Cronaca Torchiarolo

Accusato di essere un falso invalido, assolto perché il fatto non sussiste

Si è conclusa nella giornata di oggi, mercoledì 16 settembre, con un'assoluzione con formula piena (del giudice Genantonio Chiarelli del tribunale di Brindisi) perché "il fatto non sussiste", la vicenda giudiziaria che ha visto coinvolto un 58enne di Torchiarolo, accusato di truffa aggravata ai danni dello Stato

TORCHIAROLO - Si è conclusa nella giornata di oggi, mercoledì 16 settembre, con un’assoluzione con formula piena (del giudice Genantonio Chiarelli del tribunale di Brindisi) perché “il fatto non sussiste”, la vicenda giudiziaria che ha visto coinvolto un 58enne di Torchiarolo, accusato di truffa aggravata ai danni dello Stato. L'uomo era stato rinviato a giudizio, come già detto per il reato di truffa aggravata ai danni dello Stato per aver, secondo il teorema accusatorio, truffato l’Inail inducendo in errore i medici dell'Istituto al fine di percepire illegittimamente sin dal 1982 "l'assegno per l'assitenza personale continuativa" destinato agli invalidi del lavoro bisognosi di assistenza. 

L'accusa si basava sulle indagini svolte dalla Guardia di Finanza di San Pietro Vernotico che, nel 2012, attraverso pedinamenti ed appostamenti, aveva riscontrato che l'uomo svolgeva attività incompatibili con la prestazione assistenziale di cui beneficiava, soffre di una menomanzione alle dita dlele mani. Nel corso del dibattimento dinnanzi al Tribunale, la difesa, rappresentata dagli avvocati Dario Budano ed Alessandra Deodato, è riuscita a dimostrare l'innocenza dell'imputato.

Imputato che, non solo non aveva posto in essere nessun artificio o raggiro ai fini di truffare l'Inail, ma presentava un quadro clinico addirittura aggravato rispetto a quello che gli aveva dato diritto all'assegno, nonché compatibile con le azioni riscontrate nel corso delle indagini dagli inquirenti. L’Inail, che si era costituito parte civile, aveva chiesto la condanna dell'imputato al risarcimento del danno subito per oltre 170mila euro, aderendo alla richiesta di condanna dell'accusa che aveva altresì chiesto, a sua volta, di condannare lo stesso alla pena di anni un anno e mille euro di multa.

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