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Il Cag del rione Paradiso

Il Cag del rione Paradiso

"Tolgono il Cag ai bimbi per darlo ai neri": ennesima bufala sul web

Il Comune di Brindisi smentisce le voci secondo le quali i migranti ospitati nel dormitorio di via Provinciale san Vito verranno trasferiti presso il Centro di aggregazione giovanile

RINDISI – I migranti ospitati presso il dormitorio di via Provinciale San Vito non verranno trasferiti al Cag (centro di aggregazione giovanile) del rione Paradiso. Dall’amministrazione comunale di Brindisi arriva la secca smentita di una voce messa in giro stamani su Facebook, addirittura con i crismi dell’ufficialità.

“Hanno tolto il Cag ai bambini – si legge testualmente in un post – per darlo ai ‘negri’”. Lo stesso autore del post ha anche promosso una riunione di quartiere per le ore 18 di domani (25 agosto). Si tratta, però, di una delle tante bufale che circolano sul web in materia di immigrazione.

L'iter per l'affidamento del Cag

Costantino Del Citerna, dirigente del settore Affari Generali del Comune, contattato da BrindisiReport, assicura che l’iter per l’affidamento del Cag alle due cooperative che già gestivano la struttura situata in strada per Contardo, la Amani e la “Solidarietà e rinnovamento”, “si concluderà entro un mesetto”, una volta ultimate le verifiche post gara. Nel giro di qualche settimana, insomma, il centro riaprirà i battenti, ripartendo con le consuete attività.

Già l’ex consigliere comunale Riccardo Rossi (Brindisi bene comune), del resto, aveva smascherato la bufala attraverso un post sul suo profilo Facebook in cui viene manifestato l’auspicio che “questa notizia non sia l’ennesima montatura creata ad arte da chi vuole costruirsi consenso alimentando intolleranza ed odio e fomentando inutili guerre tra poveri”.

Di certo c’è che il dormitorio, come annunciato dal Comune la scorsa settimana, entro il 30 agosto chiuderà i battenti, per essere sottoposto a un nuovo intervento di bonifica e restyling. Nel frattempo, si dovrà pensare a una sistemazione provvisoria le circa 200 persone ospitate (in condizioni disumane) all’interno del capannone.  

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