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Sonia Alfano con i genitori di Melissa Bassi

Sonia Alfano con i genitori di Melissa Bassi

Strage Morvillo, la parola ai pm

BRINDISI – Comincia oggi il dibattimento finale del processo per l’attentato del 19 maggio 2012 davanti all’Istituto professionale “Morvillo Falcone” di Brindisi, con la requisitoria del pm Cataldo Motta e Guglielmo Cataldi. Assiste all’udienza Sonia Alfano, presidente della Commissione speciale antimafia.

BRINDISI - Comincia oggi il dibattimento finale del processo per l'attentato del 19 maggio 2012 davanti all'Istituto professionale "Morvillo Falcone" di Brindisi, con la requisitoria del pm Cataldo Motta e Guglielmo Cataldi. Assiste all'udienza il parlamentare europeo dell'Idv, Sonia Alfano, presidente della Commissione speciale antimafia, che si è intrattenuta con Rita e Massimo Bassi, i genitori della studentessa 16enne Melissa, uccisa dalla bomba collocata e telecomandata da Giovanni Vantaggiato, a sua volta presente in aula.

Le cinque compagne di scuola di Melissa che riportarono le ferite più gravi nell'attentato, parti civili nel processo, indossano una maglietta con il volto di Melissa Bassi e la scritta "Lo sapeva il destino che noi siamo più forti di lui, noi non dimentichiamo. Giustizia". Dopodomani, domenica sarà trascorso un anno dal giorno della strage. Da domani le manifestazioni per ricordare che impegneranno le istituzioni locali, la Regione, esponenti del governo nazionale, il movimento degli studenti.

Si comincia con la requisitoria del sostituto procuratore della Dda, Guglielmo Cataldi, che descrive con palese emozione la scena che si prsentava in via Cataldi dopo l'esplosione delle 7,42 del 19 maggio, riportata in tutto il mondo dal video messo online da BrindisReport.it: "Ho visto una nube grigia dopo lo scoppio, le ragazze a terra" dice un lavoratore. Un altro operatore: "Sentii un boato, scesi giù scappando, era tutto pieno di fumo e non si vedeva nulla in terra". Un dipendente della ditta Multiservizi: "Ho sentito un botto forte, alle 7 -8 meno un quarto. Sono rimasto impietrito, il colpo è stato forte".

Un operaio Monteco: "Ho sentito un colpo grosso, come se fosse esploso un palazzo". "Ho sentito due boati - dice la centralinista della scuola, e poi una fiammata enorme. Ho avuto l'impressione come se ci fosse stato un terremoto. I ragazzi arrivavano e mi chiedevano, Rosa posso uscire?". Poi l'universitaria che scende dal pullman davanti alla scuola in attesa del padre che la raggiunga per portarla a casa. Si ferma nei pressi del bidone, si sposta verso destra, all'ombra e questo gesto le salva la vita: "Ho sentito due esplosioni e ho avuto il tempo di affacciarmi. Ho visto una ragazza, distesa per terra, nera. L'altra ragazza era a fianco. Poi ho scoperto che era Selena Greco, mi veniva incontro e mi diceva Melissa Melissa. Sembravano completamente carbonizzate".

Poi il racconto di Selena, nelle parole del pm Selena: "Eravamo io Melissa e Azzurra, dietro c'era Sabrina Ribezzi che stava nello stesso punto. Ci siamo fermate a un angolo perché c'era il semaforo rosso, stavamo parlando abbiamo attraversato la strada, abbiamo notato il cassonetto blu e non ci abbiamo fatto caso. C'era Melissa nell'ambulanza, le ho dato la mano e le ho detto di stare tranquilla. Poi è morta".

"Il 19 maggio era un giorno di primavera come lo è oggi queste ragazze erano scese dal pullman, si erano baciate sotto un tiepido sole di maggio. Le ho immaginate che parlavano della pettinatura, o di Facebook - prosegue il pm Guglielmo Cataldi guardando la giuria popolare -. Uno può mettere una bomba dappertutto, anche nel deserto del Sahara, fa un danno all'ambiente ma non ucciderà delle persone. La può mettere vicino alla scuola, ma anche dal muro di cinta della scuola. L'attentato al tribunale di Lecce, tanto tempo fa, venne commesso da efferati criminali ponendo l'esplosivo e facendolo saltare di notte, nel garage, dove c'erano auto. Porre la bomba lì dove c'è l'ingresso pedonale, non delle auto, ma pedonale ha un significato ben preciso".

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