Domenica, 24 Ottobre 2021
Cronaca Torchiarolo

Il Tar annulla l'ordinanza della Regione sui camini di Torchiarolo: serve la Vas

Il Comune di Torchiarolo ha sempre sostenuto che l'aumento delle emissioni di pm10 nell'atmosfera non è riconducibile ai 522 camini presenti nel centro abitato (così come sostiene, invece, la Regione Puglia che nei mesi scorsi ha imposto un piano di risanamento dell'aria) e che per stabilire con esattezza i fattori inquinanti serve una Valutazione ambientale strategica. Il Tar ha appoggiato questa tesi

TORCHIAROLO – Il Comune di Torchiarolo ha sempre sostenuto che l’aumento delle emissioni di pm10 nell’atmosfera non è riconducibile ai 522 camini presenti nel centro abitato (così come sostiene, invece, la Regione Puglia che nei mesi scorsi ha imposto un piano di risanamento dell’aria) e che per stabilire con esattezza i fattori inquinanti serve una Valutazione ambientale strategica. Il Tar ha appoggiato questa tesi. Ha infatti, accolto il ricorso, presentato contro la Regione Puglia in cui chiedeva l’annullamento dell’obbligo di attuare un piano di risanamento della qualità dell’aria che come primo intervento ha visto l’emissione di un’ordinanza sindacale in cui si vietava l’accensione di camini e stufe a legna. Non rispettando le imposizioni della Regione si rischiava una multa di 29 milioni di euro da parte dell’Unione Europea.

Il sindaco di Torchiarolo, Giovanni Del Coco, per evitare di incorrere nella multa a gennaio scorso ha emesso l’ordinanza di divieti di accensione di camini e stufe ma al tempo stesso, come già detto, si è rivolto al Tar. Il secondo passo dovrebbe essere quello di far installare appositi filtri sulle canne fumarie, per questo intervento è già stato presentato un progetto da 70mila euro ma a questo punto, potrebbe anche non servire.

“Sono sempre stato convinto che la causa dell’aumento di pm10 a Torchiarolo non è da attribuire ai camini, non è possibile che il 92 per cento delle emissioni di polveri sottili nell’atmosfera sia dovuto alla combustione della legna e che lo 0,67 per cento agli scarichi della Centrale Enel e la restante parte ad altri fattori (così come è stato dimostrato in uno studio sulla qualità dell’aria) – commenta Del Coco - per questo mi sono rivolto al Tribunale amministrativo regionale, va fatta chiarezza, ci vogliono indagini più approfondite, bisogna analizzare tutti i fattori inquinanti presenti sul territorio. In Giovanni Del Cocotutti i Comuni ci sono i camini, perché solo quelli di Torchiarolo inquinano?”. 

Ed ecco un ampio stralcio della sentenza della prima sezione del Tar di Lecce, presidente Antonio Cavallari: "Pertanto, nel caso in esame, come correttamente rilevato dal Comune di Torchiarolo, non costituendo il piano di risanamento in contestazione modifica di un piano preesistente ed avendo tale piano ad oggetto l’intero territorio del Comune di Torchiarolo non può ritenersi, come invece ha fatto la Regione, che il piano vada escluso da Vas (Valutazione ambientale strategica, ndr) in quanto privo di un impatto significativo sull’ambiente, a maggior ragione tenuto conto del fatto che nel territorio del Comune di Torchiarolo interessato dal piano è presente un diffuso inquinamento, sicché risulta sicuramente utile la previa individuazione di tutte le possibili cause dello stesso, attraverso l’esperimento della procedura di Vas".

"Peraltro, che proprio la tipologia dell’area interessata dal piano richiedesse un approfondimento puntuale (e quindi l’espletamento della procedura di Vas) circa le possibili cause dei fenomeni inquinanti riscontrati a Torchiarolo al fine di individuare le misure più utili a garantire la tutela dell’ambiente circostante, si evince da alcuni passaggi motivazionali contenuti nella stessa delibera regionale che ha concluso per la non assoggettabilità del piano a Vas".

"Invero, la stessa Regione, nel richiamare le osservazioni pervenute dai soggetti chiamati ad esprimersi circa l’opportunità di assoggettare il piano a VAS, ha precisato - si legge nella sentenza - che: il Consorzio ASI di Brindisi, pur condividendo lo schema del piano e le misure ivi adottate, ha evidenziato l’opportunità di 'coinvolgere le centrali termoelettriche interessate per verificare quali possibili soluzioni tecnologiche possano essere adottate per ridurre le emissioni di particolato'; il Matt-M Direzione Generale per le valutazioni ambientali, pur non ritenendo il piano necessariamente da assoggettare a Vas, ha suggerito il 'coinvolgimento dei comuni limitrofi, con l’auspicio di una azione sinergica e concordata su di un più ampio territorio'; l’Arpa, pur ritenendo sufficienti gli elementi conoscitivi acquisiti nello schema di piano, ha ravvisato 'l’opportunità di anticipare il provvedimento Aia della centrale termoelettrica di Brindisi Cerano'; altri soggetti (come Legambiente Brindisi) hanno, invece, ritenuto necessario la sottoposizione del piano alla procedura di Vas al fine di garantire il coinvolgimento dei comuni limitrofi e degli altri soggetti interessati e di compiere le necessarie indagini volte ad individuare tutti i fattori inquinanti, così da determinare le misure più idonee per proteggere l’ambiente".

"Come si può evincere dal complesso dei rilievi appena riportati, del tutto condivisibili - rileva il Tar - sono le doglianze svolte in ricorso circa il difetto dell’istruttoria espletata dalla Regione per addivenire all’approvazione del piano, essendo del tutto contraddittoria l’affermazione da parte dei soggetti chiamati ad esprimersi circa l’assoggettabilità del piano a Vas secondo cui la procedura Vas sarebbe superflua, ma sarebbe comunque opportuno far seguire all’approvazione del piano il coinvolgimento dei soggetti potenzialmente interessati dall’inquinamento (centrale vicina, comuni limitrofi, …)".

"Invero, l’instaurazione del contraddittorio tra tutti i soggetti che potrebbero risultare causa concorrente dell’inquinamento e l’espletamento di approfondite analisi per l’individuazione certa dei fattori inquinanti costituiscono proprio l’obiettivo della procedura di Vas, sicché una volta evidenziatane la loro necessità risulta senz’altro illogico concludere per la superfluità della procedura di Vas e richiedere che tali accertamenti seguano e non precedano l’approvazione del piano".

"E ciò vale a maggior ragione laddove si discuta delle modalità attraverso le quali addivenire al risanamento dell’aria di un Comune, quale quello di Torchiarolo, inserito in un’area fortemente inquinata, attribuendosi, senza adeguati approfondimenti ed idonee misurazioni, ogni responsabilità alla “combustione di legna legata alle attività agricole stagionali ed utilizzo della biomassa legnosa negli impianti di riscaldamento residenziali. Conclusivamente, quindi, il ricorso va accolto e gli atti impugnati conseguentemente annullati, per avere la Regione provveduto all’approvazione del piano senza assoggettarlo alla procedura di Vas".

Il municipio di TorchiaroloCosa accadrà ora. Conseguentemente alla sentenza, e in virtù dell'annullamento del Piano regionale, il sindaco di Torchiarolo dovrebbe revocare la propria ordinanza. La Regione invece potrebbe fare ricorso al Consiglio di Stato chiedendo nelle more come misura cautelare la sospensione della sentenza del Tar, e in quel caso l'ordinanza verrebbe momentaneamente ripristinata in attesa della sentenza definitiva del Consiglio di Stato, oppure in caso di respingimento della richiesta di sospensiva, resterebbe in vigore sempre sino alla sentenza definitiva.

La sentenza del Tar trova il pieno appoggio anche di Legambiente che "vede pienamente accolte le osservazioni presentate sul piano regionale di risanamento e non può che invitare a riflettere il Presidente Vendola e l’assessore all’ambiente Nicastro, invitandoli ad assumere comportamenti e decisioni più rispondenti all’effettiva ricerca dell’origine dell’inquinamento rilevato".

"È, infatti, paradossale ritenere non assoggettabile a Vas il piano di risanamento e pretendere di attribuire ai camini di Torchiarolo l’origine degli sforamenti per il 92 per cento dei casi. La Regione Puglia non può rivendicare a suo merito la riapertura dell’Aia sulla centrale termoelettrica Brindisi sud (riapertura, per la verità, già disposta nell’Aia stessa) e collegarla con la querelle su Torchiarolo, per poi ridurre ad una infinitesima percentuale la componente polveri di carbone rispetto agli sforamenti."

"Legambiente chiede al presidente della Regione Puglia di disporre immediatamente la Vas, di approntare un ben più credibili piano di risanamento ed anche di monitoraggio (e perché non si registra il Pm 2,5?): è incredibile, ad esempio, che mentre si accusano ingiustamente i cittadini di Torchiarolo e solo essi di produrre gli sforamenti, non si effettuano analisi costanti sul carbone e non si siano cercati nelle polveri indicatori incontrovertibili dell’origine della combustione da biomasse o da carbone; è altrettanto incredibile che si dica che la ricerca del isotopi radioattivi non si possa condurre sul territorio che dispone dell’attrezzatissimo centro di analisi nella Cittadella della ricerca".

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