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Cronaca Ostuni

Stalking: patteggia la pena, condanna mitigata

OSTUNI - Nega di essersi macchiato del reato di violenza sessuale ma per il resto delle accuse patteggia la pena, ottiene le attenuanti generiche e mitiga la condanna: un anno e dieci mesi di carcere. Tanto dovrà scontare il pregiudicato Pietro Guarnieri (36 anni, di Ostuni).

OSTUNI - Nega di essersi macchiato del reato di violenza sessuale ma per il resto delle accuse patteggia la pena, ottiene le attenuanti generiche e mitiga la condanna: un anno e dieci mesi di carcere. Tanto dovrà scontare il pregiudicato Pietro Guarnieri (36 anni, di Ostuni).

Così ha deciso il Gup Valerio Fracassi. Il giovane (assistito dall'avvocato Giovanni Zaccaria) era finito in carcere nel marzo scorso, all'esito delle indagini avviate dalla polizia sulla scorta della denuncia depositata presso il Commissariato di Pubblica sicurezza della Città bianca da una giovane ostunese di 28 anni, vittima di minacce e vessazioni da parte del suo ex, il pregiudicato Pietro Guarnieri, appunto.

Un autentico incubo, per la giovane donna, che dopo aver condiviso con il pregiudicato una brevissima storia sentimentale era divenuta oggetto di autentiche persecuzioni, condite anche con minacce di morte. I primi contatti tra l'aggressore e la vittima risalgono al dicembre del 2009. Guarnieri dapprima avrebbe chiesto alla madre della donna di occuparsi delle pulizie presso il suo appartamento, nel centro storico della Città bianca. Un pretesto, per consentirgli di allacciare più facilmente i rapporti con la figlia. Da lì a poco, infatti, avrebbe dichiarato le sue simpatie nei confronti della ragazza, convincendola ad affezionarsi, seppure per un brevissimo periodo. Poi la rottura, con la giovane, decisa a troncare quasi sul nascere la relazione, nonostante la violenta resistenza sfoderata da Guarnieri, che per un paio di mesi avrebbe tartassato, di giorno e di notte, la poveretta.

Diversi gli episodi, documentati dalla polizia: nel mirino del sorvegliato speciale più volte sarebbe finita l'auto della ragazza, una "Ford Fiesta", danneggiata e sfregiata. Quindi la sequela di telefonate minacciose: "La prossima volta la incendierò, provvedi che la macchina non esisterà più". E poi ancora: "Se mi denunci ti faccio massacrare di botte, da altre persone e ti faccio andare in ospedale".

Guarnieri in carcere c'era finito già nel 1996, rimanendoci per ben dodici anni, sino al luglio del 2009, chiamato a scontare sino in fondo il cumulo di pene a suo carico (per furti, rapine e scippi). Nei guai, stavolta, c'è finito per una storiaccia venuta a galla grazie alla denuncia della giovane e sulla scorta degli elementi raccolti in sede di attività investigativa dagli agenti del Commissariato di pubblica sicurezza della Città bianca.

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