rotate-mobile
Sabato, 4 Dicembre 2021
Cronaca

“Tenore di vita alto, redditi esigui”: sequestrati immobili e società

Misura di prevenzione eseguita a carico di Antonio Stabile, 43 anni. La difesa: “Attività lecita”. Depositata documentazione contabile e bancaria

BRINDISI – “Notevole sproporzione fra il tenore di vita e gli immobili direttamente e indirettamente a lui riconducibili, tanto che in alcuni casi i redditi erano insufficienti persino a garantire la sopravvivenza”: sotto sequestro abitazioni, auto e quote della società di Antonio Stabile, 43 anni, originario di San Pietro Vernotico, destinatario della misura di prevenzione patrimoniale finalizzata alla confisca.

Il tribunale e la procura di Lecce

Il sequestro

Il sequestro è stato eseguito dai militari della tenenza della Guardia di Finanza di San Pietro Vernotico, al comando di Alfredo Proto, sulla base del decreto del Tribunale di Lecce, a conclusione degli accertamenti di natura economico-finanziaria, contenuti nel fascicolo "Postera pecunia" . Il collegio della seconda sezione, presieduto da Malagnino, ha ritenuto “fondata” l’istanza del pm affermando che le derivazioni degli investimenti immobiliari sono “tutt’altro che limpide, in quanto al momento del relativo esborso, il brindisino “non risulta aver avuto redditi congrui per far fronte alle compravendite”. Più esattamente, i giudici hanno scritto: “Tutti gli investimenti realizzati dal nucleo familiare sono avvenuti senza far ricorso a forme di finanziamento, tranne nel caso dell’abitazione di famiglia”. Stabile, inoltre, è ritenuto "continuo alla Sacra Corona Unita", l'associazione di stampo mafioso, stando alle indagini condotte dalla Procura distrettuale antimafia di Lecce. Pende il processo in cui è imputato con l'accusa di tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso.

Sono stati sequestrati i seguenti beni: un immobile a San Pietro Vernotico, composto da otto vani, con superficie di 204 metri quadrati, avente rendita catastale pari a 640 euro; due autocarri Doblò; una Fiat Uno; una Bmw 320; una Peugeot 406 e una Mercedes Ml 400, più le quote societarie, pari al 50 per cento del capitale sociale della Dean Energy srl, con valore nominale di cinquemila euro.

Sotto sequestro anche beni riconducibili ai familiari: un immobile di tre vani a San Pietro Vernotico, di 70 metri quadrati, con rendita catastale pari a 225,95 euro; un altro immobile di tre vani, sempre a San Pietro Vernotico, di 72 metri quadrati, con rendita catastale pari a 225 euro; area urbana di 23 metri quadrati, sempre a San Pietro; una Lancia Y e una Mercedes classe A; infine quote societarie pari al 50 per cento del capitale della società Dean Energy srl.

Il Tribunale ha nominato custode dei beni, con facoltà di amministrazione, Ivan Carpentieri,  giudice delegato Silvia Saracino.

L’udienza di convalida è stata fissata per l’11 aprile. La difesa di Stabile, affidata agli avvocati Francesco Cascione e Rocco Rizzello, ha già raccolto una serie di documenti considerati utili a dimostrare la provenienza delle somme di denaro: “Denaro lecito, risultato delle attività lavorative poste in essere nel corso degli anni”, sottolineano i difensori. Sono state depositate copie delle ultime dichiarazioni di redditi e dei bonifici bancari.

I redditi

francesco cascione-4“Nella maggior parte delle annualità in considerazione – si legge nel decreto – il nucleo familiari risulta addirittura aver percepito redditi insufficienti a garantire il sostentamento e la sopravvivenza”. “Né tanto meno, i redditi annui, considerato la loro esiguità, possono aver consentito il risparmio e l’accumulo di risorse economiche da poter essere eventualmente usate in futuro”.

Il Tribunale di Lecce, infine, ha evidenziato che “tutti gli investimenti sono stati realizzati in concomitanza con le attività illecite poste in essere nel tempo da Antonio Stabile, tutte caratterizzate da spiccata connotazione patrimoniale, innescando così un collegamento logico tra attività delittuosa, spiccatamente lucrativa, e arricchimento”. Quanto, poi, alla “formale proprietà dei beni, irrilevante – sempre secondo i giudici – si palesa l’intestazione di parte di loro in capo a un soggetto diverso da Stabile, presupponendo la legge che lo stesso faccia in modo che gli immobili illecitamente ottenuti  si vengano a trovare formalmente nella disponibilità giuridica delle persone di maggiore fiducia, come i familiari e i conviventi sui quali grava, quindi, l’onere di dimostrare l’esclusiva disponibilità, onde poterlo sottrarre alla confisca”.

La sorveglianza speciale e le società

Nei confronti di Stabile era stata applicata e poi revocata la sorveglianza speciale, inizialmente prevista per la durata di tre anni, con obbligo di soggiorno nel comune di residenza. Venne disposta dal Tribunale di Brindisi il 13 marzo 2015, appellata il 9 aprile successivo con motivi riconosciuti “fondati” dalla Corte d’appello di Lecce presieduta da Fausta Palazzo. A partire dal requisito dell’”attualità della pericolosità sociale”, contestato dal pm in relazione all’arresto di Stabile per tentata estorsione aggravata dalla modalità di stampo mafiosa, contestazione mossa in concorso con altri, il 7 aprile 2010.

La Corte scriveva che “i carichi pendenti si fermano al mese di aprile 2010 e che la custodia cautelare in carcere è stata applicata il 19 settembre 2012, peraltro per soli nove giorni, e per un delitto risalente al 2010”. In ordine alle frequentazioni, nulla quaestio. Non solo, sempre la Corte scriveva che gli stessi “carabinieri evidenziano che Stabile svolge regolare attività lavorativa in qualità di amministratore unico e socio di due società, con sede legale a San Pietro Vernotico, che si occupano della manutenzione di due parchi fotovoltaici e l’altra, con sede in Albania, che si occupa dell’importazione di prodotti caseari”.

Una verifica fiscale della Guardia di Finanza

Quanto, poi alla “capacità reddituale, Stabile risulta anche essere titolare di un’impresa individuale che si occupa di portierato e giardinaggio, mentre i suoi redditi personali oscillano da 41mila euro a 29mila”, scriveva sempre la Corte d’appello di Lecce. La difesa, già in quella sede depositò copia delle dichiarazioni dei redditi dal 2011 al 2015, con un “volume d’affari di circa 352mila euro”. “Dai bonifici della Banca nazionale del lavoro, inoltre, risulta un rilevante volume d’affari determinato fra l’altro da bonifici in entrata per importi anche notevoli (superiori a 10mila euro) e con specifica indicazione delle loro causali, che dimostrano indubbiamente i frequenti e regolai rapporti  commerciali con diverse aziende”. La conclusione della Corte: “Il tenore di vita di Stabile deve ritenersi attualmente compatibile con l’attività lavorativa svolta”.

Si parla di

In Evidenza

Potrebbe interessarti

“Tenore di vita alto, redditi esigui”: sequestrati immobili e società

BrindisiReport è in caricamento