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L'ospedale Perrino di Brindisi

L'ospedale Perrino di Brindisi

Tangenti sul caro estinto, un perito per le intercettazioni telefoniche

BRINDISI - Il tribunale nominerà un perito per effettuare la trascrizione delle intercettazioni telefoniche. Intercettazioni che hanno occupato l’intera udienza svoltasi questa mattina dinanzi alla sezione penale collegiale (presidente Giuseppe Licci) del tribunale di Brindisi del processo a carico di 18 persone che rispondono, in quattro di avere promosso un’associazione per delinquere finalizzata alla consumazione di reati di corruzione e peculato, capi di imputazioni condivisi questi ultimi due con tredici titolari di imprese di pompe funebri.

BRINDISI - Il tribunale nominerà un perito per effettuare la trascrizione delle intercettazioni telefoniche. Intercettazioni che hanno occupato l'intera udienza svoltasi questa mattina dinnanzi alla sezione penale collegiale (presidente Giuseppe Licci) del tribunale di Brindisi del processo a carico di 18 persone che rispondono, in quattro di avere promosso un'associazione per delinquere finalizzata alla consumazione di reati di corruzione e peculato, capi di imputazioni condivisi questi ultimi due con tredici titolari di imprese di pompe funebri.

In buona sostanza 17 degli imputati avrebbero organizzato un traffico di salme. Tre dipendenti dell'ospedale (Rita Laveneziana, Mario Faggiano e Antonio Grande), personale Ota (Operatori tecnici dell'assistenza) in servizio presso la camera mortuaria dell'ospedale Perrino, avvisavano dietro compenso i titolari di alcune imprese di pompe funebri che, così, si assicuravano il servizio funebre.

Inoltre i tre "Ota" rispondono di peculato, essendosi, secondo la pubblica accusa appropriati della cifra che gli impresari di pompe funebri consegnavano (poco più di cento euro a defunto) per l'accertamento immediato della morte (ai sensi dell'art. 8 del regolamento di Polizia mortuaria). Cifra che spetta all'Asl.

Infine c'è un diciottesimo imputato. Si tratta di Alessandro Bocchini, medico necroscopo dell'ospedale Perrino, accusato di falso in atto pubblico per avere "redatto falsi reperti di vista necroscopica, nei quali attestava, contrariamente alla realtà, di avere eseguito la visita necroscopica" su diciannove salme di persone decedute nell'ospedale. Il medico, in pratica, avrebbe stilato questi referti senza effettuare la visita, datandoli il giorno successivo alla morte.

I fatti risalgono agli anni 2005/07. In città si era venuto a creare un vero e proprio monopolio del caro estinto nell'ospedale Perrino. Da lì le salme uscivano solo se ad effettuare il funerale erano le imprese di pompe funebri indicate nelle indagini (Giustizieri, Genco, Gatto, Curia, Stabile e altri ancora). Ci furono delle denunce e, passo dopo passo, gli investigatori riuscirono a svelare il mistero. Nella camera mortuaria operavano tre dipendenti che avevano pensato bene di mettere su un vero e proprio mercato.

Dietro compenso, secondo le accuse, avvertivano alcuni impresari di pompe funebri non appena avveniva un decesso e il cadavere veniva trasportato nella camera mortuaria dell'ospedale. In questo modo, l'impresario contattato avvertiva immediatamente i parenti del defunto e si assicurava il funerale. Inoltre questi tre, assieme ad Anna Ciracì (la quarta del gruppo che risponde di associazione per delinquere) si incaricavano, sempre dietro compenso da parte delle imprese funebri anche della vestizione delle salme, sia di quelle decedute in ospedale, sia di quelle morte fuori dal nosocomio.

Capo dell'associazione, stando all'accusa, è Rita Laveneziana, brindisina sessantenne. Mentre i titolari delle pompe funebri coinvolti sono: Teodoro Giustizieri, Marco Giustizieri, Domenico Genco, Caterina Gatto, Maurizio Manfreda, Antonio Pietanza, Giacomo Leo, Daniele Leo, Giuseppe Giustizieri, Alessandro Stasi, Vincenzo Curia, Lorenzo Stabile e Michele Palazzo, tutti brindisini, tranne Palazzo, che è di Mesagne, e Curia e Manfreda che sono di San Pietro Vernotico.

Il processo, dopo una lunga discussione, è stato aggiornato per la nomina del perito, che dovrà trascrivere le intercettazioni telefoniche, elemento importante sul quale si basa il processo. Fanno parte del collegio di difesa gli avvocati Ernestina Sicilia, Concetta de Giorni, Fabio Di Bello, Emilia Marinosci, Giuseppe Guastella, Alessandro Longo, Orazio Vesco, Ladislao Massari, Pietro Monaco, Francesca Palazzo, Liana Serafino, Ferruccio Gianluca Palazzo, Lorella Simone, Rosario Alimento, Mauro Masiello, Angelo Iaia e Raffaele Missere.

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