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Taf pneumatici, intercettazioni e mail: "Condotte anomale e dolose"

Depositate le motivazioni con cui la Corte d'Appello di Lecce ha revocato l'ammissione al concordato preventivo accogliendo il reclamo della Procura: "Attive due società in Cina, valore degli immobili non veritiero, tre fitti di ramo d'azienda, condotte anomale per nascondere ai creditori le reali condizioni della ditta". Per la Procura indizi gravi della corruzione

BRINDISI – Ci sono intercettazioni telefoniche tra professionisti, fra avvocati, commercialisti e componenti della commissione Tributaria, e prima ancora ci sono state comunicazioni via mail fra l’amministratore della Taf Pneumatici e i referenti di due società costituite in Cina, la Taf Import-Export Cina e la Pentagon Enterprise Ltd, rimaste attive a dispetto delle dichiarazioni rese: sono gli indizi che la Procura di Brindisi reputa gravi al punto da contestare condotte dolose, dichiarazioni mendaci e tangenti sotto forma di diverse utilità, nella procedura di concordato preventivo a cui lo scorso anno venne ammessa la srl, poi revocata dalla Corte d’Appello di Lecce con trasmissione degli atti in Tribunale e successiva dichiarazione di fallimento con apertura dell’inchiesta per bancarotta fraudolenta.

La Taf Pneumatici il 3 marzo scorso, a incendio concluso

Gli elementi penalmente rivelanti sono stati indicati dai magistrati salentini nella sentenza pronunciata il 26 aprile scorso “in riforma” rispetto a quella del Tribunale di Brindisi del 4 novembre 2016. Le motivazioni sono state depositate di recente, contestualmente alle perquisizioni eseguite dai finanzieri del Nucleo di polizia Tributaria, su delega del pm Raffaele Casto, con l’obiettivo di accertare tre aspetti poco chiari nella procedura.

La prima è legata alla “effettiva situazione delle società di diritto cinese”, la seconda attiene al “valore dei beni mobili”, la terza riguarda il preliminare d’acquisto di un immobile. Rispetto a queste circostanze, secondo la Corte è stato “compromesso il diritto alla massima informazione dei creditori”, posto alla base dell’ammissione al concordato preventivo disciplinato dal legislatore per salvare l’azienda in difficoltà ed evitare il fallimento. Tutto questo  - si legge – “in conseguenza della condotta reticente del debitore, della assoluta inadeguatezza della relazione del professionista attestatore e del fatto che, a sua volta, il commissario ha totalmente omesso di svolgere una pregnante e doverosa attività di controllo”.

Dalla relazione del commissario giudiziale “si desume che le immobilizzazioni finanziarie sono costituite dalla partecipazione in due società: Taf Import-Export Cina, con capitale sociale di 445mila euro; Pentagon Enterprise Co. Ltd, con capitale sociale di duecentomila, versato però per 80mila.  “Il commissario giudiziale si è limitato a riportare quanto riferito dal legale rappresentante della Taf nel piano allegato al concordato e, cioè, di non essere a conoscenza se tali società “siano in possesso o meno di immobili che possano essere giuridicamente ricondotti e contabilizzati nella massa attiva offerta in disponibilità ai creditori”. La Taf avrebbe “interrotto ogni rapporto con le società estere” e di avere “serie difficoltà a ripristinarlo, viste anche le differenze legislative e culturali”. Nonché in conseguenza di un incendio nella sede di Ceglie.

“La Corte ritiene che ci sia stata frode e che le dichiarazioni mendaci non sia spiegabili, se non con l’intento della società di nascondere, dolosamente, ai creditori e agli organi della procedura elementi a sé pregiudizievoli”. La conferma arriva – è scritto nelle motivazioni – dalle mail che si sono succedute tra il 2012 e il 2014”, raccolte dalla Procura che in tal modo ha documentato che “le società cinesi sono pienamente attive”.

Non solo. “Da un attento e laboriosissimo esame dei documenti, effettuato dal collegio, è emerso che una parte rilevantissima dell’attivo è composto da “camere d’aria”. Più precisamente, il valore attribuito a questo tipo di rimanenze è pari a complessivi 86.466, ma è noto che da almeno 20 anni gli pneumatici sono privi di camere d’aria”. Vi sono in atti tre contratti di fitto di ramo di azienda, stipulati tutti con scritture private autenticate il 5 maggio 2015, stipulati tutti dalla Taf Pneumatici (come affittante), mentre affittuari sono: “Srl LFT Pneumatici, una ditta individuale e la srl Taf Brindisi”. Sotto questo aspetto, “non è dato intendere la ragione per cui da un lato il commissario afferma che si tratta di “beni sottoposti a gravi fenomeni usuranti” e dall’altro, senza neppure averli visionati, il commissario giudiziale, conferma il valore contabile.

In ultimo, la Corte ha esaminato la promessa di vendita dell’immobile sito in Ceglie Messapica in via degli Emigranti: “Nel decreto di omologa il Tribunale, dopo aver rilevato che il preliminare di vendita “non risulta sia stato mai trascritto”, ha concluso che esso non può essere opposto alla procedura. Il pm ha censurato la predetta affermazione, rilevando che a fronte del valore dell’immobile di  234mila  il promissario acquirente aveva versato un acconto pari a  200mila, ma che non era stata rinvenuta la scrittura privata”. Anche questo aspetto è oggetto di verifica nell’inchiesta che potrebbe avere risvolti importi nei prossimi giorni.

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