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Cronaca

“Staffetta per la droga? No, aspettavo una ragazza e dovevo fare pipì”: ottiene i domiciliari

Il gip: “Versione puerile”. Il Riesame attenua la misura per Antonio Facecchia, 37 anni

BRINDISI – Per il gip la versione offerta da Antonio Facecchia, 37 anni, di Brindisi, accusato di spaccio di droga, è inverosimile e puerile, per il Riesame dopo venti giorni trascorsi in carcere, le esigenze cautelari possono ritenersi attenuate. Fermo restando i gravi indizi di colpevolezza di fronte alla scoperta di 32 chili di marijuana trovati nell’auto che Facecchia avrebbe scortato, precedendola con una Fiat Punto sulla strada per Novoli, il 7 agosto scorso.

La versione dell’indagato

FACECCHIA ANTONIO-2-2-2In sede di interrogatorio di fronte al giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Lecce, Facecchia alla presenza dell’avvocato Daniela d’Amuri ha sostenuto di non sapere nulla della droga e della seconda auto, una Grande Punto, e di essersi trovato lì solo perché aveva appuntamento con una ragazza.

Alla presenza della penalista del foro di Brindisi, ha inoltre detto di non essersi accorto dell’auto che era di lui e neppure del posto di blocco dei carabinieri che hanno intimato l’Alt mostrando la paletta. Il motivo? Risposta: era alla ricerca di un posto per una “impellente necessità fisiologica”. Quel luogo, sempre secondo la versione dell’indagato, si è rivelato non idoneo perché all’angolo della strada c’era un venditore di angurie. Versione “assolutamente inverosimile e puerile” secondo il gip Alcide Maritati, il quale ha convalidato l’arresto in carcere così come chiesto dal pubblico ministero.

Il ricorso al Riesame

La penalista d’Amuri ha deciso di ricorrere al Riesame per chiedere almeno l’attenuazione della misura, con il riconoscimento dei domiciliari. E il collegio ha accolto il ricorso discusso nella mattinata di oggi, disponendo il trasferimento di Facecchia dal carcere di Borgo San Nicola, all’abitazione dell’indagato.

L’arresto

L’arresto di Facecchia risale al pomeriggio del 7 agosto. I militari intimarono l’Alt a due auto che procedevano a poca distanza l’una dall’altra sulla strada per Novoli. Due Fiat Punto, alla guida della prima c’era  Facecchia, nella seconda due uomini di nazionalità albanese: i conducenti forzarono il posto di blocco, tentarono la fuga e finirono in una strada senza uscita. Facecchia venne bloccato mentre tentava di fare retromarcia, gli altri riuscirono a scappare a piedi. Furono identificati dai documenti trovati in auto: nel bagagliaio c’eranoi due sacchi contenenti 32 chili di marijuana. In quello dell’auto guidata dal brindisino, una bilancia elettronica da banco con portata massima sino a 40 chilogrammi.

L’accusa

La bilancia e la poca distanza tra le due auto portarono i carabinieri a ritenere che Facecchia fosse consapevole del fatto che nell’altra Punto ci fosse la droga e che, quindi, la sua presenza era finalizzata a una staffetta. Da qui l'arresto in flagranza di reato e il trasferimento nel carcere di Lecce, su disposizione del pubblico ministero di turno.

I telefonini

L’accusa resta. Così come restano sotto sequestro due telefonini trovati nella Punto condotta da Facecchia. Una scheda sim spezzata venne rinvenuta dai carabinieri nella loro auto di servizio, dove il brindisino era stato accompagnato durante la perquisizione. Secondo la tesi accusatoria, Facecchia avrebbe cercato di disfarsene per cancellare i contatti avuti quel giorno e in quelli precedenti.

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