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Sotto l’effetto di droga provocò incidente stradale: brindisino assolto

Il 6 novembre 2011 la sua auto si ribaltò, finì in ospedale per fratture toraciche. Il pm chiedeva la condanna a un anno e quattro mesi. La difesa: "Stato di alterazione non provato dagli esami in ospedale"

BRINDISI – Per l’accusa si mise alla guida dell’auto dopo aver assunto droga con l’aggravante di aver provocato un incidente stradale nel quale lui stesso rimase ferito in modo grave: il pm ha chiesto la condanna a un anno e quattro mesi, la difesa affidata all’avvocato Mauro Durante ha concluso invocando l’assoluzione non essendo provato lo stato di alterazione dalle analisi svolte in ospedale e il  Tribunale ha pronunciato sentenza favorevole all’imputato.

mauro durante-3Secondo il penalista, l’istruttoria dibattimentale incardinata dinanzi al Tribunale in composizione monocratica, non ha portato alla prova, al di là di ogni ragionevole dubbio, dello stato di alterazione del brindisino, un 36enne residente nel capoluogo, legato all’assunzione di droga prima di essersi messo alla guida.

Al centro del processo, l’incidente stradale nel quale rimase gravemente ferito lo stesso imputato: riportò fratture toraciche con prognosi di 90 giorni. La contestazione è stata mossa in relazione a quanto avvenne il 6 novembre 2011: quel giorno, il brindisino era alla guida della sua auto, stava percorrendo la provinciale che collega Manduria ad Avetrana, quando “nella manovra di sorpasso di due vetture lungo il tratto rettilineo, la sua utilitaria si ribaltò”. Non ci furono altri feriti. L’automobilista venne soccorso dal 118 e portato in ospedale, dove venne sottoposto agli esami di routine, compresi quelli previsti dalle disposizioni di legge per accertare l’eventuale assunzione di sostanze stupefacenti o di alcolici.

L’esame delle urine risultò positivo e quel test venne acquisito e trasmesso all’attenzione del pubblico ministero presso la Procura di Taranto, competente per territorio. Da qui l’accusa mossa nei confronti del brindisino, rinviato al giudizio del Tribunale a conclusione delle indagini.

Il pm al termine della requisitoria ha confermato l’accusa originaria e ha chiesto la condanna alla pena di un anno e quattro mesi, previo riconoscimento delle attenuanti generiche, a fronte di un massimo di due anni previsti per questa fattispecie di reato. A giudizio dell’avvocato Mauro Durante, invece, la condotta ritenuta penalmente rilevante non poteva essere provata dal momento che l’esame delle urine non può essere considerato attendibile sul piano probatorio, tenuto conto delle recenti pronunce della Corte di Cassazione.

Secondo gli Ermellini, infatti, esiste una differenza in tal senso tra gli esami del sangue e quelli delle urine perché in quest’ultimo caso si evidenzia la parte finale dell’assunzione, mentre nulla viene riferito sul quando c’è stato l’uso di droga. Il Tribunale, al termine della camera di consiglio, ha pronunciato sentenza favorevole all’imputato: assoluzione. Per le motivazioni, 90 giorni. 

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