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La droga sequestrata all'inizio delle indagini

La droga sequestrata all'inizio delle indagini

Spaccio di droga con pusher e acquirenti minorenni: 20 indagati

La scoperta della rete dalle intercettazioni: “Due pezzi di coca a 100 euro”. Contestate anche due tentate rapine: una donna come palo

BRINDISI – Cocaina, marijuana e hashish tra Brindisi, Cellino San Marco, San Pietro Vernotico e Martina Franca, attraverso una rete di pusher, alcuni dei quali minorenni. Così come minori sarebbero stati diversi acquirenti. Accusa mossa nei confronti di 20 persone, per lo più brindisine. E poi due tentate rapine, organizzate con una ragazza in veste di palo, e due giovani armati di fucile a canne mozze: una in una stazione di servizio, l’altra in un ufficio postale.

Gli indagati

Foto di Margherito Walter(FILEminimizer)-2I due filoni della stessa  inchiesta sono arrivati al capolinea, dopo gli ultimi accertamenti delegati agli agenti della Squadra Mobile di Brindisi. Gli avvisi di conclusione delle indagini sono stati notificati di recente a: Emanuele Soliberto, di Brindisi, 40 anni; Angela Chiarelli, nata a Martina Franca, 38; Vito Derasmo, originario di Grumo Appula, in provincia di Bari, ma residente a Martina, 30; Giovanni Ruggieri, di Martina Franca, 51; Burim Tatani, 32 anni, nato in Albania ma da anni residente a Brindisi; Francesco Soliberto, di Brindisi, 32; Giovanni Antico, di Brindisi, 34; Salvatore Mario Volpe, di Brindisi, 23; Walter Margherito, di Brindisi, 39 (nella foto accanto).

Avviso di conclusione delle indagini notificato anche a: Tonj Martinese, 36, di Brindisi; Marco Pecoraro, 38, nato in Germania ma residente da tempo a Cellino San Marco; Tamara Pecoraro, 43, nata a San Pietro Vernotico, ma residente a Cellino San Marco; Marco Ferulli, 45, di Cellino San Marco; Giovanni Vergari, 26, di San Pietro Vernotico; Miriana Pagliara, 23, di San Pietro Vernotico; Alessandro Conte, 40, di Brindisi; Cosimo Remitri, 27, nato a  Brindisi ma residente a San Vito dei Normanni;  Francesco Cardone, di Martina Franca, 20; Giuseppe Aquaro, 34, di Martina Franca e Cosimo, detto Mino, Perrone, nato a San Pietro ma residente a Torchiarolo, 35.

Rischiano tutti di finire sotto processo, nel caso in cui il sostituto procuratore Simona Rizza, dovesse confermare le accuse esercitando l’azione penale, con richiesta di rinvio al giudizio del Tribunale.

Gli indagati, difesi dagli avvocati Francesco Cascione, Ladislao Massari, Giampiero Iaia, Dario Budano e Rosa Teresa Bungaro, hanno venti giorni di tempo per chiedere di essere interrogati, oppure per presentare memorie o ancora per domandare approfondimenti su alcuni aspetti dell’inchiesta.

L’inizio delle indagini

Le indagini sono iniziate all’indomani dell’arresto di Tamara Pecoraro, con l’accusa di spaccio di cocaina: nella sua abitazione, nell’armadio a muro ricavato nella parete del salotto, furono trovati un chilo e duecento grammi di cocaina. Arresto in flagranza di reato per la donna, incensurata, originaria di Cellino San Marco, il primo luglio 2016. Venne denunciato il figlio.  La scoperta venne fatta dai poliziotti della sezione Narcotici, all’epoca diretti dal vice questore aggiunto Alberto Somma.

Cocaina Tamara Pecoraro 2-2-2-2

Le intercettazioni

Gli agenti vollero capire di più. Il sospetto investigativo era legato alla possibilità che dietro la donna ci fosse una rete di spacciatori al dettaglio. Per questo furono disposte le intercettazioni, sia telefoniche che ambientali: l’ascolto delle conversazioni in entrata e in uscita su alcune utenze portò alla scoperta di una serie di pusher, evidenziando che alcuni si avvalevano di ragazzini minorenni per le consegne al domicilio degli acquirenti. In una delle conversazioni intercettate si sentono gli interlocutori parlare anche di prezzi: “Per due pezzi di cocaina, cento euro”.

Le tentate rapine

L’ascolto delle telefonate permise anche di ricostruire due tentativi di rapina. Il primo il 20 giugno 2016: obiettivo doveva essere la stazione di servizio Eni-Agip in corso Italia, a Martina Franca. L’accusa è stata mossa nei confronti di Emanuele Soliberto, Derasmo e Chiarelli, quest’ultima rimasta in auto stando alla ricostruzione della Procura. Non riuscirono “per cause indipendenti dalla loro volontà”: “il passaggio di altre auto”. I due ragazzi sarebbero scesi “incappucciati e con collant” sul viso, uno armato di fucile a canne mozze.

Tutti e tre sono accusati di aver tentato una rapina nell’ufficio postale di via Alberobello a Martina Franca, due giorni dopo, il 22 giugno. In questo caso l’azione fallì perché le porte non si aprirono. Chiarelli, anche in tale circostanza, avrebbe avuto il ruolo di palo restando fuori, mentre gli altri sarebbero stati armati di pistola.

Infine, Emanuele Soliberto e Chiarelli sono accusati anche di essersi introdotti nell’abitazione di una donna di Martina Franca “per tentare di sottrarre denaro e gioielli” con la scusa di “effettuare pulizie”. La contestazione è stata mossa dal 14 al 16 giugno di due anni fa.

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