Mercoledì, 27 Ottobre 2021
Cronaca

Eredità dell’ex titolare del Desirée, il notaio Errico teste nel processo

"Vennero in studio due persone a chiedere l'apertura della successione, ma quel termine scritto nell'atto non è tecnico. Nuri Guga imputato per circonvenzione di incapace rinuncia all'esame: Aldo Farinola, scomparso a 93 anni, lo indicò come erede universale. Sentiti anche il dirigente della Banca e una delle sorelle del gestore del ristorante

BRINDISI – Il notaio Michele Errico è stato uno dei testimoni della difesa nel processo sull’eredità di Aldo Farinola, l’ex gestore del ristorante Desiré a mare, che a 93 anni, in punto di morte, lasciò il suo patrimonio del valore di sette milioni di euro a Nuri Guga, 62, imputato con l’accusa di circonvenzione di incapace. Perché secondo la Procura e prima ancora della famiglia Farinola, l’anziano non era in buone condizioni di salute.

Il notaio Michele Errico Errico (nella foto) lunedì mattina  è stato il protagonista dell’udienza davanti al Tribunale di Brindisi, dedicata all’ascolto dei testimoni chiamati dall’avvocato Roberto Cavalera che difende Guga, di origini albanesi, ma da anni residente a Brindisi, diventato amico di Farinola dopo aver chiesto in affitto un’abitazione di proprietà dell’ex gestore del ristorante che sorgeva dove oggi c’è il palazzo sede dell’Autorità portuale. Vista mare, ottima cucina, spesso ospiti importanti. E’ stato il simbolo di un pezzo di storia del capoluogo. Attività che ha contribuito al successo di Farinola, il quale nel corso degli anni ha accumulato beni immobili e conti correnti per un valore – stimato – di sette milioni di euro, tutto dato in eredità a Guga. Nulla, infatti, è stato riconosciuto ai familiari che hanno impugnato il testamento sul piano civilistico, per poi costituirsi come parte lesa nel processo penale ottenuto dal pubblico ministero Milto Stefano De Nozza (nella foto). Sono assistiti dagli avvocati Gianvito Lillo e Vito Epifani.

Il pm Milto De NozzaSecondo l’accusa Guga “approfittando o abusando dello stato di infermità psichica, di deficienza fisica o comunque di gravissima infermità fisica di Aldo Farinola”, tale da “impedirgli di formulare e manifestare una volontà testamentaria consapevole”, lo avrebbe “indotto a redigere un testamento olografo, pubblicato a mezzo del notaio Michele Errico” secondo il quale era l'erede universale di tutti i suoi beni immobili e mobili”. Il testamento venne aperto nel mese di agosto 2009. L’imputato è difeso dagli avvocati Roberto Cavalera e Maurizio Mele.

Il notaio Errico, quindi, doveva essere sentito. E si è presentato in udienza dopo la nottata trascorsa al Comune come garante delle operazioni di spoglio delle schede delle primarie della coalizione dei moderati.

“Il dottor Farinola è sempre stata una persona di rigore, di alto spessore professionale, culturale e umano, aveva anche un’ottima preparazione giuridica”, ha riferito Errico. “Sono stato il suo notaio e il suo consulente, ma non ricordo quando l’ho visto per l’ultima volta. Ricordo che per l’apertura vennero due persone, Guga e l’avvocato Mele”, ha detto rispondendo al pm che chiedeva di collocare nel tempo quello che sarebbe stato l’ultimo incontro fra i due. Il pubblico ministero ha poi chiesto quale significato avesse una frase riportata nel testamento: “Ti nomino testamentario ereditario”. E il notaio: “Non è espressione corretta, non sono termini giuridici”.

A seguire, sempre per la difesa, è stato ascoltato il direttore della Banca popolare pugliese, presso cui Farinola risultava intestatario di conto corrente: “Poco prima del decesso, il dottore era a casa”, ha riferito in aula. “Chiamai per comunicare i dividendi”. E’ stata, poi, sentita una delle sorelle di Farinola: “Ci siamo presi cura noi di lui, vivevamo con lui”.

L’imputato ha deciso di non sottoporsi all’esame e lo ha comunicato lui stesso quando il giudice lo ha invitato a raggiungere il banco riservato all’ascolto dei testimoni e di chi è sotto processo.

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