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Traffico di droga dall’Albania: processo in abbreviato per dieci brindisini

Accuse confermate: “Promotore Contestabile, uomo di fiducia Fioretti”. Riesumate le rotte del contrabbando di bionde

BRINDISI – I pm della Direzione distrettuale antimafia di Lecce hanno ottenuto il processo per dieci brindisini a conclusione dell’inchiesta chiamata Griko, sull’esistenza di un traffico di droga tra le coste di Brindisi e quelle dell’Albania. Gli imputati sono accusati di aver fatto parte di un’associazione per delinquere che avrebbe operato riesumando le vecchie rotte del contrabbando di bionde ai tempi di Marlboro city. Hanno optato per il rito abbreviato, puntando sulla riduzione di un terzo della pena, in caso di condanna.

I finanzieri sul motoscafo albanese

L’udienza preliminare

Il rinvio al giudizio del Tribunale è stato disposto dal gup nei confronti di: Gianfranco Contestabile, di Brindisi, 49 anni, detenuto nella casa circondariale di Lecce; Rosario Fioretti, di Brindisi, 70 anni; agli arresti domiciliari; Giuseppe, detto Pino, De Simone, di Brindisi, 68 anni; agli arresti domiciliari; Andrea Esposito, di Brindisi, 53 anni, agli arresti domiciliari; Luca Sabetta, di San Pietro Vernotico, 38 anni, agli arresti domiciliari; Damiano Libardo, di Brindisi, 70 anni, sottoposto all’obbligo di dimora; Shefik Musho, nato in Albania e residente ad Arezzo, 33 anni, detenuto nella casa circondariale di Lecce; Attilio Di Bello, di Brindisi, 57 anni, agli arresti domiciliari; Leonard Bufi, nato in Albania ma residente a Lecce, 36 anni; Emilian Bufi, nato in Albania ma residente a Lecce, 31 anni, agli arresti domiciliari.

L’udienza preliminare si è svolta nella mattinata di ieri, 20 febbraio 2018, nell’aula bunker del carcere di Borgo San Nicola, a Lecce. Il collegio difensivo è composto dagli avvocati: Cosimo Luca Leoci, Francesco Cascione, Paola Giurgola, Maria Gabriella Mastrolia, Gianvito Lillo, Ladislao Massari e Pantaleo Cannoleta.

Le accuse e i ruoli

Secondo i pubblici ministeri Guglielmo Cataldi e Valeria Farina Valaori, ruolo di primo piano sarebbe stato assunto dal brindisino Gianfranco Contestabile, il quale avrebbe “diretto e organizzato il sodalizio finalizzato  al trasporto via mare della marijuana, per l’ingresso sul territorio italiano” in contatto diretto con gli albanesi. A Contestabile avrebbe fatto diretto riferimento, in quanto “uomo di fiducia” Rosario Fioretti, “presente ai punti di sbarco della droga”; partecipe nel ruolo di “fornitore del gommone e del motore, Giuseppe De Simone, incaricato di occuparsi del rifornimento di benzina; Andrea Esposito avrebbe assicurato il trasporto e lo stoccaggio della sostanza stupefacente; Luca Sabetta, anche questi ritenuto uomo di fiducia di Contestabile; Damiano Libardo, chiamato anche quando “l’approvvigionamento non andava a buon fine”. E ancora, sempre seguendo l’organigramma tracciato dalla procura, Attilio Di Bello, avrebbe avuto un ruolo in seno all’associazione come “scafista”, mentre gli albanesi Shefik Muho e i fratelli Emilian e Leonard Bufi sarebbero stati i “referenti in loco dei fornitori” del Paese delle Aquile.

Il motoscafo con la droga sequestrato dalla Finanza

Gli arresti

Gli arresti risalgono al 30 giugno 2017, quando scattò il blitz dei militari della Guardia di Finanza, gli stessi che scoprirono un villino pieno di droga sulla provinciale San Vito dei Normanni-Latiano la sera del 4 agosto 2016: c’erano 70 chili di marijuana, più un mitragliatore da guerra con 119 cartucce. In quella occasione venne arrestato un albanese considerato il custode del carico, Seli Dajo. L’immobile era in uso a Spiridione Baldacci, alias Spiros il greco, la cui posizione è stata stralciata dopo essere stato destinatario dell’ordinanza di custodia.

Fonti di prova sono costituite da una serie di intercettazioni ambientali e telefoniche, assieme ai servizi tradizionali costituiti da lunghe osservazioni e prima ancora da pedinamenti.  “Prove granitiche di responsabilità”, secondo il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Lecce Carlo Cazzella che firmò le richieste di arresto avanzate dai due sostituti procuratori.

Gli sbarchi

Nel corso delle indagini sono stati ricostruiti gli sbarchi nei pressi di Torre Guaceto e Torre Santa Sabina, sino ad arrivare alla contestazione legata all’esistenza di un sodalizio finalizzato al narco traffico. I finanzieri arrestarono  anche Luca Sabetta, il 10 novembre 2016, per “detenzione di 386 chili di droga, scoperti in un deposito di contrada Bellanova, nel comune di San Pietro Vernotico. In almeno un’occasione il trasporto non andò a buon fine a causa delle avverse condizioni meteo, con naufragio dell’imbarcazione affidata ad Attilio Di Bello.
 

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