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Cronaca Ostuni

"Accertata infiltrazione della criminalità organizzata": il Tar conferma lo scioglimento del Comune di Ostuni

Erano stati proposti due distinti ricorsi: uno dall'ex sindaco e alcuni consiglieri comunali e l'altro dall'ex vice sindaco e cinque assessori

OSTUNI - Confermato lo scioglimento del Comune di Ostuni disposto dal consiglio dei ministri nel dicembre 2021 per "accertata infiltrazione della criminalità organizzata". Lo ha deciso il Tar del Lazio con una sentenza nella quale ha riunito le motivazioni relative a due distinti ricorsi proposti dagli ex amministratori. Uno è stato avanzato dall’ex sindaco Guglielmo Cavallo e da alcuni ex consiglieri comunali, rappresentati dall’avvocato Pietro Quinto, del foro di Lecce. L’altro dall’ex vice sindaco Antonella Palmisano e da cinque ex assessori, assistiti dall’avvocato Costantino Ventura, del foro di Bari. 

I giudici amministrativi hanno ritenuto che "tutte le censure avanzate sono manifestamente infondate" e che i dati raccolti "contrariamente alle argomentazioni dalle difese, non dimostrano la capacità di resistenza degli amministratori locali, ovvero l’assenza di compromissioni al buon andamento degli uffici, bensì la pericolosità dei soggetti ed il contesto difficile nel quale l'amministrazione comunale si trova ad operare, con evidente pericolo per la sicurezza pubblica nonché una possibile alterazione del procedimento di formazione della volontà degli organi elettivi ed amministrativi". Tutti elementi, questi, che non sono sufficienti per decretare lo scioglimento del Comune, ma "dimostrano in maniera inequivoca l’infiltrazione criminale nella struttura burocratica".

Secondo la relazione del ministero dell’Interno che aveva portato allo scioglimento per infiltrazioni mafiose del consiglio comunale di Ostuni, sulla base degli accertamenti effettuati dalla commissione di accesso nominata dal prefetto di Brindisi che ha operato fra febbraio e agosto 2021, l'amministrazione comunale di Ostuni era afflitta da “una serie di condizionamenti volti a perseguire fini diversi da quelli istituzionali che hanno determinato lo svilimento e la perdita di credibilità dell’istituzione locale, nonché il pregiudizio degli interessi della collettività, rendendo necessario l’intervento dello Stato per assicurare la riconduzione dell’ente alla legalità”. 

Ll'avvocato Pietro Quinto, in una nota inviata agli organi di informazione fa sapere che gli Amministratori del Comune hanno già preannunziano l’intenzione di proporre appello al Consiglio di Stato.

"Il Tar ha ritenuto adeguatamente motivato il provvedimento di scioglimento adottato dal Consiglio dei Ministri su proposta del Prefetto di Brindisi. Tali motivi riguardavano la illegittimità di alcune procedure nell’attività dell’Ente, i rapporti parentali con persone controindicate per aver riportato condanne significative, ma soprattutto le condizioni ambientali del Comune, che, attraverso alcuni episodi, avevano evidenziato una presenza incisiva delle associazioni malavitose sul territorio". Aggiunge nella nota.  "Da qui, sulla base del principio «più probabile che non», e considerato che la misura interdittiva non ha natura sanzionatoria ma solo preventiva, il Giudice mmministrativa ha ritenuto adeguatamente motivato il provvedimento di scioglimento".

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