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Sabato, 4 Dicembre 2021
Cronaca

"Ti scrivo l’antimafia": laboratorio giornalistico in un terreno confiscato alla Scu

Lunedì 26 giugno parte l'esperienza del campo della legalità promosso da Arci Puglia in collaborazione con l'associazione Libera, Cgil, Spi, Cgil, Flai Cgil, Auser e la Rete della Conoscenza degli Studenti Puglia

BRINDISI - Lunedì 26 giugno parte l’esperienza del campo della legalità ‘Ti scrivo l’antimafia…’ promosso da Arci Puglia in collaborazione con l’associazione Libera, con Cgil, Spi, Cgil, Flai Cgil, Auser e la Rete della Conoscenza degli Studenti della Puglia.   È rivolto ai ragazzi ed alle ragazze di età compresa tra i 16 ed i 35 anni e consiste in un laboratorio giornalistico finalizzato a creare un reportage che metterà in luce criticità e punti di forza dell’antimafia sociale, sotto la supervisione di professionisti del settore, grazie ad un percorso itinerante tra le provincie di Bari, Brindisi e Lecce.  

L’iniziativa si svolgerà dal 26 giugno al 2 luglio a Tuturano, frazione del Comune di Brindisi in Via Leonardo Leo n. 15, in una struttura che sorge su un terreno confiscato alla Sacra Corona Unita e che, attualmente, ospita un centro Sprar (Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati) gestito dalla Cooperativa sociale ‘Solidarietà e Rinnovamento’, anch’essa partner dell’iniziativa.

Campi della legalità(1)-2

Oltre agli incontri informativi ed ai laboratori formativi - strutturati in maniera interattiva e non formale con il coinvolgimento delle giornaliste Tea Sisto e Lucia Portolano e dell’esperto in comunicazione sociale e social media Gianluca Sciannameo – l’iniziativa prevede l’ascolto di testimonianze dirette di vittime della mafia e di protagonisti dell’antimafia sociale. 

Nella provincia di Brindisi l’esperienza si ripete ogni estate dal 2012, grazie all’impegno di tutti quei soggetti che credono nella possibilità di ripristinare un sistema di legalità attraverso iniziative culturali, formative e informative a tutela della democrazia intesa in tutte le sue espressioni. Utilizzare i beni confiscati alla criminalità organizzata come “contenitori” di tali esperienze si sta rivelando essere uno strumento adeguato per sensibilizzare soprattutto i giovani su cosa possa significare, in concreto, restituire tali beni alla comunità per farli “rivivere” in un circuito sano sul piano economico, sociale, lavorativo e ambientale.

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