Mercoledì, 20 Ottobre 2021
Cronaca

Spiritualità, mito e politica del Grande Svevo in un libro del brindisino Guzzo

La Società di Storia Patria per la Puglia, Sezione di Brindisi, ha presentato il libro scritto dal concittadino, storico-medievista Cristian Guzzo: "Federico II - Storia e Metafisica storica di un messia ghibellino tra spiritualità e politica"

BRINDISI -  Ben riuscita la serata culturale di venerdì 6 marzo organizzata dalla Società di Storia Patria   per la Puglia, Sezione di Brindisi, tenutasi nei locali del Centro Studi per la Storia dell’Arcidiocesi di Brindisi-Ostuni (Chiesa di Sant’Anna). Per l’occasione, si è presentato il libro scritto dal concittadino, storico-medievista Cristian Guzzo: Federico II – Storia e Metafisica storica di un messia ghibellino tra spiritualità e politica (Edit@ Casa Editrice & Libraria in Taranto, 2014).

Antonio Caputo e Giacomo Carito-2I lavori sono stati coordinati da chi scrive, segretario della Sezione di Brindisi della Società di Storia Patria che, di fronte ad un uditorio appassionato e interessato, ha dato la parola per un indirizzo di saluto al prof. Giacomo Carito, presidente dello stesso sodalizio culturale della sezione di Brindisi, nonché direttore del Centro Studi ospitante. (Nella foto, Caputo e Carito)

Carito ha rilevato quanto siano opportuni tali appuntamenti che costituiscono un momento di crescita cittadina, nella consapevolezza che la storia è capace di far considerare e aprire scenari coinvolgenti con personaggi, come l’imperatore Federico II di Svevia, capace di trascinare ogni interesse al di là dei ristretti confini di campanile. Non ha mancato il prof. Carito di fare riferimento alla coesione e alla laboriosità, in termini di produzione scritta e di pubblicazioni, dei soci di Storia Patria della sezione di Brindisi.

Chi scrive, durante la sua introduzione, ha evidenziato quanto contraddittoria sia stata la condotta dello “Stupor mundi”: avaro e iracondo secondo i guelfi, saggio e illuminato per i ghibellini. Una via di mezzo, riguardo il “Grande Svevo”, la trova il viaggiatore-cronista, nonché politico fiorentino Giovanni Villani che nella sua “Cronaca” lo definisce: uomo di gran valore e di senno, ma anche dissoluto in lussuria e di vita epicurea.

Cordasco (2)-2E’ stata quindi la volta del prof. Pasquale Cordasco, docente di Paleografia nell’Università di Bari, segretario regionale della Società di Storia Patria per la Puglia e direttore del Centro Studi Normanno-Svevi di Bari. Nella sua puntuale relazione, Cordasco ha rimarcato quanto il periodo normanno-svevo abbia contrassegnato tutte le vicende positive del meridione d’Italia. Ha precisato poi che il tema del libro scritto da Guzzo è complesso e insidioso: la spiritualità di un uomo (Federico) che ha attraversato la storia dell’Europa.

Attraverso i suoi tanti interessi, il mito dello Svevo si è formato molto presto, tanto da svilupparsi quando egli era ancora in vita. Dopo la sua morte Federico ha continuato a proiettare la propria ombra, avendo ancora parte, con i suoi decreti, negli apparati statali. Sull’alea di varie e diverse sensibilità personali, tali sensazioni continuano a pervadere  numerosi studiosi. Guzzo, ha ribadito il professor Cordasco, si confronta con un aspetto difficile della personalità di Federico, quello della sua spiritualità, figura che finora non è stata affrontata adeguatamente. Ha affermato, infine, che l’autore indaga a fondo come e su dove poggia il mito federiciano, incuriosendo studiosi e appassionati. (Nella foto, Pasquale Cordasco)

E’ stata quindi la volta del dott. Giuseppe Maddalena Capiferro, neurochirurgo, ricercatore attento, storico-medievista. Egli parlando dello Stupor Mundi ha affermato che si trattava di un regnante occidentale medievale, un re degli infedeli secondo l’Islam, vittima del secolarismo papale, dispotico, assolutista, irascibile, ma anche sensibile e colto, violento e intransigente, ma anche prudente e diplomatico, privo di scrupoli, ma anche riflessivo e tendenzialmente introspettivo. Una figura insomma, apparentemente delineata da contraddizioni e, contestualizzandone l’epoca storica, deludente per gli insuccessi dei propri obbiettivi e delle numerose attese che ne avevano annunciato la venuta e la missione umana profetizzata a più voci, come riportato dall’Autore nel suo lavoro.  

Caputo tra Guzzo e Capiferro-3Ma perché un monarca morto 765 anni orsono suscita ancora tanto interesse? La risposta è in parte nella ricerca accurata di Cristian Guzzo relativamente alle profezie, alle correnti culturali escatologiche e pseudoreligiose che annunciarono e accompagnarono poi l’esperienza umana dell’Hoenstaufen (cicli arturiani, della ricerca del Graal, ecc.) e per altro verso, da ricercarsi, presumibilmente, nella evocazione o rievocazione di una “forza psichica orientata”, il cosiddetto Eggregore. Termine questo sconosciuto perfino all’Enciclopedia Treccani, ma noto dal libro di Enoch (I reggenti invisibili e silenziosi dell’umanità sulla montagna sacra…) nella sua eccezione greca eggregoroi di “vigilante” o secondo altri dalla radice egizia gergu o  geru, “silenzioso”, corrisponde ad un’entità spirituale che vive nelle energie orientate  di comunità di individui e che può sopravvivere, nel corso del tempo, ai suoi stessi animatori (o rievocatori). (Nella foto, Caputo tra Guzzo e Capiferro)

Cristian Guzzo-3Federico è stato un imperatore visto dal suo popolo come l’incarnazione della Giustizia divina, una figura che racchiudeva in sé i due poteri di re e sacerdote e che amalgamava il modello di Pater Patriae con quello archetipo di Pater familias, di genitore, di guida, protettore, mediatore trascendentale, giudice. Una rappresentazione che come ha accuratamente evidenziato Henry Corbin (Storia della filosofia islamica, Adelphi 1989, p.266) era perseguita dallo stesso Sufismo e che mirava al sogno di una teologia imperiale imperniata sull’idea dell’Uomo Perfetto, quale centro del mondo.

Un interrogativo parrebbe legittimato da queste ultime considerazioni. Lo Stupor con una sua ristretta cerchia di uomini che godeva della sua amicizia e fiducia, potrebbe, consapevolmente o inconsciamente aver restituito vitalità ad un Eggregore orientato verso le finalità di cui si è detto? Forse in questo progetto o missione è la risposta al V quesito delle “Questioni Siciliane” che, secondo la tradizione, Federico II chiede al sufi Ibn-Sab’in: “Il cuore del credente è tra due dita del misericordioso” ossia l’anima dell’uomo perfetto deve essere talmente leggera da poter essere sollevata da due sole dita della mano di Dio.  Ecco, quindi, che l’imperatore “vive e non vive” e il suo sogno, lungi dall’essere morto con lui, aleggia ancora nell’anima dell’occidente pronto a tornare alla chiamata del cuore puro di un credente. (Nella foto, Cristian Guzzo)

Al tavolo della presidenza, per finire, si è quindi approssimato l’autore, Cristian Guzzo, che ha ringraziato quanti hanno contribuito alla riuscita della serata e, soprattutto, quanti lo hanno instradato verso gli studi storici e particolarmente medievali, che poi lo hanno portato ad approfondire fatti e tematiche di quel periodo storico, fino a portarlo alla pubblicazione di testi scientificamente appropriati.  (LE FOTO SONO DI MARIO CARLUCCI) 

Il pubblico dell'evento-3

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