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Lo sportello antiracket a Brindisi

Lo sportello antiracket a Brindisi

“Sportelli antiracket falsi: personale inesistente, attività mai rese”

Il gip: "Associazione per delinquere, ruolo di promotore contestato alla presidente Gualtieri, accusata anche di corruzione"

BRINDISI – “Spese per personale inesistente, attività mai rese, fornitura fittizia di beni per gli sportelli di Brindisi, Lecce e Taranto”: secondo l’accusa mossa dalla Procura salentina, ci sarebbe stata un’associazione per delinquere dietro la gestione delle tre sedi, con la presidente Maria Antonietta Gualtieri come capo promotore e la complicità di altre nove persone, fra il 2010 e il 2011, sino ad oggi. Giorno degli arresti.

Il tribunale e la procura di Lecce

Il sodalizio è stato contestato nei confronti di Giuseppe Naccarelli, dirigente dell’Ufficio Europa del Comune di Lecce; Pasquale Gorgone, funzionario dell’ufficio Patrimonio del Comune di Lecce; Serena Politi, componente della segreteria tecnica dello sportello di Lecce e Marco Fasiello, figlio della presidente Gualtieri”. Componenti del sodalizio, stando quanto contestato, anche: F. V., avvocato, indicato per lo sportello di Brindisi e di recente nominato vice presidente;  Francesco Lala, consulente del lavoro; Stefano Maria Laudisi, Chiara Manno, avvocato indicato fittiziamente per lo sportello di Taranto, moglie di V, e Michele Pasero, al quale sarebbero riconducibili le società South Production, Yltour e My Italy.

Gli indagati “si associavano al fine di commettere prurimi delitti contro il patrimonio, la pubblica amministrazione e la fede pubblica”, nonché per commettere truffe e per il conseguimento di erogazione pubbliche, corruzione, peculato e falsi in atto pubblico”. Tra i reati cosiddetti “fine” dell’associazione, anche “violazioni delle disposizioni finanziarie”. Tutti “finalizzati a documentare spese fittizie per l’attività di funzionamento dei tre sportelli dell’Associazione Antiracket Salento per i quali risultavano stanziato fondi per un milione e 522mila euro, oltre a quelle per opere infrastrutturali, per gli arredi e le attrezzature nonché per gli impianti di videosorveglianza, in tutto o in parte non eseguite”, a fronte di stanziamenti per 511.103 euro.

Le somme, stando a quanto è stato accertato dai militari della Guardia di Finanza, sono state erogate dal Mef Igrue in base alla rendicontazione dell’Associazione e dei Comuni aderenti dalla convenzione”. Brindisi è una delle tre Amministrazioni locali che firmò l’intesa per l’apertura dello sportello, prima a Palazzo Guerrieri e poi in via Carmine”. La conclusione alla quale è arrivato il gip Giuseppe Gallo del Tribunale di Lecce è analoga a quella descritta dai pm nella richiesta di arresto: “La documentazione” non sarebbe stata veritiera con riferimento “ai report mensile, alle procedure di gara esperite e alle fatture”.

Anche a Brindisi era prevista “una struttura operativa territoriale fissa con presenza continuativa composta da un responsabile di sportello e due addetti alla segreteria tecnica, dal lunedì al venerdì per otto ore al giorno, ai quali andavano ad aggiungersi figure professionali come un avvocato, presente sei giorni al mese, un commercialista, quattro volte al mese”. E ancora “uno psichiatra, un esperto in materia bancaria, un addetto stampa e comunicazione, tutti per tre giorni al mese”, figure “uguali per i tre sportelli” al pardi di “ulteriori professionisti addetti alla gestione amministrativa e non operativa dell’Associazione, come un responsabile per 15 giorni e due unità a contratto, un commercialista e un tecnico, per i primi cinque mesi del progetto”.

Le condotte contestate avrebbero indotto in errore “l’Ufficio del Commissario straordinario del Governo, nonché la segreteria tecnica del Pon presso il Dipartimento di pubblica sicurezza del Ministero dell’Interno”.

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