agganciate dai cellulari hanno permesso di blindare il teorema accusatorio imbastito dal pm arrivando a sostenere che, senza alcun dubbio, Bianco quella sera era a Manduria. Non solo. Il brindisino è stato riconosciuto da un autista del 118, tarantino, inizialmente indagato nello stesso procedimento penale, per il quale il magistrato ha poi chiesto l’archiviazione: ha puntato il dito sulla foto corrispondente a Bianco, inserita in un album composto da nove testoncini senza nomi.

Indizi di colpevolezza, quindi, gravi e granitici per il brindisino arrestato assieme ad Antonio Pichierri, 22, di Manduria. Due gli episodi contestati nell’ordinanza di custodia cautelare e in entrambi a Bianco è contestato il ruolo di “esecutore materiale”, ruolo ammesso con precisazioni sul “bottino” dei furti.

Il brindisino, infatti, ha spiegato al giudice che nella cassa del bar c’erano duemila euro e non cinquemila, né c’erano Gratta & Vinci, come indicato nel primo capo di imputazione. Il secondo colpo, stando alla versione resa dall’indagato, sarebbe andato male perché non sarebbe stato trovato nulla all’interno dell’ufficio del Cup preso di mira: i cassetti della scrivania erano vuoti.

L’avvocato Leoci ha anticipato l’intenzione di chiedere al gip del Tribunale di Taranto l’attenuazione della misura cautelare con il riconoscimento dei domiciliari. In caso contrario, ricorso al Riesame.

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