Cronaca

Suicidio dopo i video hard sul web, sotto inchiesta anche un brindisino

La Procura di Napoli Nord ha iscritto sul registro degli indagati un ragazzo che con altri tre aveva stretto amicizia su Facebook con Tiziana Cantone, la giovane che si è tolta la vita dopo aver scoperto che su internet e Whatsapp c'erano i suoi filmati in intimità. Sono accusati di diffamazione: fu lei stessa a fare quei nomi

BRINDISI – Un giovane di Brindisi, due fratelli residenti in Emilia Romagna e un quarto uomo sono indagati per diffamazione in relazione alla diffusione su internet dei filmati dei momenti di intimità di Tiziana Cantone, la giovane di Casalnuovo che si è tolta la vita tre giorni fa, dopo aver scoperto che quei video erano finiti sul web, su Facebook e su Whatsapp.

Il brindisino, le cui generalità sono state rese note dal Corriere della Sera nell’edizione on line di oggi, è finito sotto inchiesta e probabilmente sarà ascoltato già nelle prossime ore dai magistrati della Procura di Napoli Nord, per ricostruire i contorni di una vicenda che la giovane ha tentato in tutti i modi di fermare. Non ci è riuscita. Non è bastato denunciare, integrare quell’esposto e neppure fare i nomi dei quattro amici “virtuali” conosciuti appunto sul web a cui lei stessa avrebbe inviato alcune immagini dei suoi momenti di intimità con l’ex fidanzato, non indagato.

Il nome del giovane brindisino (C.R) risulta dalla denuncia che Tiziana Cantone ha sporto in Procura nel mese di maggio 2015 raccontando, stando a quanto riferisce il Corriere, di aver conosciuto sia lui che gli altri tre, poco tempo prima sui social. Sarebbero stati quindi, “amici”. Non è chiaro se quei nomi sia corrispondenti alle reali generalità dei ragazzi o se si tratti dei nominativi dei profili sul social network. 

Sui canali di comunicazione di Fb avrebbe viaggiato un filmato che la giovane ha ammesso di aver mandato lei stessa, in un periodo particolare della sua vita, mai pensando che da lì quei video avrebbero raggiunto altre destinazioni: siti porno e Whatsapp. E’ l’inferno, un incubo che non le lascia scampo ogni giorno che passa, che le toglie il respiro, che le impedisce di vivere. Si chiude in casa.

A nulla serve neppure una denuncia presentata dalla giovane  il 13 luglio dello scorso anno per chiedere al Tribunale di pronunciarsi con ordinanza per rimuovere quei filmati che continuano a girare. Si moltiplicano le condivisioni, stando a quanto avrebbe scoperto la Procura di Napoli che al momento procede per diffamazione con delega di indagine alla polizia postale. Sul web sono stati trovati sei video: i magistrati partenopei sono al lavoro per capire chi abbia postato quei video. Non è escluso che ci siano altri indagati, così come non è escluso che venga modificata l'ipotesi di reato contestata. 

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