Tragedia Aventis, il calvario della vedova: in ospedale nessuno aveva il coraggio di dirle la verità

BRINDISI – Un dramma nel dramma. Nessuno ha avuto il coraggio di dire alla moglie di Cosimo Manfreda, l’operaio 45enne morto nell’esplosione del serbatoio della Sanofi Aventis, ex Lepetit, che il marito era deceduto. Nel Pronto soccorso dell’ospedale Perrino nessuno “sa” niente. “Dov’è mio marito, mi hanno detto che è qui, ditemi come sta?”. Sono le 13.41 quando la signora Manfreda, giunge nell’astanteria del Pronto soccorso. Arriva proprio nel momento in cui un infermiere porta fuori una barella con sopra un paio di pantaloni da lavoro, una camicia, una canottiera. Indumenti intrisi di sangue appartenuti ad uno dei feriti. “Non sappiamo – risponde una delle addette alla ricezione -, suo marito non è arrivato qua, non sappiamo niente”.

Cosimo Manfreda, la vittima

BRINDISI – Un dramma nel dramma. Nessuno ha avuto il coraggio di dire alla moglie di Cosimo Manfreda, l’operaio 45enne morto nell’esplosione del serbatoio della Sanofi Aventis, ex Lepetit, che il marito era deceduto. Nel Pronto soccorso dell’ospedale Perrino nessuno “sa” niente. “Dov’è mio marito, mi hanno detto che è qui, ditemi come sta?”. Sono le 13.41 quando la signora Manfreda, giunge nell’astanteria del Pronto soccorso. Arriva proprio nel momento in cui un infermiere porta fuori una barella con sopra un paio di pantaloni da lavoro, una camicia, una canottiera. Indumenti intrisi di sangue appartenuti ad uno dei feriti. “Non sappiamo – risponde una delle addette alla ricezione -, suo marito non è arrivato qua, non sappiamo niente”.

“Ma come – replica in preda ad una forte ansia la donna -, mi hanno detto che è ferito ed è stato portato qua. Madonna santa, come è possibile? Ditemi dove sta mio marito”. Incredibile. Nessuno ha il coraggio di dirle che il marito è morto e si trova nella camera mortuaria. “Forse è stato portato direttamente al Centro ustionati, conviene andare lì”, le viene suggerito. Nella sala del Pronto soccorso tutti sanno che il poveretto è deceduto. Ma tutti si guardano bene dall’accompagnare la sventurata in una qualche stanza e comunicarle che il marito non c’è più.

La donna e le figlie si allontanano. Raggiungono il Reparto Grandi ustionati. “No, non è qui, chiedete giù”. Il calvario di queste poverette continua. Vagano chiedendo notizie a tutti quelli che portano addosso un camice. La moglie grida, si dispera. “Mi dovete dire che fine ha fatto mio marito”. Sono le 14.45. “Signora – sono arrivata adesso, non so dirle niente”, le dice un’infermiera.

Alla 14.47 un poliziotto la fa entrare nel suo ufficio. Dall’esterno si sente un grido. “Non è vero, ditemi che non è vero. Aiutatelo, fate qualcosa”. Per Cosimo Manfreda ormai non c’è più niente da fare da un paio di ore. Un parente minaccia un cameraman di Telerama. Non vuole che riprenda la donna in quelle condizioni. “E’ stato un anno terribile - racconta -. Poco prima di Natale è morto un nostro cugino. Un altro nei giorni scorsi è stato coinvolto in un incidente dalle parti di Fasano mentre era in moto ed ora è in coma. Si temeva che morisse ma sta migliorando”.

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“Gesù  fai un altro miracolo – invoca tra le lacrime la signora Manfreda -, ti prego fai un altro miracolo, fai tornare qui Cosimo”. In pochi minuti l’astanteria si riempie di parenti della vittima. Tutti vogliono sapere, nessuno si rassegna alla tragica fine del loro congiunto. “Berlusconi pensa solo ai suoi soldi – dice un altro parente, due grossi orecchini, poggiato al muro esterno del Pronto soccorso -. Non pensa a questa povera gente che per portare a casa il pane lavora in condizioni disastrose e muore”.

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