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Cronaca

Traffico di clandestini: padre e figlio in silenzio davanti al gip

Facoltà di non rispondere per Antonio e Cosimo Massaro, di Brindisi. L’acquisto di natanti in disuso della Finanza destinato a società del Montenegro

BRINDISI – Padre e figlio, di Brindisi, arrestati con identica accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina hanno opposto il silenzio davanti al gip: Antonio Massaro, alias Uccio Tarzan, 62 anni, e Cosimo Massaro,  35, hanno deciso di avvalersi della facoltà di non rispondere.

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Le accuse

Per gli indagati, entrambi difesi dall’avvocato Luca Leoci, ai domiciliari dallo scorso giovedì, l’interrogatorio è stato fissato per la mattinata di oggi, per rogatoria, a Brindisi, essendo la competenza del giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Lecce. Al momento nessuna replica rispetto alle contestazioni mosse nell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Michele Toriello su richiesta del pubblico ministero della Direzione distrettuale antimafia. Gravi indizi di colpevolezza sono le intercettazioni telefoniche e ambientali, ma sul piano degli addebiti c’è stato un distinguo tra il pubblico ministero e il gip.

Secondo il pm, padre e figlio, assieme a Cosimo Calò, Marco Calò, Francesco Calamo, Giovanni Carabotti, Giovanni Maiorano, Giovanni Marciano, Antonio Natola e Antonio Prudentino, avrebbero fatto parte di un’associazione per delinquere “assieme ad altri soggetti non ancora identificati”, allo scopo di “commettere più delitti finalizzati al favoreggiamento – allo scopo di profitto – dell’immigrazione illegale di stranieri nel territorio dello Stato dalle coste dell’Albania e della Grecia”. Antonio Massaro avrebbe rivestito un ruolo di primo piano, mentre al figlio sarebbe stata affidata l’incombenza di monitorare i mezzi della Finanza in mare, attraverso una rete di vedette. Il gip non ha ravvisato la sussistenza di indizi sufficienti per sostenere l’esistenza del sodalizio: “L’accordo era destinato ad esaurirsi all’esito di ogni singolo illecito di volta in volta posto in essere”, si legge nell’ordinanza di arresto ai domiciliari.

Le società e le imbarcazioni

Le indagini condotte dai finanzieri del Nucleo di polizia tributaria di Lecce, della sezione operativa navale di Otranto e dello Scico di Roma hanno accertato anche che Cosimo Calò, ostunese, 72 anni, finito ai domiciliari, “disponeva di basi logistiche e finanziarie in territorio albanese”. A lui e al figlio Marco, rimasto a piede libero, “era riconducibile l’amministrazione della società Tecno Marine Service”.

Secondo l’accusa, l’ostunese “palesandosi come reale dominus di quella società, è apparso avere rilevanti interessi economici con riferimento all’acquisizione in territorio nazionale di natanti, successivamente venduti ad aziende del Montenegro”. Tra gli acquirenti, nel provvedimento di custodia cautelare, sono stati menzionati: la società Marina di Zalenika, il cui amministratore unico sarebbe stato Nedeljko Banicevic, alias Nesso e una società amministrata da Zeljko Kovinic.

Le imbarcazioni, stando agli accertamenti, sarebbero state acquistate da Cosimo Calò attraverso la “partecipazione a procedure di aggiudicazione  di natanti già appartenuti alla flotta navale della Guardia di Finanza, poi dichiarati fuori uso per normale usura. Calò avrebbe partecipato “direttamente oppure interponendo terze persone come Giovanni Marciano, indagato a piede libero nella stessa inchiesta, e la Monte Marine Yachting, quando la srl di diritto albanese è stata formalmente diffidata a contrarre ulteriormente con la Finanza”.

Almeno due sono state le aggiudicazioni, a seguito di versamenti: uno di 4.500 euro e l’altro di 3.505 euro, effettuati il 12 giugno 2014. In tal modo sono state acquistate due unità navali, la V 5813 a Vibo Valentia e la V 5818 a Taranto. Una delle due, stando alle indagini, è stata venduta a un cliente del Montenegro al prezzo di 7.300 euro.

Secondo il gip “il compendio indiziario rileva inequivocabilmente che nessuna delle imbarcazioni delle quali la Tecno Marine Service ha ottenuto la disponibilità è stata impiegata per gli illeciti trasporti di migranti, essendo piuttosto in presenza di attività di acquisito e rivendita allo scopo di lucrare il profitto consistente nella differenza tra il prezzo di acquisto e quello di vendita”. Per questo motivo il giudice per le indagini preliminari ha rigettato le richieste di sequestro preventivo avanzate dal pubblico ministero del capitale sociale e del compendio aziendale delle Tecno Marine Service e dei salti attivi dei conti correnti riconducibili a Calò.

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