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La droga sequestrata dai carabinieri nel periodo dell'inchiesta

La droga sequestrata dai carabinieri nel periodo dell'inchiesta

Spaccio di droga nelle marine del Brindisino, minorenni tra i pusher

Il Riesame conferma gli arresti per 15 brindisini. Altre intercettazioni: “Con il fucile facciamo come le quaglie, spariamo”. Poi lo sfogo: “Per i tossici, noi finiamo dentro”

BRINDISI – Erba buona o cattiva, dicevano in auto. Erba affidata per lo spaccio anche a ragazzini non ancora diciottenni, finiti nella rete dei pusher attiva nelle marine del Brindisino, a cominciare da Torre Santa Sabina, durante i mesi estivi.

Il ruolo dei minorenni

Nuova sede tribunale Minori Lecce-2La presenza di “minorenni nelle attività di vendita al minuto di sostanze stupefacenti”, marijuana soprattutto, è emersa nell’inchiesta della Procura di Brindisi, delegata ai carabinieri, che lo scorso 18 luglio ha portato agli arresti 15 persone residenti tra il capoluogo, Carovigno e San Vito dei Normanni.

La posizione degli under 18 è stata trasmessa alla Procura per i minori di Lecce (per competenza): lo stralcio emerge dagli atti delle indagini emersi in fase di ricorso al Tribunale del Riesame, strada tentata dai difensori degli indagati – in carcere e ai domiciliari – senza risultato.

La presenza di minori emerge dall’intercettazione del 29 luglio 2017: nel contatto trascritto, è il minore a “lamentarsi della cattiva qualità del narcotico” e secondo l’accusa, il ragazzino non è “un semplice acquirente, bensì un complice che si occupa, a sua volta, della vendita al minuto”.

Il Tribunale del Riesame

Il Tribunale di Lecce, in funzione di Riesame, ha respinto le istanze, riservandosi le motivazioni. Certamente in peso avranno avuto le conversazioni intercettate nel periodo delle indagini, qualificate come “gravi indizi di colpevolezza” nel provvedimento di arresto firmato dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Brindisi, Tea Verderosa. Le telefonate, gli scambi di messaggi e i dialoghi ascoltati in auto, sono stati riportati nell’ordinanza di custodia cautelare, in aggiunta alle esigenze cautelari per ciascuno degli indagati.

Gli arresti

ANTICO Giuseppe, classe 1995-3Restano, quindi, in carcere:  Giuseppe Antico, 23 anni, di Brindisi (nella foto accanto), detto "carota o carotino", ritenuto il fornitore della droga destinata alle piazze di Carovigno e San Vito dei Normanni, alle quali nel periodo compreso tra giugno e settembre dello scorso anno, è stata aggiunta quella di Torre Santa Sabina; Nicholas Lanzilotti, 22 anni, di Carovigno; Stefano Lospedale, 23 anni, di Carovigno (ruolo di primo piano nelle attività di spaccio è stato contestato a entrambi);  Leonardo Di Latte, 34 anni, di Carovigno Mirco Scatigna, 24 anni, di Carovigno, detto "Sceriffo"; Cosimo Nacci, 32 anni, di Mesagne.

Ai domiciliari: Pasquale Camposeo, 19 anni, di Carovigno, Salvatore Carrone, 19 anni, di Carovigno, Pierluigi Carlucci, 21 anni, di Carovigno, Simonetta Misseri, 47 anni, di Carovigno, Gianmarco Prodi, 25 anni, di Carovigno, Iolanda Saponaro, 41 anni, di Carovigno, Ugo Uggenti, 33 anni, di Carovigno, Salvatore Lanzilotti, 27 anni, di Carovigno.

Il pubblico ministero titolare del fascicolo aveva chiesto l’emissione del provvedimento di arresto per altre cinque persone: il gip ha rigettato tenuto conto del ruolo marginale.

Le nuove intercettazioni

LOSPEDALE Stefano, classe 1995-2Dal Riesame emergono nuove intercettazioni ascoltate in ambientale che si riferiscono alla sparizione della droga nascosta nei muretti a secco alla periferia di Carovigno. Alcuni degli indagati, in particolare Nicholas Lanzillotti e Stefano Lospedale (nella foto al lato), una volta arrivati in contrada Maresca, si rendono conto che l’erba non c’è più e pensano di essere stati derubati. “Impossibile che noi la mettiamo qui e che poi scompare”. A scoprire il nascondiglio, i carabinieri. Droga, sequestrata.

Ma i due, ai militari non pensano minimamente e iniziano a sospettare dei loro complici, tanto da arrivare persino a ipotizzare di fare la “guardia” con le armi: “Ci dobbiamo mettere con il fucile e facciamo come le quaglie”. Sarebbero stati pronti anche a sparare, in caso di necessità. Poi lo sfogo: “Alla fine, è per i drogati che noi finiamo dentro, perché, mettiamocelo in testa, anche le brave persone qui sono infami”. Dentro, in carcere, restano su decisione del Riesame.
 

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