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Giovedì, 27 Gennaio 2022
Cronaca Torchiarolo

A Torchiarolo per tre giorni le reliquie di Santa Rita da Cascia

La comunità religiosa di Torchiarolo si prepara a vivere un evento di grande preghiera: è previsto per domani 16 agosto, infatti, l'arrivo delle reliquie di Santa Rita Da Cascia. Si tratta della seconda e ultima tappa pugliese di un evento religioso organizzato dall'associazione Medjugorie del Salento

TORCHIAROLO – La comunità religiosa di Torchiarolo si prepara a vivere un evento di grande preghiera: è previsto per domani 16 agosto, infatti, l'arrivo delle reliquie di Santa Rita Da Cascia. Si tratta della seconda e ultima tappa pugliese di un evento religioso organizzato dall'associazione Medjugorie del Salento. I resti della santa “dei casi impossibili”, arriverano intorno alle 18 da Melissano e saranno esposti alla venerazione nella Chiesa Madre dalla mattina fino alle dieci di sera fino a martedì 19 agosto, poi torneranno a Cascia.

Domenica 17 alle 18 il vescono della diocesi di Lecce monsignor Domenico D'Ambrosio celebrerà la santa messa. La chiesa, il cui parroco è don Daniele Fazzi, durante l'esposizione delle reliquie verrà presidiata dalle associazioni locali che garantiranno il buon svolgimento dei pellegrinaggi dei fedeli.

Santa Rita nacque nel 1381 a Roccaporena, frazione di Cascia, da Antonio Lotti ed Amata Ferri, due pacieri di Cristo (antenati dei moderni mediatori civili) impegnati con le lotte tra guelfi e ghibellini. Il primo miracolo le viene attribuito a soli cinque giorni dalla sua nascita, si tratta del miracolo delle “api bianche”: i genitori, impegnati nella mietitura, lasciarono la neonata in una culla sotto ad un albero. Le si avvicinarono cinque api bianche, che cominciarono ad entrare e uscire dalla sua bocca ma senza pungerla, anzi, depositandole in bocca del miele. Un contadino, in un campo adiacente, si tagliò profondamente una mano con la sua falce. Preso dal panico, lasciò il posto di lavoro in cerca di cure. Passando davanti alla culla, e vedendo le api ronzare sulla bambina, cercò di scacciarle con l'arto ferito, che incredibilmente guarì.

Ragazza mite, umile, ubbidiente e ben educata, fin da giovanissima si appassionò alla famiglia Agostiniana, tanto da voler prendere i voti e da voler santa-rita-2frequentare assiduamente il monastero Santa Maria Maddalena di Cascia e la chiesa di San Giovanni Battista. Ma i genitori, come usanza dell'epoca, a 13 anni la promisero sposa a Paolo di Ferdinando Mancini, uomo violento, e dopo tre anni convolò a nozze. Dal matrimonio nacquero due gemelli: Giangiacomo Antonio e Paolo Maria. Paolo di Ferdinando Mancini si era convertito grazie a Rita, ma la loro unione venne interrotta dopo 18 anni quando Paolo venne assassinato dai suoi ex compagni.

La famiglia Mancini voleva vendetta, ma Rita no e non rivelò i nomi degli assassini, invocando il perdono. Quando vide che i suoi due figli non volevano darle retta, chiese a Dio di vederli morire piuttosto che perseguire i loro scopi sanguinari. Da lì a poco i due fratelli si ammalarono e morirono. Rimasta sola a 36 anni provò ad entrare nel monastero Agostiniano Santa Maria Maddalena, a Cascia. Ma venne rifiutata per tre volte per la sua condizione vedovile e perchè nel monastero c'era una suora imparentata con la famiglia di Paolo, offesa per la reticenza della santa. Solo dopo aver pacificato le due famiglie duellanti Rita ottenne il permesso per entrare nel monastero, nel 1407: furono i tre santi protettori Sant'Agostino, San Giovanni Battista e San Nicola da Tolentino a portarla, dallo scoglio di Roccaporena dove Rita si recava per pregare, direttamente dentro al Coro.

Nel monastero rimase fino alla su morte, sopraggiunta il22 Maggio del 1457 a 76 anni; prima di morire compì almeno altri 5 prodigi: quello della vite, ancora oggi presente all'interno del luogo di culto; quello della spina (stigmate) della corona di Cristo sulla fronte, che portò negli ultimi 15 anni della sua vita con l'eccezione del viaggio a Roma per la canonizzazione di San Nicola, quando scomparve per poi riapparire una volta tornata a Cascia; poco prima di morire, immobilizzata a letto, chiese ad una sua cugina di portarle una rosa e due fichi dalla casa paterna. Era inverno, ma i frutti c'erano e la cugina glieli portò. E la rosa divenne il simbolo ritiano per eccellenza, un'esile ed umile donna riuscita a fiorire nonostante le spine che la vita le aveva riservato, donando il buon profumo di Cristo e sciogliendo il gelido inverno di tanti cuori; il giorno della morte venne avvistato uno sciame di api nere (dette murarie) nel convento, ed ancora oggi hanno dei nidi vicino all'abero di vite; le campane suonarono da sole.

Il primo miracolo da defunta avvenne al momento di celebrare le sue esequie. Un falegname, Cicco Barbari, era da poco diventato invalido alle mani, non potendo più lavorare. Vedendo la salma di Rita, disse: “Oh, se non fossi 'struppiato', la farei io questa cassa”. Il falegname guarì immediatamente, e le suore lo incaricarono della costruzione della cassa umile. Ancora oggi si dice che ogni qualvolta Rita interceda per un miracolo il suo corpo, conservato all'interno della basilica di Santa Rita da Cascia, emani profumo di rosa.

È chiamata anche, oltre santa della Ros e santa della Spina, dal popolo santa degli impossibili vista la quantità di miracoli attribuitole.Nel1627, sotto il pontificato di Urbano VII, venne beatificata. La sua canonizzazione avvenne invece nel giubileo del 1900, con Papa Leone XIII°. Ogni anno la città di Cascia festeggia la propria santa il 22 di maggio.

“Ritengo sia un evento molto importante per la comunità religiosa di Torchiarolo, oltre che unico, e ritengo che i giovani, oggi sempre più allo sbando, debbano conoscere la vita di questa santa – spiega Nicola Serinelli, uno degli organizzatori dell'evento – spero che siano proprio i giovani a fare visita alle reliquie”.

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