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La borgata costiera di Specchiolla

La borgata costiera di Specchiolla

Specchiolla, come eravamo

SAN VITO DEI NORMANNI - Dal punto di vista amministrativo, la borgata marina di Specchiolla appartiene al territorio del Comune di Carovigno. Dal punto di vista storico, no.

SAN VITO DEI NORMANNI - Dal punto di vista amministrativo, la borgata marina di Specchiolla appartiene al territorio del Comune di Carovigno. Dal punto di vista storico, no: è sempre stata la spiaggia di San Vito dei Normanni, e la sua nascita nel marzo del 1953 avvenne ad opera della famiglia Trizza. E se si vuole andare ancora indietro nel tempo, sino alla riforma agraria, era feudo dei Dentice di Frasso, ramo di San Vito.

Quello che la burocrazia ha assegnato poi al comune vicino, è un'altra faccenda, ma tutto ciò che si potrà vedere mercoledì 10 luglio nella piazzetta antistante la chiesa di S. Maria delle Grazie (l'Ospedale) a San Vito, accanto al castello svevo, costituisce ricordi ancora vividi, memorie inoppugnabili di una identità indiscutibile.

Si tratta della mostra fotografica e documentale sulle origini e l'evoluzione della borgata di Specchiolla, organizzata dall'associazione culturale "Gli amici di Marco Marraffa", appassionato fotografo e paziente curatore di un archivio prezioso costruito in anni di ricerche. La cerimonia inaugurale prevede gli interventi dell'arch. Enzo Longo e del prof. Ernesto Marinò. Pino Capone declamerà alcune poesie in vernacolo in tema. In coda alla serata sarà assegnato il premio "Marco Marraffa cultore della memoria" giunto alla seconda edizione.

Specchiolla, che la memoria sia anche una denuncia

Mi permetto di aggiungere alla notizia dell'evento, al quale mi spiace non aver potuto contribuire, alcune memorie ulteriori e una denuncia. Specchiolla è sempre stata il mio mare dal 1957, quando con la famiglia vi trascorsi la prima vacanza di un mese. Le strade allora erano quattro in tutto compresa quella che costeggiava il porticciolo, la terza era via Marzo 1953, poi un'altra alle spalle e subito dopo la pineta. Il lungomare era percorribile sino all'altezza dell'attuale camping, poi diventava un sentiero che portava alla "spiaggia grande", una distesa di dune bellissime, alte, e di macchia profumata.

Non c'era energia elettrica, di sera accendevamo i lumi a petrolio che attiravano le falene. L'acqua bisognava pomparla dai pozzi, a mano ovviamente, ed era ancora potabile ma leggeremente salmastra. Di notte il vento scuoteva le serrande e il rumore del mare era quello che oggi puoi sentire solo nei luoghi quasi deserti. Non c'era asfalto ed avevamo le ginocchia perennemente sbucciate. L'unica barca da pesca era la "Gioconda", affittata dalla famiglia Trizza ad alcuni pescatori fasanesi, pescatori veri, silenziosi, gentili, che quando non erano in mare stavano seduti al sole a riparare le reti. La mattina il grossista (Musa) veniva a prendere il pesce, e portava il pane e il vino per la gente della "Gioconda". Il contratto era quello.

Mio padre tornava a S.Vito tutte le mattine per andare al lavoro, con un Motom che gli avevano prestato. La sera mi portava in un posto tra gli scogli dove poi fu costruito il campo di tiro a volo, una piccola laguna piena di grossi granchi che spingevamo con i piedi in un secchio, alla luce di una torcia elettrica. Noi bambini eravamo una piccola banda: io, i miei fratelli, Alberto e Gianni Brandi (Marina era ancora piccolissima), Michi, Massimo (caro amico, non posso ancora credere che ci abbia lasciati), Gilberto Lapresa, Sergio Caiulo di Brindisi e il suo fratello maggiore, Sergio Caramia di Mesagne. Saro Lillo e Guglielmo Raheli erano più anziani, già universitari. Maurizio Catalano. Poi Enzo e Pinuccio Masiello, Tommy. Il padre di Alberto, il professore Brandi, Peppo (anche lui non c'è più, da qualche mese), ci costruiva gli archi da indiani e noi ci addentravano in questa grande pineta, pulita, piena di vita, per ripetere le gesta degli eroi dei fumetti di allora. Una cosa così sarebbe toccata di diritto anche ai bambini di oggi.

Specchiolla, col passare degli anni, diventò un pezzo di America, era una cittadina abitata anche in inverno, ma in estate era fortemente attrattiva per noi adolescenti: le feste in terrazza organizzate dai ragazzi della base Usaf, le amiche e gli amici americani, culture a confronto, inglese fluente, mai annoiati. Il Mini Bar e la Caravella, dove si ballava all'aperto, sul mare. Specchiolla è stata tutto questo. Prima del crollo, del buio. Dune distrutte, macchia bruciata, pineta ridotta ad un decimo, invasione di auto (perchè la gente non va a piedi, sul lungomare?), nessun posto per ballare, praticamente nessuna spiaggia libera, accessi chiusi, e intorno residence dai nomi improbabili frutto di una "industria" dell'accoglienza improvvisata e per questo senza futuro. Turismo al 95 per cento interno. E soprattutto, i ragazzi non ci vogliono più andare a trascorrere le vacanze. A fare il bagno magari sì, anche se costretti in spazi sempre più sacrificati dalle nuove concessioni, ma di sera no.

Cari amici di Specchiolla, alla gente non piacciono i recinti, anche quelli che innalzano insegne prestigiose dietro le reti metalliche. Non piacciono le attività ricettive di professionalità discutibile, la mancanza di novità, la mancanza di spazi sul mare per le persone anziane e per i giovani. L'ambiente privatizzato e manomesso. Non si può rimediare a tutte queste offese con qualche sagra e due marciapiedi nuovi. Ci vorrebbe molto altro, come ritirare alcune concessioni per ripristinare gli equilibri ambientali compromessi. Controllare il rispetto delle regole sulle aree demaniali. E fare spazio a nuove idee, non al cemento (la trovata delle banchine sulle scogliere per il presunto nuovo porto turistico è orrenda, caro senatore Zizza). Interpellate qualche giovane architetto, qualche associazione culturale. Farà bene anche a voi, sostenere qualche battaglia vera. (Marcello Orlandini)

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