rotate-mobile
Martedì, 18 Giugno 2024
Cronaca Torre Santa Susanna

"Vieni che i cani non ti fanno niente", ma poi lo picchiano loro: due condanne

La pena più alta inflitta a una donna estranea al pestaggio, ma accusata di calunnia e favoreggiamento personale. La vittima malmenata anche con una mazza di ferro

BRINDISI - Aveva bussato alla loro porta chiedendo lavoro, ma è stato vittima di un pestaggio. Per questo episodio, accaduto a Torre Santa Susanna il 21 febbraio 2020, sono stati condannati padre e figlio, ma la pena più alta è stata inflitta alla moglie del primo, accusata di calunnia e favoreggiamento personale, nel tentativo di coprire le azioni del marito e del figlio. La vicenda processuale scaturita dalle indagini dei carabinieri si è chiusa, in primo grado, ieri, martedì 21 maggio 2024. Il giudice del tribunale di Brindisi Leonardo Convertini ha letto in aula il dispositivo della sentenza: un anno, un mese e dieci giorni di reclusione nei confronti di Daniele Melechì (50 anni); otto mesi per Antonio Melechì (27 anni), pena sospesa; due anni e sei mesi per Carla Carluccio (43 anni). Il giudice Convertini, inoltre, ha condannato gli imputati a risarcire la vittima, assistita dall'avvocato Domenico Attanasi. Le motivazioni saranno depositate entro 15 giorni.

La ricostruzione dell'aggressione

Il pm titolare del fascicolo, Paola Palumbo, ha qualificato la condotta di padre e figlio imputati nel reato di lesioni personali, aggravate dall'uso di un'arma, in questo caso una mazza di ferro. La vittima è un 26enne originario del Mali. Quel giorno stava girando, in bici, per le campagne torresi. Il suo racconto, richiamato nel capo d'imputazione, è stato ribadito dallo stesso durante il dibattimento. Si è avvicinato a un edificio in costruzione e ha attirato l'attenzione di due persone, Melechì padre e figlio. Cercava un lavoro, per sbarcare il lunario.

Il pestaggio con mazza di ferro

Si è sentito rivolgere la frase "vieni, entra che i cani non ti fanno niente". E così ha fatto. A quel punto, senza una ragione apparente, sarebbe cominciato il brutale pestaggio ai suoi danni. Prima uno schiaffo, poi il colpo in testa con una mazza di ferro, infine l'accanimento mentre il ragazzo era a terra. Quest'ultimo è riuscito a fuggire, in bici. Poi, all'ospedale di Francavilla Fontana, gli sono stati riscontrati un trauma cranico non commotivo con ampia ferita lacero contusa, una frattura parziale dell'incisivo. Prognosi di 20 giorni.

Il favoreggiamento e la calunnia

Carla Carluccio, invece, era accusata di aver presentato una falsa querela, sporta presso la stazione dei carabinieri di Torre. Per coprire marito e figlio, ha accusato la vittima di atti osceni e violazione di domicilio. Avrebbe, insomma, tentato di ribaltare la situazione a danni del ragazzo maliano, accusato ingiustamente di aver aggredito lui Melechì padre e figlio. E, il giorno prima, avrebbe compiuto atti osceni, mai avvenuti. Le indagini dei militari smentiranno infatti questa versione, portando alla condanna di Carluccio per favoreggiamento personale e calunnia.

Il passato di Daniele Melechì

Gli imputati sono assistiti dagli avvocati Giuseppe Miccoli e Domenico Palombella. Daniele Melechì è personaggio noto alle cronache: è stato ritenuto luogotenente del clan Bruno, organico alla Sacra Corona. All'alba del 31 marzo 2008 venne arrestato insieme ad altre 23 persone, nell'ambito dell'operazione "Canali". Gli allora indagati erano accusati, a vario titolo, di associazione mafiosa, traffico di stupefacenti, contrabbando, armi ed estorsioni. Nel marzo 2014 Melechì venne condotto in carcere per scontare il residuo di pena legato a quell'operazione.

Rimani aggiornato sulle notizie dalla tua provincia iscrivendoti al nostro canale whatsapp: clicca qui.

Si parla di

In Evidenza

Potrebbe interessarti

"Vieni che i cani non ti fanno niente", ma poi lo picchiano loro: due condanne

BrindisiReport è in caricamento