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Spaccio di droga in carcere, cade l’accusa anche per Alessandro Polito

“Solo uso personale”: il Riesame accoglie il ricorso del difensore Cinzia Cavallo

BRINDISI – Cade anche per Alessandro Polito, 37 anni, di Brindisi, l’accusa di spaccio di droga nel carcere di Foggia, in cui è stato detenuto, dopo la condanna all’ergastolo per l’omicidio di Cosimo Tedesco. I giudici del Tribunale in funzione di Riesame hanno annullato l’ordinanza di custodia cautelare nei confronti del brindisino, su ricorso presentato e discusso dall’avvocato Cinzia Cavallo del Foro di Brindisi. Le motivazioni alla base della decisione del Collegio saranno depositate nel termine di 45 giorni, così come avvenuto per l’altro brindisino, Francesco Coffa, 37 anni, per il quale il Riesame è arrivato alla stessa decisione.

Il Tribunale del Riesame

Alessandro PolitoPolito (nella foto al lato), così come Coffa (foto in basso), rispetto a questa ipotesi di reato ha ottenuto la remissione in libertà, ma si tratta di una scarcerazione sulla carta, perché entrambi i brindisini sono stati condannati in primo grado, con rito abbreviato, al fine pena mai per l’omicidio di Cosimo Tedesco, avvenuto la mattina del primo novembre 2014 in un appartamento di piazza Raffaello, nel quartiere Sant’Elia della città. Omicidio, secondo il gup, aggravato da futili motivi riconducibili a una lite tra adulti, a sua volta relativa a un bisticcio tra bambini durante la festa di Halloween che si svolse in una locale del rione Bozzano, sempre a Brindisi. I difensori di Polito e Coffa, quest’ultimo assistito dagli avvocati Agnese Guido e Massimo Murra, hanno presentato ricorso in Appello. Per Coffa, in occasione dell’ultima udienza del processo che pende davanti ai giudici della Corte d’Assise d’Appello di Lecce, il penalista Paoloantonio D’Amico che in giudizio rappresentanza la famiglia della vittima ha chiesto la non conferma dell’ergastolo, quindi, l’assoluzione, all’esito dei risultati della perizia balistica secondo cui quella mattina venne usata una sola arma. Reo confesso dell’omicidio, è Andrea Romano, il quale in sede di interrogatorio precisò di non voler uccidere nessuno.

L’accusa di spaccio

Per l’accusa di spaccio di droga in carcere, la difesa avrebbe sostenuto che non la detenzione della sostanza stupefacente non era finalizzato allo spaccio, ma esclusivamente al consumo personale dal parte del detenuto nel periodo di tempo in cui Coffa e Polito  erano recluso nel carcere di Foggia. E’ nel penitenziario della Capitanata che, secondo l’accusa imbastita dal pubblico ministero, sarebbe emersa la presenza di hashish e cocaina: la droga, stando a quanto contestato nel provvedimento di arresto, in alcuni casi sarebbe riuscita a entrare, essendo stata nascosta in giubbotti, anche per bambini, e scarpe, oppure nel doppiofondo di borse destinate ai detenuti e contenenti indumenti.

Gli altri indagati

Francesco CoffaL’accusa di spaccio in carcere era stata mossa, oltre che nei confronti di Coffa e Polito era stato mossa nei confronti di:  Alessandro Coffa, 35, (fratello di Francesco); Rosario Galluzzo, brindisino, 45 anni; Pasquale Scolti, fasanese, 39 anni; Eros Roberto, di Manfredonia, 30 anni, e Ilario Vicerè, di Foggia, 21.

Nei confronti dei fratelli Coffa e di Polito il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Brindisi, Giuseppe Biondi, aveva  firmato l’ordinanza di custodia cautelare in carcere, di fronte agli elementi raccolti dai finanzieri del Nucleo di polizia tributaria del comando provinciale nell’ambito dell’inchiesta Exodus, mentre rispetto agli altri ha ritenuto idonea la misura degli arresti domiciliari di fronte all’accusa di avere “con più azioni esecutive del medesimo disegno criminoso, in concorso tra loro e con soggetti ancora in corso di identificazione, detenuto e trasportato 8,1 grammi di cocaina e 19,8 grammi di hashish con l’intento di introdurli nella casa circondariale dove l’avrebbero ceduta a terzi”. Fatto questo “commesso a Brindisi, Manfredonia e Foggia, dal 17 settembre 2017 sino al 25 ottobre successivo”.

Le scarpe e i giubbotti

Il gip aveva condiviso l’impostazione del pubblico ministero della Procura di Brindisi e ha scritto che “è certo che i detenuti Francesco Coffa e Alessandro Polito siano stati gli organizzatori dell’impresa criminale attraverso l’imprescindibile collaborazione di Pasquale Scolti e Alessandro Coffa” in quel periodo liberi. “Sono loro – si legge nel provvedimento di arresto – i quattro soggetti che coinvolgevano e utilizzavano altre persone al fine di introdurre sostanza stupefacente nel carcere”.

E’ emerso che “Alessandro Coffa detenesse a Brindisi lo stupefacente che Pasquale Scolti, su indicazione di Francesco Coffa e Alessandro Polito, era stato incaricato di prelevare e consegnare al corriere incaricato di introdurlo all’interno della casa circondariale”. A tal fine, sempre secondo il giudice, “nessuno meglio di un familiare di un detenuto avrebbe potuto assolvere il compito. Ecco, allora, che gli indagati coinvolgevano prima il detenuto Rosario Galluzzo che affidava il compito” a un congiunto “e, successivamente, fallito il primo tentativo, coinvolgevano il detenuto Ilario Vicerè” a sua volta parante di una donna “arrestata in flagranza di reato”.

La droga doveva essere nascosta nelle  “scarpe da ginnastica oppure nei giubbotti dei bambini”, ammessi al colloquio con i detenuti, è stato riportato nel provvedimento di arresto. Una volta a colloquio avrebbe dovuto esserci la consegna degli indumenti o, a seconda delle circostanze, lo scambio delle scarpe.



 

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