Sabato, 12 Giugno 2021
Cronaca

Torre Santa Susanna, una proposta per far rinascere il feudo dei boss

Il bene confiscato alla famiglia Bruno e inutilizzato da anni potrebbe essere gestito da una organizzazione non governativa con sede a Macerata

TORRE SANTA SUSANNA - Per anni è stato simbolo del potere illegale del clan Bruno a Torre Santa Susanna e dintorni. Adesso potrebbe tornare a nuova vita, dopo che per anni in seguito alla confisca è stato inutilizzato, gestito da una organizzazione non governativa con sede a Macerata. Il Comune di Torre Santa Susanna, infatti, con delibera numero 28 del 10 marzo 2021 ha dato avvio a una procedura a evidenza pubblica, relativo alla masseria Pezza Viva e a 60 ettari di terreni, per l'individuazione di un soggetto proponente in relazione all'avviso pubblico "Dal bene confiscato al bene riutilizzato: strategie di comunità per uno sviluppo responsabile e sostenibile", del Programma operativo regionale (Por Puglia) 2014 - 2020. E' giunta una sola proposta, quella del Gus - Gruppo umana solidarietà "Guido Puletti", presentata il 19 aprile 2021. Per quanto riguarda la graduatoria di merito, approvata il 12 maggio, la Ong ha ottenuto un punteggio pari a 82, più del necessario perché l'offerta venga ritenuta idonea. Adesso si dovranno svolgere dei controlli, in ottemperanza alle leggi vigenti. Poi, se questi controlli andranno a buon fine, l'immobile potrà essere affidato alla "Guido Puletti". E tornare a nuova vita.

La masseria di contrada Pezza Viva (da non confondere con l'omonima azienda agricola, completamente estranea alle vicende) è stata per anni uno dei simboli del potere della famiglia Bruno sul territorio torrese. Prima sequestrata, poi confiscata, dal 2015 è stata affidata in gestione al Comune di Torre Santa Susanna dall'Anbsc (Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata). E dal 2015 questo bene dal valore di cinque milioni di euro giace inutilizzato, abbandonato, insieme a quasi 60 ettari di terreno. Un bando per la raccolta delle olive indetto tre anni fa dal Municipio andò deserto. Un passo indietro: è il 2014, i beni della famiglia Bruno sono confiscati definitivamente. Tra questi c'è una costruzione del XVI secolo, una masseria che insieme ai terreni vale cinque milioni di euro. L'origine dei Bruno è pastorale, loro alla terra ci hanno sempre tenuto. E ci sono 60 ettari di terreno: vigneti, uliveti e campi di grano. Insomma, un bel colpo per lo Stato. Passa un anno e l'Anbsc (Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata) decide di affidarli ai Municipi di competenza. E' un vero latifondo: i comuni in cui ricadono i terreni sono quattro: Mesagne, Oria, San Pancrazio e, per l'appunto, Torre Santa Susanna. Due Comuni accettano con entusiasmo l'onere e l'onore di capire come sfruttare beni e terreni. Oria e Torre Santa Susanna prendono tempo, trenta giorni. Proprio a Torre spetta la fetta più grossa: la masseria e quasi 60 ettari. Il Comune di Torre aveva "altri progetti". E in effetti, anche se dopo anni, ha colto l'opportunità con l'avviso pubblico della Regione.

Ma cosa dice l'avviso pubblico della Regione? Che gli immobili confiscati nella disponibilità dei Comuni pugliesi possono ottenere finanziamenti fino a un milione di euro per la riqualificazione. E ancora: le proposte progettuali candidabili a finanziamento devono interessare interventi funzionali al riuso sociale dei beni. Gli ambiti tematici sono: iniziative per la produzione di beni ed erogazione di servizi in favore delle fasce marginali; riutilizzo di fabbricati rurali con annesso terreno per lo svolgimento di attività legate all'agricoltura sociale; recupero funzionale di alloggi da destinare a progetti pilota per percorsi di vita indipendente rivolti a disabili; interventi di cittadinanza sociale; tutela e valorizzazione del territorio; attività di co-working solidale per nuove esperienze autonome e produttive di lavoro. Chi propone un progetto deve garantire formalmente che la destinazione del bene sia senza scopo di lucro e che non sia previsto alcun onere diretto a carico dei fruitori dei beni e servizi forniti. Le proposte sono candidabili a finanziamento sino ad un massimo di un milione di euro. Il soggetto proponente può presentare una sola proposta progettuale la quale deve riguardare un unico bene confiscato o un complesso di più beni confiscati fisicamente e strutturalmente integrati o integrabili ai fini della realizzazione dell’intervento. E questo è il caso della masseria Pezza Viva e dei suoi terreni. Inoltre, il soggetto proponente deve assicurare e fornire evidenza del rispetto dei principi di partecipazione e di coinvolgimento del partenariato economico e sociale. Il bando è "a sportello" con scadenza il 31 maggio 2021. Adesso ci sono possibilità concrete per il riutilizzo del bene confiscato al clan Bruno. Sarebbe una vittoria delle Istituzioni e della società contro il clan di Torre Santa Susanna, che ha marcato gli anni bui del paese.

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