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Sveva Cardinale, al secolo Paola Catanzaro

Sveva Cardinale, al secolo Paola Catanzaro

Sveva Cardinale chiede la libertà: “Non ho abbindolato nessuno”

Respinge le accuse dopo aver querelato l’imprenditore che l’ha denunciata: “Avevano una relazione, mi assunse fittiziamente nella sua azienda. Dopo le nozze voleva che mi prostituissi”. Denunciato anche un farmacista

BRINDISI – “Non ho abbindolato nessuno, né costretto qualcuno a versarmi somme di denaro: dal 2006, anno di chiusura della chiesetta di contrada Uggio, non ho più tenuto incontri. Alcuni di quelli che mi hanno denunciato neppure li conosco: uno sì, un uomo, perché abbiamo avuto una relazione chiusa quando mi sono sposata, ma lui voleva che mi prostituissi”.

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L’interrogatorio

Dopo una notte trascorsa nel carcere di Lecce, Paola Catanzaro, alias Sveva Cardinale, ha respinto l’accusa mossa nel provvedimento di arresto affrontando un lungo interrogatorio di garanzia davanti al gip del Tribunale di Brindisi, Giuseppe Biondi. Accanto a lei l’avvocato Cosimo Pagliara, difensore di fiducia (nella foto in basso), autore del ricorso al Riesame per chiedere l’annullamento dell’ordinanza di custodia cautelare o in subordine l’attenuazione della misura, con il riconoscimento dei domiciliari. Anche con il braccialetto elettronico.

Ha parlato per oltre tre ore l’indagata, nata a Brindisi, 43 anni, già Paolo, al quale il pubblico ministero Luca Miceli, contesta di essere stata a capo di “un’associazione per delinquere finalizzata a commettere più delitti di truffa”. Avrebbe avuto “compiti di decisione, pianificazione e individuazione delle vittime nonché di scelta dei settori nei quali investire i proventi” e avrebbe ideato “il fantomatico progetto delle croci o dei doni” che consisteva – si legge – nella “realizzazione e diffusione nel mondo di croci”. Tutto dietro elargizioni periodiche, spesso mensili, in contanti, anche sino a duemila euro.

Truffa per quattro milioni di euro

L'avvocato Cosimo PagliaraPer l’accusa l’ingiusto profitto sarebbe stato pari ad “almeno quattro milioni di euro”. Somma conteggiata dai finanzieri del Nucleo di polizia tributaria, partendo dal contenuto della denuncia sporta da un imprenditore il 17 maggio 2017. Il primo dei nove che, allo stato, punta il dito contro Catanzaro, riferendo di averlo conosciuto come Paolo il mistico, in un periodo in cui era molto sofferente perché non riusciva a realizzare il desiderio di paternità. Alle somme versate, sarebbero stati aggiunti acquisiti di immobili, come quello che si trova a Brindisi nel rione Casale, poi intestato a Paola Catanzaro, assieme al box di pertinenza.

La versione dell’indagata

“In quel periodo io e lui stavamo insieme, avevamo una storia”, ha detto al gip questa mattina. “Ci siamo conosciuti quando ero ancora Paolo. Ma di incontri in contrada Uggio non ce ne sono stati più dal 2006, da quando la chiesa venne chiusa dal vescovo. Ci siamo rifrequentati quando ho cambiato sesso, ma la storia è finita. Io mi sono sposata, ma lui non ne voleva sapere e mi ha continuato a cercare: voleva anche prestazioni sessuali e che mi prostituissi. Poi mi chiese denaro. E gli restituii 116mila euro”.

Il prelievo risulta agli dell’inchiesta. Ed è l’operazione bancaria che per i finanzieri è stata una spia per svolgere accertamenti sulle disponibilità finanziarie perché per reperire la somma, l’indagata ha sbloccato una delle polizze vita a lei intestata. Il denaro sarebbe stato chiesto dall’imprenditore per pagare le tasse e per sistemare i conti dell’azienda.

La denuncia di Catanzaro all’imprenditore

Questa la versione dei fatti resa dall’indagata, alla presenza del suo difensore. Versione che sembra rimandare al contenuto della denuncia sporta da Catanzaro l’8 maggio 2017 nei confronti dell’imprenditore. La querela è nel fascicolo d’inchiesta assieme a quella che la stessa Catanzaro ha sporto, quello stesso giorno, nei confronti di un altro uomo, un farmacista. Nella denuncia sosteneva di aver avuto con il professionista “una relazione sentimentale dal 2006 sino al 2012 e che lui era fortemente geloso”. Durante quel periodo, l’uomo “l’aveva sostanzialmente mantenuta, assumendola in maniera fittizia alle dipendenze della sua azienda”. Nel 2014, cambiava sesso e diventava donna, l’anno successivo sposava Francesco Rizzo. “Dopo le nozze si riaffacciò l’imprenditore che alternava momenti di dolcezza a ira e manifestava il proprio disappunto per il matrimonio, diventando molto insistente nelle telefonate”.

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Catanzaro sosteneva di aver “sopportato quelle attenzioni per spirito di umanità, di nascosto dal marito, tanto che alla fine il suo matrimonio era andato in crisi e dal giugno 2016 era tornata a costituire coppia stabile con il professionista, pur non convivendo”. In questo periodo, secondo quanto si legge nella denuncia, i due avrebbero “promosso insieme iniziative imprenditoriali con il marchio Sveva Cardinale, fino a quando l’uomo non avrebbe cominciato a chiederle prestazioni sessuali da nel non condivise, di conseguenza cominciava ad allontanarsi”.

“Per alleggerire la pressione, Catanzaro riferiva di essere andata all’estero per studiare da attrice. Al suo ritorno, nel dicembre 2016, l’imprenditore le disse che doveva considerare chiusa la relazione e cominciava a chiederle dei soldi insistentemente”. L’indagata sostiene di aver versato in favore dell’uomo la somma di 116.207 euro. “le richieste proseguivano con l’aggiunta di quelle fatte per conto di un amico dell’imprenditore”.

La valutazione del gip e la prescrizione

Per il gip che ha firmato l’ordinanza di arresto, “quanto rappresentato nella querela presentata da Paola Catanzaro è del tutto privo di attendibilità” in primis perché “nessuna delle persone sentite nell’inchiesta ha fatto cenno alla relazione sentimentale tra i due”. Quanto, poi, “all’assertito raffreddamento del rapporto matrimoniale con Rizzo”, il gip ha evidenziato che risultano “prenotazioni di viaggi aree, l’ultimo dei quali per il Messico”. Non c’è stato, infine, “alcun riferimento all’attività mistico-religiosa di Catanzaro che, negli anni in cui sarebbe nata la relazione, era in pieno sviluppo”.

La conclusione, secondo il gip, sulla base di queste valutazioni non può che essere una: “Il tentativo di ricondurre il rapporto con l’imprenditore nell’ambito di una conflittuale relazione sentimentale, caratterizzata da alti e bassi, scatti di gelosia e ritorni di fiamma, appare destituito di ogni fondamento”.

Nell’ordinanza il gip ha sottolineato anche in questa storia il fattore tempo potrebbe fare la differenza, nel senso che “tutti i reati di truffa commessi prima dei sei anni antecedenti alla data di emissione dell’ordinanza sono da ritenersi prescritti”.

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