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Computer e pneumatici spariti, e interventi su richiesta degli amici

Contestati i reati di peculato e abuso in atti d’ufficio a Pietanza, Luperti, al pediatra Pasquale Oliva Priore, medico di fiducia dell’ex consigliere e a Tramonte, dell’ufficio del lavoro

BRINDISI – Computer del Comune che si pensava fossero "spariti" da Palazzo Guerrieri, così come alcuni pneumatici nel deposito della società Multiservizi. Mistero in entrambi i casi. E poi interventi per accontentare il pediatra di fiducia dell’ex consigliere Pasquale Luperti e di una collega di lavoro di un amico dello stesso Luperti. Per l’accusa, quelle condotte sono penalmente rivelanti perché coincidenti con peculato e abuso d’ufficio. Le ipotesi di reato sono state contestate a Luperti in concorso con Daniele Pietanza, con il professionista, la dipendente e con due operai della partecipata.

MULTISERVIZI SEDE-2

Le contestazioni

Le ipotesi di reato sono state contestate nell’ordinanza di arresto eseguita dagli agenti della Digos e si riferiscono a tre episodi che sarebbero avvenuti subito dopo le elezioni amministrativi del giugno 2016, vinte dalla coalizione centristra con Angela Carluccio. Poggiano su indizi di colpevolezza ritenuti “gravi”, ancorati a intercettazioni telefoniche perché mai gli indagati pensavano di essere ascoltati, all’ascolto di alcuni funzionari di Palazzo di città, nonché alle osservazioni e alle fotografie scattate dai poliziotti. Il pm Giuseppe De Nozza e il gip Tea Verderosa hanno dato la stessa lettura: dimostrano che la Multiservizi, sarebbe stata al servizio di Pietanza-Luperti, in chiave elettorale

La sparizione dei computer

In questo troncone relativo alla presunta concussione elettorale, la Procura ha ricostruito anche la “sparizione di sei computer” avvenuta nel mese di agosto 2016, sabato 6, “giorno in cui la presenza dei dipendenti è ridotta al minimo”. Episodio contestato a Pietanza in concorso con Bruno Giannotte, dipendente Multiservizi rimasto indagato a piede libero: i due si sarebbero “procurati le chiavi di accesso a Palazzo Guerrieri, per averle chieste e ottenute da un dirigente del Comune, approfittando della sua buonafede” e avrebbero “asportato sei Pc del tipo Al in one, di proprietà del Comune di Brindisi, facenti parte di una fornitura informatica destinata alla realizzazione del progetto denominato Smart Lab, finanziato con fondi della Regione Puglia”.

L’idea era dar vita a un centro multimediale al servizio della città. Il danno legato al furto, per l’Ente, è stato stimato in settemila euro più 2.400 euro per “tre serrature elettroniche forzate, pur far di fare ingresso nei locali nei quali erano custoditi 24 computer. Quei Pc, secondo l’accusa, sarebbero poi finiti nella disponibilità di Antonio Sirio, cognato di Pietanza, titolare di una impresa con sede a Brindisi, indagato a piede libero con l’accusa di ricettazione.

La vicenda è stata ricostruita partendo da dichiarazioni rese da tre funzionari del Comune, i quali hanno riferito di aver scoperto il furto “solo nel successivo mese di ottobre”. La denuncia venne sporta ai carabinieri. Determinati sarebbero le intercettazioni telefoniche, elementi che per l’accusa costituiscono “una granitica piattaforma indiziaria” a carico di Pietanza al quale è contestato il ruolo di “promotore” e a Giannotte quello di “esecutore materiale”.

palazzo guerrieri-2

Le intercettazioni

“Ce ne sono 4, 8, 12, 16, 20 e 22”, dice Giannotte al telefono. “Sono proprio belli”. E Pietanza: “E quelli sono”. Successivamente Sirio contatta Pietanza per chiedere istruzioni “allo scopo di installare un’altra versione del sistema operativo” e “ironizza sul fatto di aver inserito una password di accesso denominata Comune”. Secondo l’accusa, due giorni dopo il furto, Pietanza avrebbe chiesto a un componente dello staff del sindaco di “fare un inventario dei beni, asserendo di aver riscontrato la presenza di 17 computer in uno dei locali del Comune”.

Il che, secondo il gip è “estremamente significativo del fatto che Pietanza è persona capace di mistificare le circostanze del furto, allontanando da sé ogni sospetto”. In questa direzione è stata letta dall’accusa anche la conversazione con cui Pietanza “tentava di attribuire l’effrazione della serratura a una disposizione ricevuta dai funzionari comunali, non essendo disponibile in quel momento le chiavi”. Avrebbe affermato che quel giorno era presente un altro componente dello staff della sindaca e un dirigente.

La sostituzione degli pneumatici

Pietanza, Antonio Sirio e Nicola Iacobazzi sono accusati di peculato in concorso tra loro perché si sarebbero “appropriati di quattro pneumatici e di quattro cerchi” presenti nel magazzino della Multiservizi, per destinarli a un Iveco “intestato a Sirio”. Gli pneumatici danneggiati del mezzo in uso a Sirio sarebbero finiti nel magazzino. Uno scambio, in altre parole tra quelli nuovi e quelli vecchi avvenuto il 18 luglio di due anni fa, in un’officina della zona industriale di Brindisi, con fattura a carico della stessa Multiservizi.

Anche in questo caso a Pietanza viene contestato il ruolo di primo piano, in qualità di incaricato di pubblico servizio, essendo stato nominato anche responsabile del parco automezzi e attrezzature aziendali. Esecutore materiale, Iacobazzi. Intercettazioni, pure in questo caso: “Vedi se troviamo quattro gomme per Iveco”, dice Pietanza al telefono con Iacobazzi, il quale gli chiede a chi servono. “A me, perché ieri sono andato a prendere la vasca da bagno e scoppiò la ruota in mezzo alla strada. Ci sono quattro gomme usate?”. Risposta affermativa, tanto che poi Sirio conferma: “Prese, sono buone”.

Il certosino lavoro degli agenti della Digos ha permesso di recuperare la fattura intestata alla Multiservizi, arrivando a scoprire che quel documento è stato oggetto di segnalazione dell’organo di vigilanza interno, “perché il rapporto tra la società e il fornitore non risultava debitamente documentato da preventive richieste di acquisito o ordine, ma commissionato direttamente dal responsabile del settore richiedente”.

La Jeep di Multiservizi con i cartelli

La riparazione del muro al pediatra di fiducia di Luperti

Nell’ordinanza che trattiene Daniele Pietanza ai domiciliari, c’è un episodio di peculato e abuso d’ufficio contestato in concorso  Pasquale Luperti, all’epoca neo eletto consigliere comunale; al medico pediatra di fiducia di questi, Pasquale Oliva Priore; e a Raffaele Zuccaro e Paolo Lanza, questi ultimi dipendenti della Multiservizi. Tutti indagati a piede libero.

L’episodio attiene all’uso di mezzi della partecipata per il “soddisfacimento dell’interesse privato del medico” allo scopo di procedere alla “riparazione e al rifacimento di un muro lesionato della proprietà privata del pediatra”. Con vantaggio per quest’ultimo consistente nel risparmio legato ai costi necessario per le operazioni.

Sarebbe stato il medico a chiamare Luperti per chiedere se fosse possibile fare qualcosa: “C’è una lesione al muro, provocata quando tolsero l’albero”. Il consigliere: “Glielo dico al presidente”. Presidente “figura inesistente nell’organigramma”, ma coincidente con Pietanza, contattato dopo. Pietanza avrebbe poi organizzato il da farsi mettendo a disposizione un camion, un carro attrezzi e un bobcat, dirottando due operai della Multiservizi.

La derattizzazione a casa di una dipendente di Ente pubblico

Peculato e abuso d’ufficio anche per l’intervento che sarebbe stato chiesto da Maristella Tramonte, indagata a piede libero, impiegata presso l’ufficio provinciale del Lavoro, per la “rimozione di un topo morto trovato dalla donna nella sua proprietà” e per la “derattizzazione con materiale della Multiservizi”. La donna, quindi, secondo questa impostazione avrebbe risparmiato sui costi per l’intervento: “Un coniglio era”. A chiedere l’intervento sarebbe stato Luperti. Nel capo di imputazione c’è il riferimento a un”altra persona non ancora identificata”.

Per delineare il rapporto tra Pietanza e Luperti, il gip ha richiamato un’altra conversazione attinente a un intervento chiesto sempre dall’allora consigliere comunale per rimuovere un albero crollato sulla strada, il 29 luglio 2015. La Digos ha raccolto le foto dei luoghi mettendo a confronto il prima e dopo le telefonate tra Luperti e Pietanza.

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