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Giovedì, 9 Dicembre 2021
Cronaca

Tentato omicidio a Restinco: sei condanne e un’assoluzione

Esclusa l’aggravante delle sevizie, il Tribunale ha inflitto 14 anni a un imputato, 12 agli altri per aver colpito un albanese richiedente asilo alla testa con calzini riempiti di saponette e un telecomando

BRINDISI – L’accusa di tentato omicidio dopo una lite nel centro Cara-Cie di Restinco è stata confermata dal Tribunale di Brindisi nei confronti di sei imputati su sette. Una sola assoluzione “per non aver commesso il fatto”, a conclusione del processo sull’aggressione di un albanese ospite della struttura alle porte della città, per mano di altri ospiti: venne massacrato alla testa con calzini riempiti da saponette e con un telecomando, per futili motivi.

La sentenza

Le conclusioni del collegio giudicante, presieduto da Domenico Cucchiara, sono arrivate nel pomeriggio di ieri a fronte della richiesta di condanna per tutti e sette gli imputati, tratti a giudizio immediato a conclusione delle indagini scaturite dal fermo all’interno del centro di Restinco, avvenuto la sera del 28 febbraio scorso.

I giudici hanno condannato per tentato omicidio alla pena di 14 anni di reclusione, con recidiva,  Abdelkarim Zemouli 35 anni algerino per il quale il pubblico ministero aveva chiesto 18 anni. Dodici anni di reclusione sono stati inflitti a  Houssem Arar 25 anni algerino, Zorgati Hichem 19 anni tunisino, Hamdi Zoair 25 anni tunisino, Sabri Jouini 28 anni tunisino,  e Kais Mejdoub 32 anni tunisino, per i quali il pm aveva invocato 14 anni. Sono tutti ristretti nel carcere di Brindisi. E’ stato, invece, riconosciuto estraneo ai fatti Isham Joullal 42 anni marocchino, per il quale il rappresentate della pubblica accusa aveva confermato l’accusa chiedendo la condanna a 14 anni. Joullal è stato rimesso in libertà.

La difesa

Le motivazioni saranno depositate fra 90 giorni. Il Tribunale ha disposto la sospensione dei termini di custodia cautelare per pari durata.

La difesa degli imputati è affidata agli avvocati Paoloantonio D’Amico del foro di Brindisi (nella foto in basso), Vincenzo Buchicchio del foro di Perugia. Cosimo Castrignanò del foro di Lecce ha rappresentato in giudizio l'albanese, come parte civile.

Il ferito

Il giovane albanese, Ilir Cacay, 42 anni, richiedente asilo politico, venne ricoverato in ospedale, al Perrino per un “trauma cranico commotivo, facciale otorragia sinistra e toracico e addominale con vomito”. Si è costituito parte civile nel processo ed è stato sentito in occasione dell’ultima udienza dibattimentale: rispondendo alle domande del pm disse di essere l’unico di religione cattolica. Gli altri sarebbero stati mussulmani.

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Gli interrogatori

I sette, dinanzi al gip, riferirono di aver reagito a vessazioni che l’albanese avrebbe posto in essere nei loro confronti anche nei giorni precedenti, soprattutto durante il pranzo. Raccontarono di liti per il cibo e di sottrazioni di alcuni alimenti.

Nel capo di imputazione è contestata la premeditazione perché “alcuni degli imputati prima dell’azione delittuosa facevano streching e riscaldamento tipico dei pugili”.

I calzini e le saponette

L’albanese sarebbe stato “colpito alla testa con dei calzini con all’interno delle saponette solide”. A sferrare i colpi sarebbero stati Zemouli e Arar, mentre Zoair gli avrebbe sferrato “un colpo allo stomaco”, Jouini, Joillal e Mejdoub, secondo la ricostruzione dei fatti, avrebbero spinto l’albanese e dopo che questi era stata atterrato, Hichem lo colpiva ripetutamente”. Sarebbe stato anche usato “un corpo contundente nella parte inferiore nonostante Cacay fosse ormai a terra esanime”. L’aggressione sarebbe andata avanti usando un “telecomando di un televisore sino a quando questo non si è frantumato”.

Il  Cara-Cie di Restinco

Fonti di prova

Fonti di prova alla base dell’imputazione sono state la comunicazione di notizia di reato della Questura, integrata lo scorso 21 marzo, i rilievi eseguiti dal Gabinetto della polizia scientifica con annesse immagini registrate dalle telecamere del sistema di videosorveglianza, le informative degli agenti della Squadra Mobile diretta dal vice questore aggiunto Antonio Sfameni, il referto medico e gli interrogatori resi dagli imputati in sede di udienza di convalida del fermo.

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