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“Scu, trovati in carcere telefonini in miniatura”

L’allarme del procuratore Maruccia: “Il lato più lungo misura meno di sette centimetri”. Mancano anche posti per detenuti al 41 bis

BRINDISI – Fino a qualche anno fa c’erano le “sfoglie”, messaggi scritti in codice dai detenuti per comunicare all’esterno. Di recente, i detenuti, spesso quelli affiliati alla Scu, hanno la disponibilità di telefonini cellullari in miniatura: il lato più lungo è di sette centimetri, per cui possono essere nascosti facilmente in cella e persino ingoiati dai detenuti, come è successo nel carcere di Poggioreale.

L’allarme

Antonio Campana-2L’allarme sui telefonini “miniaturizzati” è stato lanciato dal procuratore generale della Corte d’Appello di Lecce, Antonio Maruccia, in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario a Lecce nel distretto che comprende anche Brindisi e Taranto. Nel capitolo sulla criminalità organizzata, Maruccia ha sottolineato la necessità di recidere i legami tra detenuti e i “rapporti tra interno e esterno del carcere, in ragione della maggiore facilità con cui lo sviluppo delle moderne tecnologie permette di comunicare” con familiari e altri sodali.

I telefonini

“Va fatta menzione – ha detto il procuratore della possibilità di introdurre in carcere telefoni cellulari, agevolmente reperibili in commercio, il cui lato più lunga misura al massimo sette centimetri”. Una volta introdotti in cella “permettono una comunicazione illimitata con l’esterno e appaiono difficilmente individuabili anche nel corso dei controlli ordinari all’interno delle celle”.

Il 41 bis

Ma ci sono difficoltà oggettive nei controlli e nelle azioni di repressione:  “La necessità di un penetrante e particolare controllo sulle  comunicazioni con  l’esterno dei detenuti per reati di criminalità organizzata si scontra con le difficoltà organizzative dell’amministrazione penitenziaria”, ha detto Maruccia. “Per alcuni detenuti brindisini è stata chiesta e ottenuta l’applicazione del regime detentivo di cui all’articolo 41 bis dell’ordinamento penitenziario (il carcere duro, ndr) alla quale non è stata data concreata attuazione  in mancanza  di posti disponibili negli istituti a ciò destinati”.

Il caso Campana

Tra i detenuti brindisini, affiliati alla Sacra Corona Unita, Antonio Campana (nella foto in alto), 39 anni, ergastolano, aveva la disponibilità di un telefono cellulare: riconosciuto colpevole in dia definitiva dell’omicidio di Massimo Delle Grottaglie, avvenuto il 16 ottobre 2001, progettava la fuga dal carcere di Terni chiamando lo zio Igino Campana su Whatsapp, come hanno scoperto le indagini della Dda di Lecce, tenute a battesimo con il nome di Oltre le Mura. Gli avvisi di conclusione sono stati notificati nelle scorse settimane.

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