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Piazza Tiepolo, rione Sant'Elia

Piazza Tiepolo, rione Sant'Elia

Sparatoria in un palazzo del rione Sant’Elia: imputati padre e figli

Prima udienza del processo a carico di Maurizio, Tiziano e Ivano Cannalire: la contestazione in riferimento a quanto avvenuto in piazza Tiepolo il 7 marzo 2015. Oscuro il movente

BRINDISI – A poco più di due anni dalla sparatoria avvenuta in una palazzina del quartiere Sant’Elia di Brindisi, padre e figli, sono finiti sotto processo con l’accusa di porto di armi da fuoco, anche se il movente non è mai stato chiarito.

Sparatoria piazza Tiepolo, fori sul portone-2-2

Gli imputati sono i fratelli Ivano e Tiziano Cannalire e il genitore Maurizio, difesi dagli avvocati Daniela d’Amuri, Ladislao Massari e Cosimo Luca Leoci: la prima udienza del processo, con rito ordinario, si è svolta nei giorni scorsi davanti al Tribunale in composizione monocratica, giudice Francesco Cacucci.

CANNALIRE Maurizio, classe 1960La contestazione si riferisce a quanto avvenuto la sera del 7 marzo 2015 nella palazzina di piazza Tiepolo dove risiede parte della famiglia Cannalire: secondo la ricostruzione della Procura, Ivano Cannalire, 33 anni, avrebbe raggiunto il fratello Tiziano, 26, e il padre Maurizio, 56 (nella foto accanto), nel condominio del rione Sant’Elia per un chiarimento che sarebbe sfociato nell’esplosione di colpi di pistola a cui i due avrebbero risposto.

Tiziano CannalireIl primo a impugnare l’arma, stando all’ipotesi accusatoria, sarebbe stato Ivano Cannalire. Tiziano e Maurizio Cannalire avrebbero risposto al fuoco lungo le scale e nell’androne. Non ci furono testimoni. Nessuno rimase ferito in quella circostanza, i cui contorni non sono stati precisati nel capo di imputazione: resta oscuro il movente, né furono trovate le armi. Quando gli agenti della Mobile arrivarono, non fu possibile neppure raccogliere testimonianze precise, se non le dichiarazioni di chi riferì di aver sentito colpi di pistola.

CANNALIRE-Ivano-2I poliziotti accertarono che Ivano Cannalire aveva lasciato la sua abitazione senza autorizzazione essendo in quel periodo ristretto ai arresti domiciliari per scontare la pena conseguente a una sentenza di condanna emessa dalla Corte d’Appello di Lecce il 27 giugno 2014. E per questo nei suoi confronti è stata mossa questa seconda contestazione. Analoga accusa è stata mossa a carico di Maurizio Cannalire, anche lui in regime di arresti domiciliari per il provvedimento del Tribunale di Brindisi del 13 ottobre 2014. Il processo riprenderà in autunno con l’ascolto dei testi del pubblico ministero.

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