Cronaca Mesagne

Tentato omicidio di Greco, il pentito parla: adesso è caccia agli autori

“Francesco Campana e Ronzino De Nitto mandanti e non esecutori”. I pm della Dda hanno chiesto la modifica del capo d’imputazione: Sandro Campana in aula ha già fatto i nomi di “Floriano e Benito di San Donaci”

BRINDISI – Francesco Campana e Ronzino De Nitto non furono gli esecutori materiali, ma i mandanti del tentato omicidio di Vincenzo Greco, avvenuto a Mesagne il primo luglio 2010: questa mattina i pm della Dda hanno chiesto la modifica del capo di imputazione, nel processo in corso davanti alla Corte d’Assise di Brindisi, nel quale è stato già ascoltato il nuovo pentito della Scu, Sandro Campana, a quanto pare ritenuto attendibile se l’accusa è stata modificata.

Secondo i sostituti procuratori Alberto Santacatterina e Valeria Farina Valaori, ad agire quella mattina, in sella a una moto di grossa cilindrata, non  furono  Campana e De Nitto, oggi collegati in videoconferenza dal carcere in cui sono ristretti, ma “altri allo stato non identificati”, probabilmente mai arrestati in precedenza, sui quali ci sono alcune informazioni consegnate da Sandro Campana, fratello minore di Francesco, innanzitutto nell’interrogatorio del 28 luglio scorso, il primo ad aver reso in qualità di dichiarante, quando era ancora ristretto nel penitenziario di Lecce, poi nel memoriale che resta in gran parte coperto da omissis e di recente in aula ascoltato da una località protetta.

Vincenzo GrecoSandro Campana ha confermato quei nomi, spiegando il retroscena dell’agguato da ritenere ormai non più segreto: “Furono due di San Donaci, Floriano e Benito, erano affiliati a Pietro Soleto: il primo guidò una moto, una Kawasaki 1000 di colore nero, e l’altro sparò. Quel giorno successe che persero l’orientamento, non ricordarono più quale fosse il portone di Greco e girarono per le strade di Mesagne, poi videro Greco che si era affacciato perché aveva sentito il rumore. Lo riconobbero, Benito sparò all’impazzata e venne colpita un’altra persona che non c’entrava niente e gli disse che sarebbe toccato al fratello, mentre era a terra”.

In quel periodo i fratelli Campana erano latitanti: “Io stavo nel basso Tarantino e qualche volta andavo a San Pancrazio, dove andai tre giorni prima del tentato omicidio perché Angelo Librato, nostro affiliato storico, mi disse che c’erano due di San Donaci che mi volevano parlare con urgenza”. Il motivo, sempre secondo il pentito: “Vincenzo Greco alzò le mani a Benito e quella fu la goccia che fece traboccare il vaso già pieno perché dopo la scarcerazione dei Greco, nativi di San Donaci, c’erano problemi sul territorio. A quel punto dissi che dovevano parlare direttamente con mio fratello”.

“La mattina successiva, il 2 luglio, mi venne a trovare Antonello Gravina detto Pizzaleo  e mi disse che tutto il commissariato di Mesagne era stato a casa sua credendo di trovare me e mio fratello ritenendoci responsabili dell’accaduto. Mi arrabbiai e volli sapere chi aveva dato l’ordine di scendere a Mesagne: lo diedero mio fratello e Ronzino De Nitto, ma doveva essere una gambizzazione, un avvertimento, poi Benito ha esagerato”.

Sandro Campana dopo la catturaSecondo Sandro Campana nulla ha a che vedere con la sparatoria il fatto che il fratello di Vincenzo Greco, Leonardo, diede uno schiaffo ad Antonio Campana, nel carcere di Lecce, “su ordine solo di Ercole Penna”, circostanza riferita da altri pentiti: “Questo fatto dello schiaffo l’ho saputo nel lontano giugno 2004 quando ero detenuto a Taranto dove c’era Vicientino e chiesi spiegazioni a lui che però non ne sapeva niente”.

Nel verbale reso da Sandro Campana c’è anche l’indicazione di chi fornì “appoggio logistico”, ma il nome è stato omissato, e c’è un ulteriore ricordo: “Dopo l’episodio, Benito fu capace di recarsi in ospedale a Brindisi per fare visita a Greco al fine di capire se questi lo avesse riconosciuto, quando comprese che non era così gli chiese come mai avesse accusato i fratelli Campana e lui rispose che non aveva accusato nessuno”.

In relazione alla modifica del capo di imputazione, gli avvocati difensori di Francesco Campana, Cosimo De Leonardis, e di Ronzino De Nitto, Pasquale Annicchiarico, hanno chiesto termini a difesa.

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