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Tentato omicidio nel rione Bozzano, scarcerato e arrestato in poche ore

Per Roberto Licci, 29 anni, libertà dal Riesame e nello stesso pomeriggio nuova ordinanza di custodia

BRINDISI – Scarcerato e arrestato nell’arco di un paio di ore nell’inchiesta per il tentato omicidio nel quartiere Bozzano di Brindisi: Roberto Licci, 29 anni, ieri pomeriggio era stato rimesso in libertà dal Tribunale del Riesame, ma non ha fatto in tempo a lasciare il carcere perché i carabinieri gli hanno notificato una nuova ordinanza di custodia cautelare in cella per la stessa accusa.

L’arresto bis

LICCI Roberto, classe 1989-2Licci resta l’unico indagato in relazione alla sparatoria avvenuta in viale Belgio, nei pressi del parco Maniglio, nel primo pomeriggio del 16 maggio dello scorso anno. Tentato omicidio aggravato da futili motivi, riconducibili a questioni passionali.

Nel pomeriggio di ieri i giudici del Tribunale di Lecce, in funzione di Riesame, hanno ordinato la scarcerazione dopo aver preso atto del fatto (fuori udienza) che la misura eseguita lo scorso 28 novembre era da ritenere invalidata, non essendoci stata la trasmissione degli atti dalla Procura di Brindisi entro i termini stabiliti per legge. A quanto pare, sarebbero state determinanti 24 ore. Fatto sta che la stessa Procura, una volta ricevuta la notifica della remissione in libertà ha presentato richiesta di arresto bis per Licci.

L’istanza è stata presentata dal pubblico ministero Luca Miceli, il quale aveva già chiesto il processo per il brindisino. L’ordinanza numero due è stata firmata dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Brindisi, Vittorio Testi, partendo dai gravi indizi di colpevolezza e dalle esigenze cautelari, così come erano stati motivati nel primo provvedimento di custodia in carcere.

La difesa

La difesa, affidata all’avvocato Daniela d’Amuri ha già anticipato la volontà di ricorrere anche in questo caso al Riesame. Alla penalista il provvedimento del Riesame è stato notificato nella mattinata di oggi. E questa mattina ha presenziato all’interrogatorio di garanzia dinanzi al gip. Licci, per la seconda volta, ha respinto le accuse e  si è riportato alle dichiarazioni rese nel periodo delle indagini, il 18 dicembre 2017.

“Non sono stato io a sparare, neppure lo conoscevo: del tentato omicidio nel quartiere Bozzano mi dissero alcuni conoscenti. Io sono innocente, ma all’epoca qualcuno iniziò a fare il nome e per paura di essere coinvolto nella vicenda decisi di allontanarmi da Brindisi, andando a che in Germania”.

Sparatoria Bozzano, lo scooter T Max-3-2-2-2-2

Il Dna

Ad incastrare il 29enne c’era e c’è il profilo genetico. Più esattamente, tracce biologiche isolate sugli occhiali da sole trovati nel vano porta oggetti dello scooter usato per la sparatoria e sul casco e confrontate con il Dna ricavato dallo spazzolino da denti.

Gli occhiali, inoltre, sarebbero di un modello “uguale a quello indossato da Licci in una foto estrapolata dal suo profilo Facebook. I “restanti campioni, jeans, cappellino e scarpe hanno fornito un profilo genetico non utilizzabile come confronto”, è scritto nell’ordinanza.

La sparatoria

Quel pomeriggio furono esplosi quattro colpi di pistola calibro 38, uno dei quali colpì il portellone posteriore dell’Alfa Romeo Giulietta condotta da un brindisino che, stando alla tesi della Procura, sarebbe nel tempo diventato persona non gradita a Licci per questioni passionali. Il proiettile avrebbe raggiunto lo “schienale del sedile posteriore del lato conducente, mentre un secondo proiettile impattava il gruppo ottico sinistro”. Licci, sempre secondo quanto viene contestato, avrebbe sparato mentre era “a bordo di uno scooter Yamaha T Max” e “a sua volta” sarebbe stato “inseguito da un’auto dalla quale una persona (non ancora identificata, ndr) fece “partire almeno un colpo di pistola che raggiunse la sella della moto, provocandone in tal modo la caduta”.



 

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