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Il villaggio Punta Grossa di Porto Cesareo considerato gemello di Acque Chiare

Il villaggio Punta Grossa di Porto Cesareo considerato gemello di Acque Chiare

Acque Chiare del Salento, cade la lottizzazione abusiva

A Lecce prescrizione per 130 imputati e dissequestro del villaggio Punta Grossa: costruttore, progettista, tecnici, sindaco (ex) di Porto Cesareo e tutti i proprietari delle villette, tra i quali 24 brindisini. Speranza per il complesso sul litorale di Apani a rischio confisca: attesa per la Cassazione, a maggio in Appello pronuncia sulla buona fede

BRINDISI – La speranza per i proprietari delle villette del villaggio Acque Chiare, a rischio confisca, arriva dalla vicina Lecce e si chiama “Punta Grossa”, nome del villaggio per il quale la Procura ha contestato la lottizzazione abusiva a 130 imputati in concorso tra costruttore e acquirenti: il Tribunale di Lecce ha dichiarato di “non doversi procedere per intervenuta prescrizione”, con contestuale dissequestro del complesso del valore di 50 milioni di euro.

Il villaggio di Acque Chiare sotto confisca

La sentenza è arrivata il 9 marzo scorso, cinque anni e mezzo dopo i sigilli, con lacrime in aula dell’imprenditore Fernando Iaconisi, finito sotto processo in qualità di amministratore unico della società Fgci. Il pubblico ministero Antonio Negro, in passato in servizio presso la Procura di Brindisi, aveva chiesto la condanna alla pena di tre anni di reclusione confermando l’impostazione iniziale; un anno e quattro mesi più 90mila euro di ammenda per l’allora primo cittadino del Comune in provincia di Lecce nonché i responsabili dell’ufficio tecnico tra i quali Cosimo Coppola di Torre Santa Susanna. Per i proprietari che acquistarono le villette del complesso edificato a Porto Cesareo aveva invocato un anno più 60mila euro di ammenda.

Nessuna delle richieste è stata accolta dal Tribunale in composizione monocratica, giudice Roberto Tanisi, di conseguenza sono fuori dal processo, al momento: Carlo Faccini di Brindisi; Gregoria Arena di Brindisi; Anna Rita Arsieni di Cellino San Marco; Emma Bruno di Brindisi; Maria Bruno di Brindisi; Giovanni Cirici di Brindisi; Vincenzo Ghezzani di Brindisi; Aldo Giove di Brindisi; Aldo Greco di Brindisi; Elena Maci di Torre Santa Susanna; Maria Maletta di Brindisi; Rosanna Maletta di Brindisi; Roberto Massaro di Brindisi; Domenico Massaro di Brindisi; Addolorata Montanaro di Francavilla Fontana; Vincenzo Morrone di Francavilla Fontana; Giovanni Taveri di Brindisi; Maurizio Toscano di Brindisi; Lucia Vergara di San Pancrazio Salentino; Antonio Verna di San Pancrazio Salentino; Maria Verna di San Pancrazio Salentino. Sono tutti proprietari delle villette, così come lo sono i brindisini finiti sotto processo con accusa identica di lottizzazione abusiva in relazione al villaggio Acque Chiare edificato in località Torre Testa dall’imprenditore Vincenzo Romanazzi.

La sentenza scritta a Lecce (motivazioni fra 90 giorni), è ritenuta importante dagli avvocati che assistono i proprietari delle villette di Acque Chiare, perché accanto alla prescrizione legata al trascorrere del tempo, con conseguente estinzione del reato, è stata disposta la “restituzione” del villaggio sequestrato in fase di indagine. I sigilli continuano a rendere Acque Chiare un villaggio fantasma: è così dal 28 maggio 2008 e potrebbero diventare definitivi nel caso in cui dovesse esserci la confisca, come ha chiesto la Procura di Brindisi.

La Finanza al villaggio Acque Chiare

Sul futuro del complesso Acque Chiare importante è la decisione della Cassazione, chiamata a pronunciarsi sulle posizioni del costruttore e del notaio Bruno Romano Cafaro che rogò la maggior parte degli atti, entrambi condannati a un anno e sei mesi con ammenda di 55mila euro; nonché dell’ex dirigente dell’Urbanistica Carlo Cioffi e del progettista Severino Orsan, condannati a nove mesi con 35mila euro di ammenda. Parti civili sono gli acquirenti. Gli Ermellini attendono a loro volta la pronuncia della Grande Chambre di Strasburgo, organo di giustizia europeo dinanzi al quale pende un caso analogo a quello di Brindisi,  in modo tale da uniformare la pronuncia a un orientamento di più largo respiro secondo il quale se c'è prescrizione non può esserci confisca.

A maggio, intanto, è prevista l’udienza davanti alla Corte d’Appello di Lecce che interessa i proprietari per i quali la prescrizione è stata riconosciuta in seconda battuta, con sentenza il 3 giugno 2014 dal giudice Vittorio Testi, dopo identica pronuncia per 73 acquirenti nella prima fase. In Appello si è arrivati perché sono stati riuniti due ricorsi: da un lato quello del pm Antonio Costantini per saltum in Cassazione, sostenendo che il riconoscimento della prescrizione per i 73 proprietari sia tardivo; dall’altro gli avvocati degli imputati che chiedono di entrare nel merito, vale a dire di definire la questione della buona fede nell'acquisto che, se riconosciuta dai giudici, porterebbe all’assoluzione dall'accusa di lottizzazione abusiva e di conseguenza all’esclusione della confisca.

Sul piano civile, sono state avanzate richieste di risarcimento danno, anche morale, per un ammontare di mezzo milione di euro, presentate da alcuni avvocati nei confronti di Comune e Regione Puglia, citati perché non avrebbero vigilato sull’accordo di programma posto alla base della costruzione di Acque Chiare, e dei notai che hanno rogato le compravendite certificando che gli immobili potevano essere effettivamente immessi sul mercato.

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