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Tragedia della strada, assoluzione in Appello per la morte di Nerone

La Corte conferma la sentenza del Tribunale per i due imputati accusati di omicidio colposo dopo l'incidente in cui perse la vita Filippo Leo, dipendente Aspica. Era alla guida dell'auto di servizio, sull'asfalto c'era una macchia d'olio lasciata da un autocarro. Il dramma il 5 maggio 2008

BRINDISI – Assoluzione anche in Appello per i due imputati accusati di omicidio colposo nove anni fa, in seguito all’incidente stradale in cui perse la vita Filippo Leo, dipendente dell’Aspica, conosciuto dai colleghi con il nome di Nerone. Aveva 44 anni.

Per quella tragedia, avvenuta la mattina del 5 maggio 2008, lungo la strada che collega Brindisi a Tuturano, in contrada Masseriola, questa sera è arrivata la pronuncia della Corte di Lecce. Il collegio dopo aver disposto la rinnovazione dell’istruttoria dibattimentale con l'ascolto del perito e di un ispettore di polizia, è arrivato alla stessa conclusione del Tribunale di Brindisi nei confronti di Erminio Mignini e Antonio Nuzzo: “Il fatto non sussiste”, secondo i giudici (presidente Nicola Lariccia, estensore Silvana Botrugno, a latere Francesco Aliffi), così come avevano sostenuto gli avvocati difensori Daniela Faggiano e Paola Giurgola. Assoluzione era stata invocata anche del procuratore generale che aveva appellato al pari del pubblico ministero titolare dell’inchiesta.

Al centro del processo e quindi dell’accertamento delle condotte contestate agli imputati, una macchia d’olio sull’asfalto: Leo era alla guida di una Fiat 600, auto della società Aspica che all’epoca gestiva il servizio di raccolta dei rifiuti nel capoluogo. Altre due vetture rimasero coinvolte, i conducenti furono feriti. Per il dipendente dell’Aspica non ci fu niente da fare: Nerone trovò la morte.  Omicidio colposo, secondo la Procura che ottenne il processo al quale parteciparono come parti civili i familiari della vittima, rappresentati in giudizio dagli avvocati Gianvito Lillo, Vito Epifani e Marcello Tamburini. I penalisti hanno anticipato la volontà di ricorrere in Cassazione, una volta depositate le motivazioni della Corte.

Nuzzo finì sotto processo in qualità di conducente del mezzo  che perse olio, Mignini come legale rappresentante della società Marimec nella cui officina vennero eseguiti i lavori di “smontaggio e rimontaggio dalla staffa di supporto sull’albero di trasmissione”. Nuzzo, secondo l’accusa, “ritirato l’autocarro”, si sarebbe “avveduto del forte rumore dell’albero di trasmissione” ma “ometteva di fermarsi immediatamente in violazione del Codice della Strada e percorreva la strada provinciale 79 in direzione di Tuturano provocando la fuoriuscita del liquido oleoso sul quale passa la Fiat 600  condotta da Leo che così sbandava e si scontrava con una Ford Focus proveniente dalla direzione opposta”. Mignini “ometteva – secondo la Procura – per negligenza e imperizia di accertare che la riparazione fosse stata effettuata a regola d’arte, con stabile avvitamento dei due bulloni alla staffa sostenente il semialbero”.

Responsabili civili nel processo: Piemontese assicurazioni spa, rappresentata dall’avvocato Domenico Lenzi e la Secom srl rappresentata dall’avvocato Massimo Manfreda.

Sette mesi dopo, morì il figlio di Filippo Leo, in un incidente stradale in via provinciale per Lecce.

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