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Venerdì, 19 Aprile 2024
Cronaca

“Ti taglio la testa e racconto tutto a tuo marito”, ma le accuse si sgonfiano nel processo

E’ stato condannato a un anno un 46enne di Surbo accusato di aver vessato per anni una donna del Brindisino con cui aveva avuto una relazione extraconiugale. Assolto dal reato di violenza sessuale

SURBO - Erano gravissime le accuse mosse nei riguardi di A.D.G, 46enne di Surbo, ma all’esito de processo discusso con il rito abbreviato e in cui rischiava sei anni di reclusione per stalking, lesioni e violenza sessuale, alla fine è stato riconosciuto responsabile dei primi due reati e assolto da quello più grave.

La condanna è stata così di un anno, col beneficio della pena sospesa accordato al percorso psicologico che dovrà seguire (secondo quanto imposto dalla legge per questo tipo di reati) entro quattro mesi dal momento in cui la sentenza diventerà definitiva.

A emettere il verdetto è stato, nei giorni scorsi, il giudice Marcello Rizzo, e nella sua decisione, sebbene non siano ancora state depositate le motivazioni, hanno certamente inciso, alla luce dell’ammontare della pena inflitta, le argomentazioni della difesa. Il legale dell’uomo, l’avvocato Enrico Gargiulo, aveva infatti svolto delle indagini difensive, raccogliendo alcune testimonianze che avrebbero minato la credibilità della vittima.

Certo è che il racconto di quest’ultima messo nero su bianco in diverse denunce sporte nella stazione dei carabinieri di Torre San Susanna, dove risiede, sfociarono nell’arresto del presunto aguzzino, che dopo alcuni mesi di domiciliari, era attualmente sottoposto al divieto di avvicinamento. La misura è stata poi revocata all’esito del processo.

Stando alle indagini, il 46enne non avrebbe accettato la decisione della donna di chiudere la loro relazione extraconiugale e sospettando dell’esistenza di altri amanti, e per costringerla anche ad avere rapporti sessuali, l’avrebbe minacciata di raccontare tutto al marito e alle figlie o che l’avrebbe uccisa.

Le intimidazioni sarebbero state rivolte, tra l’aprile del 2018 al marzo del 2021, alla malcapitata con numerosi messaggi, telefonate, videochiamate, ma anche di persona e sarebbero state di questo tipo:“Lo so  che mi vuoi lasciare perché c’è qualcun altro, tieni presente che ammazzo prima a te e poi a lui, faccio una buca sotto un albero! E chi ti trova!...Tu devi sapere che sei mia… se mi lasci ti ammazzo e se ti trovo con un altro ammazzo pure lui… ti verrò a trovare ovunque tu sia”; “…puoi andare dai carabinieri tanto quando esco ti ammazzo…racconto tutto a tuo marito così se non ti ammazzo io, ti ammazza lui”; “sto venendo e dobbiamo uscire per forza, non mi fare arrabbiare altrimenti sai che succede”; “sto venendo a casa tua, adesso che arrivo faccio un casino,…ti taglio la testa e la metto sul cancello di casa, appena scopro con chi ti stai vedendo ammazzo te e lui”. In altre circostanze, l’uomo avrebbe distrutto il telefonino della donna per impedirle di chiamare le forze dell’ordine schiacciandolo con una ruota dell’auto; in un’altra occasione, nel febbraio dello scorso anno, avrebbe forzato la maniglia dello sportello della vettura dove la ex si era rifugiata azionando le sicure, e l’avrebbe afferrata con forza per il braccio colpendola al viso con schiaffi e pugni, e provocandole una distorsione al dito di una mano (giudicato guaribile in dieci giorni).

Il procedimento inizialmente aperto dalla Procura di Brindisi fu poi trasferito (per competenza territoriale, poiché il primo episodio denunciato sarebbe avvenuto a Surbo) a Lecce e affidato alla sostituta procuratrice Erika Masetti che, pubblica accusa nel processo, aveva invocato 6 anni (decurtati di un terzo per la scelta del rito abbreviato). Ma, come detto, le accuse si sono ridimensionate dinanzi al giudice che ha inflitto solo 12 mesi all’imputato.

Alla donna, parte civile con l’avvocato Giuseppe Miccoli del foro di Brindisi, è stato riconosciuto un risarcimento del danno di 5mila euro.

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