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Traffico di droga, dopo condanna lascia il carcere: affidato ai servizi sociali

Antonio Bonetti, 39 anni, libero su ordinanza del Tribunale di Sorveglianza: “Estraneo alla criminalità”

BRINDISI – Scarcerato per essere affidato ai servizi sociali, dopo la condanna in via definitiva a sei anni, nove mesi e 10 giorni per droga, dopo l’inchiesta Game Over della Dda: Antonio Bonetti, 39 anni, di San Pietro Vernotico, ha lasciato la casa circondariale di Brindisi, su ordinanza del Tribunale di Sorveglianza di Lecce, al quale il difensore Donata Perrone aveva depositato istanza.

La decisione

BONETTI AntonioIl collegio presieduto da Silvia Dominioni ha accolto il ricorso discusso dalla penalista evidenziando “il definitivo allontanamento da contesti devianti e, ancor di più, dalla criminalità organizzata”. I giudici hanno riconosciuto l’effettivo allontanamento “già nel corso delle indagini, come dimostrerebbero alcune conversazioni intercettate, indicative del fatto che Bonetti (foto accanto) avesse preso le distanze”.

Il difensore, inoltre, aveva sottolineato per Bonetti, la possibilità ad essere assunto come operaio alle dipendenze di una cooperativa che si occupa di costruzioni e manutenzione di impianti elettrici. E, in sede di discussione, aveva anche ricordato la regolarità del comportamento inframurario e l’adesione alle attività trattamentali.

Il ricorso della difesa

L’avvocato Perrone (nella foto in basso) già in sede di ricorso al Tribunale del Riesame, all’indomani dell’esecuzione dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere, ottenne l’annullamento in relazione all’accusa mossa dalla Dda salentina secondo cui il brindisino avesse fatto parte di un’associazione di stampo mafioso, impegnata nel traffico di droga. Il pubblico ministero non ha proposto appello. In Cassazione, la stessa penalista ottenne l’annullamento dell’accusa di estorsione, aggravata dal metodo mafioso.

Nel frattempo, la questura di Lecce ha rappresentato di non disporre di specifiche informazioni sul suo conto e in particolare di elementi da cui desumere eventuali collegamenti con la criminalità organizzata.

L’Antimafia

avvocato donata perrone-2La Dna, invece, ha evidenziato che “non vi è stata alcuna collaborazione da parte del condannato e che questa sarebbe stata possibile e utile, tenuto conto del suo ruolo di spacciatore al minuto”.

Tenuto conto di quanto ricostruito dalla penalista il collegio ha ritenuto di “poter concedere la più ampia misura invocata, nonostante la presa di posizione della Dna” perché non sono emersi elementi significativi di un persistenze collegamento con sodalizi criminali. Quanto poi all’indicazione della Dna sulla possibile collaborazione, il riferimento è stato definito dal Tribunale di sorveglianza “alquanto generico, non solo perché non specifica gli ambiti, ma soprattutto perché non si comprende quale contributo Bonetti avrebbe potuto dare sull’organigramma e sulle attività del clan” visto che il ruolo è stato ricondotto a “semplice spacciatore” alle “dipendenze di due persone”.

La prognosi di affidabilità

Il Tribunale ha pesato in termini positivi sul piatto della bilancia, da un lato il fatto che “la vicenda penale in esame, oltre che risalente nel tempo, appare sostanzialmente unica, dall’altra che il sostegno familiare e l’opportunità lavorativa, costituiscono validi incentivi perché lo stesso rifletta in maniera adeguata sulla portata e sulle conseguenze del suo comportamento e rispetto alla misura, sulla necessità di conformarsi alle prescrizioni dell’ordinamento, nell’interesse suo, oltre che della collettività”.

In conclusione, i giudici hanno espresso una “prognosi di affidabilità” e dato il via libera alla sua scarcerazione, ordinando l’affidamento in prova ai servizi sociali, come chiesto dalla difesa.

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