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Cronaca

Svuota carceri, la Corte Costituzionale accoglie ricorso degli avvocati Molfetta e Massari

“Sospensione della pena automatica in caso di condanna sino a quattro anni”: la pronuncia sul caso sollevato dai legali del Foro di Brindisi

BRINDISI – “Incostituzionale” l’articolo del Codice di procedura penale nella parte in cui non prevedeva la sospensione automatica della pena in caso di condanna (definitiva) sino a quattro anni, determinando una disparità di trattamento rispetto a chi era condannato a tre anni, pur prevedendo per entrambi l’affidamento ai servizi sociali.

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L’eccezione di incostituzionalità

 L’eccezione di incostituzionalità è stata sollevata dagli avvocati Carmelo Molfetta e Ladislao Massari, entrambi del foro di Brindisi. E’ stata accolta dalla Corte Costituzionale e di conseguenza è destinata a segnare una svolta sul piano pratico in termini di svuota carceri.

La pronuncia è di oggi 2 marzo 2018 e arriva a distanza di poco meno di un mese rispetto alla discussione dei penalisti brindisini, a proposito del meccanismo di sospensione della pena così come previsto dal dettato dell’articolo 656 del Codice di procedura penale, comma quinto. Molfetta e Massari avevano sollevato il caso di violazione del principio costituzionale sostenendo che vi fosse una disparità di trattamento tra gli imputati condannati a una pena sino a quattro anni di reclusione, in via definitiva, e imputati condannati – sempre in via definitiva – a una pena sino a tre anni. Solo in questo caso la sospensione della pena era automatica, essendo stato espressamente previsto il relativo decreto (di sospensione, appunto), mentre nel primo caso no. Con riferimento a entrambe le situazioni, il legislatore aveva previsto la possibilità di affidamento in prova ai servizi sociali. Da qui una contraddizione: parità di diritto in teoria, in pratica tradotta in trattamento differente. Inammissibile, carta Costituzionale alla mano.

Il caso e le conseguenze in Italia

Più esattamente, nel caso di condanna passata in giudicato per una pena fino a quattro anni, per evitare l’arresto con ingresso in carcere, era necessaria una richiesta dei difensori, dal momento che il legislatore non aveva espressamente fatto riferimento all’automaticità della sospensione. In altre parole eccezione di incostituzionalità. Eccezione accolta dalla Corte Costituzionale, con conseguenze sul piano pratico in tutta Italia, dal momento che la sentenza riguarda gli effetti concreti della legge svuota carceri.

Molfetta e Massari hanno discusso lo scorso 6 febbraio partendo dal caso di un brindisino, Antonio Saracino, condannato in via definitiva con l’accusa di spaccio, in seguito al patteggiamento della pena. La Corte si è pronunciata "udito il giudice relatore Giorgio Lattanzi e l'avvocato dello Stato, Massimo Giannuzzi, per il presidente del Consiglio dei ministri", oltre ai penalisti brindisini. I difensori avevano presentato istanza il giudice per l’esecuzione del Tribunale di Lecce, Simona Panzera, chiedendone la scarcerazione. In quella sede fecero anche riferimento a una pronuncia favorevole del presidente del collegio del Tribunale di Brindisi, Gienantoio Chiarelli, rispetto a un caso analogo. Il giudice Panzera non scarcerò, ma rimise gli atti sul presunto caso di incostituzionalità alla Corte. Eccezione accolta. Avevano ragione i due penalisti del foro di Brindisi.

La Camera penale di Brindisi

Grande soddisfazione è stata espressa dalla Camera penale di Brindisi: "E' una battaglia di civiltà intuita e vinta dall'avvocatura brindisina. Un grazie agli avvocati Carmelo Molfetta e Ladislao Massari"

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