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Traffico di droga dall’Albania: chiesto il processo per dieci brindisini

Dopo il blitz del 30 giugno scorso, i pm della Dda di Lecce confermano le accuse: “Promotore Contestabile, uomo di fiducia Fioretti”. Riesumate le vecchie rotte del contrabbando di bionde

BRINDISI – I pm della Direzione distrettuale antimafia di Lecce, a conclusione dell’inchiesta chiamata Griko, sull’esistenza di un traffico di droga tra le coste di Brindisi e quelle dell’Albania, hanno confermato le accuse mosse inizialmente. E hanno chiesto il processo per dieci brindisini, ritenuti appartenenti a un’associazione per delinquere che avrebbe operato riesumando le vecchie rotte del contrabbando di bionde ai tempi di Marlboro city.

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Gli imputati

La richiesta di rinvio a giudizio: Gianfranco Contestabile, di Brindisi, 49 anni, detenuto nella casa circondariale di Lecce; Rosario Fioretti, di Brindisi, 70 anni; agli arresti domiciliari; Giuseppe, detto Pino, De Simone, di Brindisi, 68 anni; agli arresti domiciliari; Andrea Esposito, di Brindisi, 53 anni, agli arresti domiciliari; Luca Sabetta, di San Pietro Vernotico, 38 anni, agli arresti domiciliari; Damiano Libardo, di Brindisi, 70 anni, sottoposto all’obbligo di dimora; Shefik Musho, nato in Albania e residente ad Arezzo, 33 anni, detenuto nella casa circondariale di Lecce; Attilio Di Bello, di Brindisi, 57 anni, agli arresti domiciliari; Leonard Bufi, nato in Albania ma residente a Lecce, 36 anni; Emilian Bufi, nato in Albania ma residente a Lecce, 31 anni, agli arresti domiciliari.

L’udienza preliminare è stata fissata con decreto firmato dal gup del Tribunale di Lecce, Vincenzo Brancato, lo scorso 7 novembre, ed è stato notificato agli avvocati difensori nei giorni scorsi. Si svolgerà nell’aula bunker del carcere di Borgo San Nicola, a Lecce. Il collegio difensivo è composto dagli avvocati: Cosimo Luca Leoci, Francesco Cascione, Paola Giurgola, Maria Gabriella Mastrolia, Gianvito Lillo, Ladislao Massari e Pantaleo Cannoleta.

Le accuse e i ruoli

Secondo i pubblici ministeri Guglielmo Cataldi e Valeria Farina Valaori, ruolo di primo piano sarebbe stato assunto dal brindisino Gianfranco Contestabile, il quale avrebbe “diretto e organizzato il sodalizio finalizzato  al trasporto via mare della marijuana, per l’ingresso sul territorio italiano” in contatto diretto con gli albanesi. A Contestabile avrebbe fatto diretto riferimento, in quanto “uomo di fiducia” Rosario Fioretti, “presente ai punti di sbarco della droga”; partecipe nel ruolo di “fornitore del gommone e del motore, Giuseppe De Simone, incaricato di occuparsi del rifornimento di benzina; Andrea Esposito avrebbe assicurato il trasporto e lo stoccaggio della sostanza stupefacente; Luca Sabetta, anche questi ritenuto uomo di fiducia di Contestabile; Damiano Libardo, chiamato anche quando “l’approvvigionamento non andava a buon fine”. E ancora, sempre seguendo l’organigramma tracciato dalla procura, Attilio Di Bello, avrebbe avuto un ruolo in seno all’associazione come “scafista”, mentre gli albanesi Shefik Muho e i fratelli Emilian e Leonard Bufi sarebbero stati i “referenti in loco dei fornitori” del Paese delle Aquile.

Gli arresti

Gli arresti risalgono al 30 giugno scorso, quando scattò il blitz dei militari della Guardia di Finanza, gli stessi che scoprirono un villino pieno di droga sulla provinciale San Vito dei Normanni-Latiano la sera del 4 agosto 2016: c’erano 70 chili di marijuana, più un mitragliatore da guerra con 119 cartucce. In quella occasione venne arrestato un albanese considerato il custode del carico, Seli Dajo. L’immobile era in uso a Spiridione Baldacci, alias Spiros il greco, la cui posizione è stata stralciata dopo essere stato destinatario dell’ordinanza di custodia.

Fonti di prova sono costituite da una serie di intercettazioni ambientali e telefoniche, assieme ai servizi tradizionali costituiti da lunghe osservazioni e prima ancora da pedinamenti.  “Prove granitiche di responsabilità”, secondo il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Lecce Carlo Cazzella che firmò le richieste di arresto avanzate dai due sostituti procuratori.

Gli sbarchi

Nel corso delle indagini sono stati ricostruiti gli sbarchi nei pressi di Torre Guaceto e Torre Santa Sabina, sino ad arrivare alla contestazione legata all’esistenza di un sodalizio finalizzato al narco traffico. Nel corso dell’inchiesta, i finanzieri hanno arrestato anche Luca Sabetta, il 10 novembre 2016, per “detenzione di 386 chili di droga, scoperti in un deposito di contrada Bellanova, nel comune di San Pietro Vernotico. In almeno un’occasione il trasporto non andò a buon fine a causa delle avverse condizioni meteo, con naufragio dell’imbarcazione affidata ad Attilio Di Bello.
 

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