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Cronaca Torchiarolo

Notte al Pronto soccorso per i fratellini scampati all'agguato: "Sparavano, l'auto era tutta rotta"

"Hanno sparato, l'auto era tutta rotta". Ha quattro anni ed è un ometto. Tiene per mano la sorellina di tre anni e le porge il suo giubbottino quando lei gli dice che ha freddo. Racconta ciò che ricorda, con l'ingenuità che solo un bambino può avere dopo in incubo del genere.

BRINDISI - “Hanno sparato, l’auto era tutta rotta”. Ha quattro anni ed è un ometto. Tiene per mano la sorellina di tre anni e le porge il suo giubbottino quando lei gli dice che ha freddo. Racconta ciò che ricorda, con l’ingenuità che solo un bambino può avere, dopo in incubo del genere.

I due fratellini, miracolosamente illesi dopo una notte di terrore,  hanno disegnato, colorato tutta la notte, presi in cura dagli infermieri del Pronto soccorso dell’ospedale Perrino di Brindisi. Sono scampati a un agguato la cui ricostruzione è ancora in parte avvolta dal mistero, hanno pazientemente atteso di riabbracciare la madre, una donna di nazionalità rom, 23 anni, ferita a una spalla da un colpo di pistola e sottoposta a un intervento per l’estrazione della pallottola.

La ricostruzione fatta dall’uomo che era alla guida, Antonio Rizzello, 24 anni, forse il bersaglio degli attentatori privi di ogni scrupolo, non convince gli investigatori. Non si comprende se il luogo in cui si sono verificati i fatti sia davvero quello indicato, la strada che da Campi Salentina conduce a Carmiano. Perché, se la sparatoria è avvenuta proprio in quel luogo, allora Rizzello, ha scelto l’ospedale Perrino di Brindisi per condurre la sua compagna in salvo? Avrebbe potuto dirigersi al nosocomio di Campi, oppure al Fazzi di Lecce, entrambi molto più vicini. E invece, con uno pneumatico bucato dagli spari, ha raggiunto Brindisi al volante della sua Opel Astra, ora sottoposta a sequestro per le indagini che il Reparto operativo di Lecce sta svolgendo con il coordinamento del pm di turno presso la procura di Lecce, Antonio Negro.

Sarebbero stati quattro i colpi di pistola sparati. A quanto ricostruito partiti da una calibro 9x21. Chi impugnava l’arma non si è lasciato scoraggiare dalla presenza dei due bambini, seduti sui sedili posteriori. Stessa identica freddezza, stesso cinismo dei killer del piccolo Domenico, 3 anni, ucciso a Palagiano nel marzo scorso insieme alla madre e al compagno.Le due storie sono contraddistinte da inquietanti analogie, a partire dai collegamenti con la criminalità del Tarantino. Rizzello, classe 1990, risulta residente nel Brindisino e ha precedenti per droga e per reati contro il patrimonio, alcuni dei quali già al vaglio della procura ionica.

Con la compagna, di etnia rom, e i due bambini vive tra il Brindisino e il Salento, tra Torchiarolo e Casalabate. E’ stata la donna l’unica a subire lesioni, per fortuna lievi. Sottoposta a un intervento chirurgico per l’estrazione della pallottola è stata giudicata guaribile in dieci giorni. E’ ricoverata in ortopedia. Appena fuori dalla sala operatoria ha chiesto dei bambini, ha voluto riabbracciarli immediatamente. Erano al sicuro, affidati ai sanitari del Pronto soccorso del Perrino i quali, una volta accertato che non avevano subito conseguenze, li hanno confortati con tutta la dolcezza possibile. Ai bimbi basta un foglio bianco e un pugno di matite colorate per lasciare che il tempo trascorra. A quell’età tutto ha l’aspetto di un gioco, anche un inseguimento nelle campagne e culminato con il rumore sordo degli spari.

Posto di controllo dei carabinieri nel BrindisinoSi sono tenuti per mano tutta la notte, senza versare neppure una lacrima. Avevano freddo, gli infermieri hanno acquistato succhi di frutta e brioche per rendere più sopportabile l’attesa, per consentire loro di lasciarsi alle spalle quanto di terrificante ha vissuto, chissà con quanta consapevolezza. Gli investigatori, nel frattempo, tentavano di definire attraverso il racconto di Rizzello, i contorni di un episodio che ancora necessita di approfondimenti. C’è qualcosa che non quadra, i fatti così come riportati dal diretto interessato, non sono poi così chiari.

La logica non supporta la scelta di recarsi a Brindisi a cercare aiuto da una zona sperduta tra Campi e Carmiano. Perché non chiamare i soccorsi? Perché non correre al nosocomio meno distante? Dove si stava recando alle due di notte una famiglia con due bimbi di quattro e tre anni? Sono interrogativi ancora privi di risposta. A far tirare il fiato c’è una sola buona notizia: il bilancio, almeno stavolta, è ben diverso da quello di Palagiano. Domenico non ha potuto dire cosa ha visto. I due fratellini sì. E potranno continuare a tenersi per mano. 

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