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Traffico di droga, sequestro di beni per sei milioni: anche una macelleria

Sigilli a un punto vendita di San Pietro Vernotico riconducibile a Fabio Rizzo, arrestato con l’accusa di essere federato al presunto clan Tornese di Monteroni

SAN PIETRO VERNOTICO  - Società, beni immobili, negozi, conti correnti, per un valore di sei milioni di euro. Tutto sotto sequestro nell’inchiesta della Dda di Lecce sui gruppi ritenuti federati al presunto clan Tornese: anche una macelleria aperta a San Pietro Vernotico, riconducibile a Fabio Rizzo, 48 anni, arrestato agli inizi di luglio con l’accusa di associazione finalizzata al traffico di droga ed estorsioni, aggravate dal metodo mafioso.

Il palazzo di giustizia di Lecce

La macelleria

Il punto vendita rientra nell’elenco delle disponibilità bloccate questa mattina dai carabinieri del Ros e del Comando provinciale di Lecce, in esecuzione del decreto di sequestro preventivo firmato dal giudice per le indagini preliminari del del Tribunale salentino, ai sensi dell’articolo 240 bis del Codice di procedura penale, su richiesta dei pubblici ministeri della Direzione Distrettuale Antimafia. La misura reale segue quella personale eseguita il 2 luglio scorso oltre che nei confronti di Rizzo, a carico di  Saulle Politi e Davide Quintana, coinvolti nell’inchiesta chiamata Labirinto.

L’inchiesta della Dda

Le indagini hanno riguardato 30 persone accusate, a vario titolo, di aver fatto parte di “due sodalizi criminali federati al clan Tornese di Monteroni di Lecce  capeggiati da Vincenzo Rizzo e Saulle Politi, dediti al traffico internazionale e spaccio di sostanze stupefacenti, detenzione e porto abusivo di armi, estorsione e danneggiamento con l’aggravante del metodo mafioso”.

L’inchiesta costituisce il seguito  di indagini delegate al Ros su  interessi economici del sodalizio di stampo mafioso denominato clan Padonavo, gruppo che secondo l’accusa sarebbe guidato in tandem da Angelo Padovano e Roberto Parlangeli, fino al momento del loro arresto, avvenuto con il blitz Baia Verde, nel 2014.  In questo contesto, i carabinieri avevano evidenziato “l’ascesa di Davide Quintana”, la cui posizione è stata approfondita con l’inchiesta Labirinto che ha coinvolto Fabio Rizzo, considerato “protagonista e partecipe del sodalizio, nonché  consigliere e soggetto attivo nel settore del traffico di stupefacenti”.

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I redditi e il patrimonio

“Gli accertamenti patrimoniali hanno documentano la disponibilità diretta o indiretta da parte degli indagati di un considerevole patrimonio economico non giustificato dall’entità dei redditi dichiarati e ritenuto alimentato dagli introiti delle attività illecite emerse nel corso delle indagini”, si legge nel provvedimento del gip. 

Il valore complessivo  - stimato  - dei beni sequestrati ammonta a sei milioni di euro: 14 società/imprese individuali con relativo compendio aziendale, tre  immobili, 14 veicoli 38 rapporti finanziari e bancari attivi.

A Saulle Politi sarebbero riferibili “ diverse società, tra le quali la “Funny slot srl” gestita dal fratello Francesco, con unità locali a Trepuzzi, Carmiano  e Monteroni”. La srl operante nel settore delle scommesse on line, giochi e sale slot. Sotto sequestro anche il bar “Caffè alla Romana” e l’impresa di commercio all’ingrosso di caffè “Politi Caffè” di Monteroni di Lecce.

A Fabio Rizzo  sarebbero “riconducibili società operanti nel settore della distribuzione di carni e alimentari in genere, tra le quali la “Carni e più srls” con sede a Lizzanello  e con un punto vendita presso un supermercato a San Pietro Vernotico”. A Davide Quintana sarebbero riferibili  la “Ittica Gallipoli srls,  la  “Mr. Poldo società cooperativa con sede a Gallipoli”. Bloccati tutti i conti correnti bancari e postali, nonché le polizze assicurative.

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